sabato 22 agosto 2015

All.nr.289) TUTTI I MORTI DELL'ING. A VADO (oltre 400), SARO' STRANO IO MA OGNI VOLTA CHE LO LEGGO M'INCAZZO !

All.nr.289) TUTTI I MORTI DELL'ING. A VADO (oltre 400), SARO' STRANO IO MA OGNI VOLTA CHE LO LEGGO M'INCAZZO !

Cronaca

Tutti i morti dell'Ingegnere a Vado


IL PM DI SAVONA DICHIARA CHE TRA IL 2000 ED IL 2007 LA CENTRALE TIRRENO POWER HA CAUSATO 450 VITTIME. PANORAMA IN EDICOLA RIVELA I DETTAGLI DELL'INCHIESTA CHE FA TREMARE LA SORGENIA, SOCIETÀ DELLA FAMIGLIA DE BENEDETTI - L'INCHIESTA DI PANORAMA
19 FEBBRAIO 2014






Vado Ligure: la centrale che uccide
– Credits: Getty Images
Il procuratore di Savona Francantonio Granero ha affermato che la centrale di Vado Ligure di Tirreno Power, società energetica partecipata da Sorgenia, della famiglia De Benedetti dal 2007 al 2011, ha causato 400 decessi e 2 mila ricoveri.
Panorama, in edicola da domani giovedì 20 febbraio, pubblica in esclusiva i dati della consulenza tecnica dei tre specialisti incaricati dalla Procura di Savona per stabilire gli effetti delle emissioni della centrale a carbone sull'ambiente e sulla salute dei cittadini. Secondo il pool di specialisti tra il 2000 e il 2007 sarebbero 442 i decessi, mentre sono stati 2.683 (di cui 586 bambini) i ricoveri per malattie cardiorespiratorie e cardiache relativi al periodo compreso tra il 2005 e il 2012 e direttamente riconducibili all'attività della centrale
Questo il pezzo dell'ottobre 2013 con il quale Panorama portò alla luce l'inchiesta sulle morti sospette di Vado
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300 milioni a De Benedetti invece di rifare la centrale

IN 11 ANNI LA FAMIGLIA DELL'INGEGNERE HA INTASCATO UN MAXI DIVIDENDO MA NON HA RISTRUTTURATO L'IMPRESA DELLA MORTE NEL MIRINO DELLE PROCURE


Settecento milioni di euro: è l'astronomico dividendo che i soci di Tirreno Power (cioè la famiglia De Benedetti e i francesi di Gdf Suez, più due municipalizzate «rosse») si sono divisi in 11 anni. Altro che stabilimento decotto, con debiti altissimi sfociati nell'intervento delle banche per ristrutturarlo. La centrale a carbone di Vado Ligure era una macchina da soldi fatti, così sospetta la procura della Repubblica di Savona, sulla pelle di oltre 400 persone morte per ragioni (si teme) legate alle emissioni inquinante, e di altre migliaia colpite da gravi infezioni respiratorie.
Una montagna di soldi. Finiti in buona parte nelle casse della famiglia De Benedetti, che nel marzo 2015 è uscita dall'azionariato di Tirreno Power dopo essere stata un socio paritario con Gas de France e addirittura maggioritario dal 2007 al 2011. Nell'avviso di conclusione delle indagini per gli 86 indagati per disastro ambientale (tra cui i manager aziendali e amministratori incluso l'ex governatore democratico Claudio Burlando), i pm savonesi hanno scritto che in 11 anni l'impianto ha fruttato ai soci (Gdf Suez, Sorgenia-Cir, e le municipalizzate Iren e Hera di Torino, Genova, Bologna) 1 miliardo di euro di profitti e ha assicurato «la distribuzione effettiva di utili ai soci pari ad almeno 700 milioni di euro».
Sorgenia controllava il 78 per cento della cordata Energia Italia che possedeva metà delle azioni (l'altra metà era francese). Quindi alla società del gruppo Cir-De Benedetti sono andati quasi 300 milioni di dividendi. «Uno dei sindaci della Tirreno Power e di Unicredit ha detto che il denaro usciva dal rubinetto come il latte - ha riconosciuto nei giorni scorsi il procuratore capo Francantonio Granero -. Quell'azienda era una miniera d'oro».
Una telefonata intercettata dai Noe lo conferma. È un colloquio del 18 settembre 2014 tra Andrea Mangoni (amministratore delegato di Sorgenia spa e consigliere di Tirreno Power Spa) e Giulio Rolandino, dirigente di Mediobanca che – informano i Noe – aveva tentato di risolvere questioni finanziarie tra Sorgenia e Gdf Suez. Dice Rolandino a Mangoni a proposito dei colloqui avuti con i francesi: «Se questa cosa va nella merda… automaticamente quello che può essere un danno ambientale… modesto… diventa un danno ambientale enorme su cui c'è una responsabilità vostra… e che avete portato via 700 milioni di dividendo che se non fossero stati portati via sarebbero stati lì per fare… rifare la centrale… d'oro».
Commentano gli inquirenti: «Tra Mangoni e Rolandino viene espressa la consapevolezza che se i soci non si fossero divisi interamente gli utili maturati negli anni addietro, ci sarebbero di fatto stati i fondi da investire nelle migliorie ambientali della centrale termoelettrica di Vado Ligure».
Non c'è da stupirsi se tanta gente si dannasse l'anima per bloccare i magistrati che avevano posto sotto sequestro giudiziario una parte di questa zecca alimentata a carbone, o aggirare le norme antinquinamento con leggine ad hoc . Manager di Tirreno Power, membri del governo (dalle registrazioni emergono i nomi di Federica Guidi, Gianluca Galletti e soprattutto del viceministro Claudio De Vincenti che avrebbe addirittura proposto di sollecitare al Csm un'ispezione alla procura di Savona), avvocati di grido, lo stesso ingegner Carlo De Benedetti: secondo il procuratore Granero ebbe «contatti indiretti con l'ex presidente della regione» Burlando. E dirigenti ministeriali: «Serve una porcata per salvare Tirreno Power», dicono due funzionari del dicastero dell'Ambiente intercettati.
di Stefano Filippi

Ecco lo studio che inchioda la centrale dei De Benedetti

LA SVOLTA NELL'INDAGINE DAL REPORT DEI CONSULENTI INGAGGIATI DAI PM SUI MORTI DA INQUINAMENTO NELL'IMPIANTO DI VADO LIGURE. OGGI IL DOSSIER SU PANORAMA


Ecco le carte in mano alla procura della Repubblica di Savona, la consulenza dei tre periti che ha convinto il procuratore Francantonio Granero a rompere gli indugi.
«Possiamo addebitare con certezza alle emissioni della centrale a carbone di Vado Ligure circa 450 vittime», ha detto l'altro giorno il magistrato abbandonando la tradizionale cautela degli inquirenti. «Senza la centrale quelle persone sarebbero ancora vive», ha aggiunto con un tono che non ammette repliche.
Granero ha ricevuto la consulenza lo scorso giugno. In base a questa perizia sono stati indagati per disastro ambientale tre dirigenti della Tirreno Power, società proprietaria dell'impianto dal 2002. La Tirreno Power è partecipata al 39 per cento da Sorgenia (gruppo De Benedetti) che fu azionista di maggioranza dal 2007 al 2011. Ed è soprattutto a questi anni che si riferiscono le analisi degli esperti, rivelate dal numero di Panorama oggi in edicola. Un secondo troncone di indagini, contro ignoti, ipotizza il reato di omicidio colposo. I consulenti della procura ligure (Paolo Crosignani, ex direttore dell'Unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto dei tumori di Milano; Paolo Franceschi, pneumologo dell'ospedale di Savona; Stefano Scarselli, esperto di inquinamento ambientale) hanno condotto due indagini parallele durate un anno e mezzo. Dapprima hanno redatto una mappa delle zone a rischio: in base a correnti, rilievi montuosi, venti, è stato studiato come ricadono al suolo le emissioni delle ciminiere di Vado Ligure. In questa «zona rossa» tra il 2000 e il 2007 sono morte 253 persone per patologie cardiache e 102 per malattie respiratorie più della media. Inoltre, tra il 2005 e il 2012 sono stati registrati, in più rispetto al normale, 1.675 ricoveri per patologie respiratorie e asma tra gli adulti e 447 tra i bambini.
La seconda mappa del rischio è stata definita in base alle analisi sui licheni collocati in 40 stazioni ambientali: organismi sensibili all'inquinamento atmosferico di cui assorbono le sostanze. Lo studio della presenza di cadmio, prodotto dalla combustione del carbone, ha permesso di stabilire che le esalazioni della centrale di Vado Ligure hanno una ricaduta più estesa rispetto alla semplice mappa geografica. Con questa seconda rilevazione sul campo, i bambini ricoverati per malattie respiratorie salgono da 353 a 457 e quelli affetti da asma da 94 a 129: complessivamente dal 2005 al 2012 i casi in eccesso rispetto al normale sono di 586 bambini e 2097 adulti. Cresce purtroppo anche il numero di morti: 330 per patologie cardiache e 92 per patologie respiratorie. A questa tragica contabilità potrebbe aggiungersi un aumento di decessi per tumori causati dai fumi della Tirreno Power; ma i consulenti della procura non hanno affrontato questo aspetto perché il legame tra tumori ed emissioni inquinanti non è stretto come per le patologie respiratorie e cardiache.
La Tirreno Power però contrattacca. L'azienda nell'esprimere «sconcerto» per le parole dei pm e annuncia la presentazione di una contro-memoria. La centrale di Vado Ligure fu ceduta nel 2002 dall'Enel a una cordata guidata dalla Cir di De Benedetti in base alla liberalizzazione del settore energetico voluto dal ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani. I giornali dell'epoca esaltarono la lungimiranza dell'Ingegnere, pioniere degli investimenti nell'energia privatizzata. Tra il 2004 e il 2011 la Tirreno Power macinò utili; il bilancio 2012, presentato nel giugno 2013, registra invece una perdita di 159 milioni.

Le bugie dei De Benedetti: “Truccati i dati della centrale”

Il giudice smaschera le bugie dei De Benedetti e accusa i vertici dell’impianto Tirreno Power di Vado avere manipolato i valori degli inquinanti. “Scelta gestionale volontaria. Conoscevano le potenzialità lesive dell’attività svolta”
Un delitto compiuto consapevolmente, truccando i dati sulle emissioni pur di mantenere in funzione le centrali a carbone di Vado Ligure. Un delitto compiuto dai vertici di Tirreno Power grazie alla oggettiva complicità delle amministrazioni pubbliche che hanno per anni e anni omesso i controlli cui erano tenute, tenendo per buoni i dati fasulli forniti dalla stessa società.
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Questo, per la procura di Savona e il giudice preliminare Fiorenza Giorgi, è il riassunto della cupa e indigesta storia della centrale di Vado Ligure, sequestrata due giorni fa. In quarantacinque pagine, il provvedimento del gip riassume per filo e per segno la storia di come la centrale abbia avvelenato una valle e ucciso centinaia di persone (343, nella meno grave delle ipotesi), sfociando in una tragedia ambientale e sanitaria di «dimensioni immani».
È un riassunto che sembra lasciare poco spazio alla difesa dei cinque manager della Tirreno Power finiti nel registro degli indagati. E che mette in una posizione imbarazzante i soci di Tirreno Power, ovvero i francesi di Gdf-Suez (che però sono arrivati pochi anni fa) e soprattutto la Cir, la holding della famiglia De Benedetti: che ora si ritrova a dover scegliere se prendere su di sé la responsabilità delle clamorose omissioni compiute dai manager della centrale, con tutte le conseguenze del caso: o se invece scaricare le colpe su di loro, col rischio che reagiscano chiamando in causa altri.
Se la gravità degli addebiti era in parte nota, a colpire è la decisione con cui il gip affronta il tema delle coperture di cui Tirreno Power ha goduto: «il gestore, certamente agevolato da una quasi assoluta carenza di controlli, ha di fatto violato la quasi totalità delle prescrizioni imposte (…) non può tacersi la circostanza che tutti i dati sono stati registrati e monitorati dal gestore in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli da parte delle autorità preposte; ed invero non vi è traccia del protocollo condiviso con le autorità di controllo locali (provincia di Savona) e/o Arpa Liguria, né di ispezioni effettuate da quest’ultime all’impianto ai fini di controllo di tale aspetto, previsto dai provvedimenti autorizzativi della centrale».
Insomma, alla centrale è stato permesso per anni di inquinare e causare morti sulla scorta di dati forniti dalla stessa Tirreno Power, e che al primo controllo si sono rivelati falsi: «i dati forniti dallo stesso gestore sono ritenuti inattendibili da tutti i consulenti del pm (…) i valori di concentrazione misurati manualmente risultano mediamente assai più alti di quelli contemporaneamente forniti dal sistema di monitoraggio».
Per valutare l’impatto delle emissioni di fumi, ma anche della polvere del carbone trasportato e stoccato a cielo aperto, i periti della procura hanno interrogato testimoni che non mentono: i licheni, i primi a soffrire per l’inquinamento, e che intorno alla centrale si sono diradati sino a sparire (la perizia parla di «deserto lichenico») e le cartelle cliniche dei malati e dei morti. Che le conseguenze siano stati devastanti non c’è dubbio: «Non può che concludersi nel senso che l’evidenziato incremento dell morbilità e della mortalità nelle aree di media e alta ricaduta delle emissioni della centrale rispetto alle aree di bassa ricaduta è certamente attribuibile all’esercizio della medesima centrale». Ancora: «deve ritenersi raggiunta la certezza processuale del nesso di causalità tra l’evidenziato aumento di morbilità mortalità e l’esercizio della centrale».
E la centrale di Vado continuava ancora fino al sequestro ad avvelenare l’intera zona, anche se mancano dati epidemiologici successivi dal 2011, dice il giudice: «Deve ritenersi provato, a fronte di valori emissivi sovrapponibili agli anni considerati, un danno alla salute (intendendosi per tale un aumento della mortalità e della morbilità) costante anche negli anni successivi a quelli oggetti di specifico esame». «Quanto sin qui evidenziato – dice il gip – induce a ritenere verificato un danno alla salute nelle aree di ricaduta della centrale di entità tale da integrare senza dubbio la nozione di disastro nonché un pericolo per la pubblica incolumità da individuarsi nel rischio di incremento di morbilità e mortalità correlato alla protrazione dell attività della centrale termoelettrica ai medesimi livelli emissivi mantenuti sino ad oggi».
Per questo, per fermare la strage, è stato necessario intervenire con la forza, e spegnere per legge i forni della centrale dei De Benedetti: «I dati riportati inducono a concludere che per ogni anno di funzionamento della centrale, a parità di emissioni, si avrà un aumento del numero di casi di ricoveri e di decessi sostanzialmente costante», scrive il giudice, parlando di «pericolo attuale per la pubblica incolumità».
Superficialità, caso? Niente di tutto questo, scrive il giudice, che parla esplicitamente di «precise scelte gestionali» della società: «La gestione dell’impianto a livelli nettamente superiori a quelli imposti dalle Bat (le migliori tecniche possibili, ndr) è certamente attribuibile ad una precisa scelta gestionale della società. Tale scelta volontaria è stata adottata e tenuta nonostante la consapevolezza del danno arrecato all’ambiente e alle rilevanti dimensioni dello stesso», si legge a pagina 37 dell’ordinanza. Ed invero il gestore era certamente a conoscenza delle potenzialità lesive della attività svolta».

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Mauro Masoni

 
Da quanto risulta il G.I.P. di Savona Fiorenza Giorgi non lascia adito ad 


interpretazioni di sorta.

Tutti gli elementi in possesso di quella Procura e di quel G.I.P. sono univoci 


(come le relazioni dei sei periti), nel confermare che la ditta "Tirreno Power" è

 palesemente responsabile della morte di almeno 343 persone.

Ma il punto che quel Giudice ha voluto sottolineare è che tale delitto è stato

 commesso con la coscienza e la volontà di volerlo commettere poichè è stato

 appurato in modo incontrovertibile che i dati relativi all'inquinamento ed alla

 eiezione dei fumi tossici sono sempre stati "Falsificati" dai vertici direzionali di

 tale industria i quali erano perfettamente coscienti del fatto che quei fumi erano

 "Letali" per la popolazione.

Quel Giudice infatti definisce tale condotta come una:
 
"Scelta gestionale volontaria in quanto erano consapevoli delle potenzialità


 lesive dell'attività svolta".

Inoltre si parla anche della oggettiva complicità di tutte le amministrazioni


 pubbliche le quali non hanno mai effettuato controlli d'ufficio prendendo sempre

 per buoni i dati (falsi), forniti dai vertici della "Tirreno Power".

A tal proposito, anche se non vi è fatto cenno, è chiaro che sussiste una costante


 omissione di atti di ufficio da contestare alle pubbliche amministrazioni

 preposte a ali controlli.

Staremo a vedere l'evolversi degli eventi poichè la Procura di Savona ha la


 volontà di contestare il delitto di "Disastro ambientale doloso" ed “Omicidio

 colposo plurimo”.

Ho detto staremo a vedere in quanto l'accusa è gravissima nonostante ciò, non 


mi sembra che, ne i vari tg e nemmeno i vari programmi di approfondimento,

 abbiano dato un congruo risalto alla vicenda.

Naturalmente la curiosità nasce anche dal fatto che tale “De Benedetti Carlo”,


 tessera nr. -1- del PD e proprietario della “Tirreno power” è sempre stato al

 corrente del fatto che i vertici dell’azienda, come hanno scritto sia la Procura di

 Savona che il citato G.I.P., “Dolosamente” fornivano i dati “truccati” così come 

sapevano che quei gas erano letali per la popolazione.

Il fatto strano è che, considerata la gravità degli addebiti, non si parli affatto di 


misure cautelari nei confronti di tali soggetti ed a tal proposito sappiamo che il 

cittadino “Svizzero” De Benedetti si sente al sicuro in quanto gli elvetici non

 concedono l’estradizione.

Ok, la nostra “Magistratura” già è stata inqualificabile el non chiedere la

 reclusione per il più grande evasore fiscale italiano (225 milioni di euro evasi

 come risulta dall’appello di Milano) e che quei “Togati” siano stati così “Miti” dal 

chiedere esclusivamente la pena pecuniaria della multa. (ancora siamo in attesa

 della cassazione).

Ma qui il fatto riguarda la “Morte” di oltre 400 persone e si spera che il palazzo di


 Giustizia di Savona continui con la stessa determinazione dimostrata sinora e si 

guardi bene da eventuali interventi “Politici” mirati ad insabbiare, mutare o 

alleggerire la gravità delle condotte di cui sopra.

Comunque il “Silenzio” di tutti i “Media” non è affatto un buon segnale.

In altre occasioni, per altri personaggi, il comportamento è stato ben diverso e le


 notizie venivano propinate a colazione pranzo e cena ma adesso comunque,

 considerato che stiamo parlando della morte di centinaia di persone, non è

 proprio il caso di adoperare tale evento per farne una rivalsa dal punto di vista

 politico ma l’importante è che sia gli Inquirenti nonché i Giudicanti possano 

continuare il loro lavoro come hanno fatto sinora.

15 marzo alle ore 13.35 · Mi piace · 1


























































































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Mauro Masoni ha condiviso la foto di Veronica Brondi.
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giovedì 20 agosto 2015

All.nr.288) E' RARO MA, OGNI TANTO C'E' UN GIUDICE CHE DICE LA VERITA' (adesso nel merito si parla di "iNVASIONE).


EBBENE SI, IL PENSIERO COMUNE DI TUTTI I CITTADINI IN BUONAFEDE, ADESSO, (NEL CASO CE NE FOSSE BISOGNO), E' CONFERMATO DA UN GIUDICE CHE PARLA CHIARO.
CON QUESTO GOVERNO E CON QUESTA MAGISTRATURA GLI "INVASORI" SONO CERTISSIMI CHE L'ITALIA E' UN PAESE DI "PAGLIACCI" E DI CONSEGUENZA DA NOI SI SENTONO LIBERI DI "DELINQUERE" A LORO PIACIMENTO.
ALE' !

LO SFOGO DI UN GIUDICE PER BENE: “I CLANDESTINI DELINQUONO PERCHE’ SANNO DI ESSERE IMPUNITI – IN ITALIA? CI VENGONO APPOSTA! (GRANDECOCOMERO.COM)




E il giudice ammette: “Per gli stranieri siamo il Paese dell’impunità”
Gli stranieri vengono in Italia a delinquere. Il giudice: “Sanno bene che qui da noi male che vada patteggi e torni libero”
Gli stranieri? Vengono in Italia a delinquere perché certi dell’impunità. «Sanno bene che qui da noi male che vada patteggi e torni libero».
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Lo dice un giudice. Meglio: lo scrive, nero su bianco, in un’ordinanza di custodia cautelare. Razzismo? Improbabile. Francesco Florit, Gip in forza al Tribunale di Udine, parte della sua carriera l’ha costruita all’estero, in una terra difficile come il Kosovo, dove per anni ha guidato la task force inviata dall’Ue ad affiancare la magistratura locale nella ricostruzione del diritto nazionale e dell’amministrazione della giustizia. Rientrato in Friuli, s’è ritrovato a far di conto con criminali di ogni risma. Molti stranieri. Come il quintetto moldavo arrivato in trasferta a Lignano il 9 settembre: preso in affitto un appartamento, i cinque hanno rubato 3 Bmw e in meno d’una settimana tra Udine, Tavagnacco, Monfalcone e Mogliano Veneto hanno svuotato due profumerie ed altrettanti negozi di elettronica, arraffando merce per 200.000 euro. Carabinieri e Polizia li hanno arrestati lunedì, eseguendo il provvedimento emesso da Florit. Un atto da cui trasudano sconforto e senso d’impotenza, con la bandiera bianca che si alza sulle macerie del sistema giudiziario italiano. «L’indagine – sottolinea il Gip – è stata condotta con straordinaria efficienza e coordinazione dalle forze dell’ordine. La mole documentale raccolta è impressionante e incontrovertibile». Eppure non basterà. «Perché alcuni stranieri si fanno migliaia di chilometri per compiere ruberie e altri reati nel nostro Paese?», si domanda Florit. La risposta è al rigo successivo: «Sono convinti che qui da noi se mai ti beccano fai un patteggiamento e ti rimettono in libertà. Sanno che la giustizia non è efficiente e il sistema è tale che, dopo poco, si è rimessi in libertà e si può ricominciare come prima». Suggerimento: «Rispetto a tali condotte, di cui si legge nella cronaca locale con frequenza allarmante, è necessario adottare la giusta severità». Quella che fin qui è mancata, facendo dell’Italia il paradiso dei delinquenti da importazione.
Lo attesta l’Istat: «Il peso della componente straniera tra gli autori dei reati è andato aumentando a partire dagli anni Novanta, mentre prima di allora il fenomeno era trascurabile.
Se nel 1990 gli stranieri erano pari al 2,5% degli imputati, nel 2009 essi rappresentavano il 24% del totale degli imputati». E nel 2012 i delinquenti stranieri costituivano già «il 32,6% dei condannati, il 36,7% dei detenuti presenti nelle carceri e il 45% degli entrati in carcere», con una predominanza, tra essi, di romeni, marocchini e albanesi. Ognuno di loro, quando diventa ospite delle patrie galere, costa al contribuente italiano (fonte: ministero della Giustizia) 123,78 euro al giorno. Ma nessuno ci fa caso: spesso la permanenza dietro le sbarre è limitata.
Esempi? A iosa. A giugno a Ravenna un bulgaro uccide un bambino investendolo sulle strisce. Scappa. Arrestato, patteggia e torna a casa. Passano un paio di settimane: a Nogara un tunisino serra la catena di una mountain bike e la porta via. Bloccato dal proprietario, reagisce massacrandolo. Tratto in arresto, l’indomani è già a spasso per il Paese, mentre la vittima è immobilizzata in ospedale, con 30 giorni di prognosi. Ancora: a luglio un marocchino viene sorpreso con 130 grammi di droga nel parco dei bambini, ad Avezzano: era destinatario di un provvedimento di espulsione mai eseguito. Nel frattempo ha continuato a spacciare tranquillamente. E nel giro di 24 ore riguadagna la libertà patteggiando. Ad agosto è un nordafricano a finire in manette a Parma per lo stesso motivo. Il copione non cambia: patteggiamento, scarcerazione.
È la conferma: per delinquere in santa pace, si può venire in Italia: male che vada, patteggi e torni libero.
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fonte:
http://www.ilgiornale.it/news/politica/e-giudice-ammette-stranieri-siamo-paese-dellimpunit-1054183.html

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domenica 16 agosto 2015

All.nr.287) "DETTAGLI", COSI', PER PASSARE IL TEMPO !

domenica 7 aprile 2013

CHI E' VERAMENTE LA BOLDRINI SCONCIA PRESIDENTE DELLA CAMERA

E' stata eletta indegnamente con soli 327 su 615. Non ha ottenuto nemmeno i 340 della sua coalizione ottenuti con la legge TRUFFA del premio di maggioranza che assegna alla coalizione avente alle elezioni un numero maggiore di voti rispetto ad altri partiti il 55% delle poltrone della Camera). Un numero risultato maggiore nella misura del solo 0,4% rispetto al numero di voti del PDL e di poco superiore rispetto a quello di 5 Stelle. Rappresenta dunque solo il 29% per cento degli elettori. Se avesse avuto dignità questa sporca figura di donna non avebbe accettato la carica. Ma è una poltrona che ha spazzato via i suoi predecessori: Bertinotti, Casini, Fini. Dovrà sparire anche questa lurida figura di donna. Riporto da altro sito la verità su di essa.

Se non fossimo già ampiamente a conoscenza del personaggio, del suo peloso buonismo a buon mercato e del suo disgustoso terzomondismo d’accatto, penseremmo che Laura Boldrini ci stia prendendo per il culo. 

Succede che una intera famiglia, stanca di vivere di miseria e di stenti con 500 euro al mese, si suicida. Marito e moglie, stanchi di vivere nell’indigenza e nella totale indifferenza dello Stato, si uccidono; il fratello di lei, rimanendo sconvolto e sentendosi abbandonato, segue a ruota, gettandosi in mare. La Boldrini si presenta ai funerali e, poiché la virtù del tacere, almeno ai funerali, è una virtù sempre più rara, così sentenzia: “Non avrei mai immaginato che in Italia ci fosse tanta povertà”.

Potremmo tranquillamente mandarla affanculo, e non sbaglieremmo di sicuro. Personaggi del genere non meritano altro.
La Boldrini in particolare. Così come a suo tempo il nonno Boldrini, quel famigerato Bulow che si rese complice del massacro di Codevigo - una giostra dell’orrore fatta di 300 cadaveri, di cui una piccola parte ritrovata solo negli anni ’60, con donne violentate e uccise, uomini a cui vennero tagliati i testicoli, amputati gli arti, in cui vennero sgozzati i bambini, spesso nelle braccia delle loro mamme morte - e che favoriva con le sue azioni criminali la guerriglia di fanatici partigiani cosiddetti liberatori. Allo stesso modo la nipote, degna candidata di Sinistra Ecologia e Libertà con lo 0,98% di voti alle ultime elezioni, favorisce l’invasione del nostro Paese (nel frattempo diventato ben altra cosa da una Patria degna di questo nome) da parte di immigrati, criminali di ogni risma e delinquenza straniera varia. 

Ce la ricordiamo bene quando qualche anno fa rimbrottava, dalla poltrona del Commissariato ONU per i Rifugiati, il governo Berlusconi che cercava solo di portare un minimo di ordine sulle coste italiane, continuamente assaltate da criminali di varia etnie e nazionalità che speravano di fare grandi affari nella tollerante e buonista Italia. E, da quando questa “signora” è stata eletta (sic!) Presidente della Camera (è destino che negli ultimi governi questo posto sia occupato da personaggi che gareggiano tra loro in quanto a squallore e disgusto), noi non riusciamo a trovare un solo suo discorso che non contempli gli immigrati, la necessità di integrarli nel tessuto nazionale (come se, da buoni parassiti, non fossero integrati fin troppo!), il multiculturalismo, la società multirazziale, e via sentenziando… 

Non c’è da stupirsi, pertanto, che dell’Italia la Boldrini non sappia pressoché nulla. Forse si aspettava un Paese ricchissimo, senza disoccupazione, senza alcun conflitto sociale, con torme di italiani pronte ad accogliere a braccia aperte gli immigrati e ad offrire loro un po’ di lavoro e di benessere in eccesso. Capiamo bene che tra il palazzo di vetro dell’ONU e i comizi con Nichi Vendola ci sia ben poco spazio per la realtà sociale ed economica di questa disgraziata penisola.

Boldrini! Quanti crimini degli extracomunitari dobbiamo ancora sopportare, e quanti devono ancora suicidarsi, perché lei possa pensare un po’ anche a noi italiani?



Aggiungo quanto ho già detto in altro articolo. Questa pazza non è capace di rendersi conto delle gravi conseguenze del dare il diritto di cittadinanza a chiunque sia nato in Italia da genitori stranieri. Avremmo un'invasione di donne incinte o pronte a farsi mettere incinte per ottenere anch'esse la cittadinanza insieme con il padre straniero del neonato, non potendosi separare il neonato dai genitori, se pur arrivati come clandestini. Aumenterebbe a dismisura la popolazione in un territorio già sovraffollato e conseguentemente la disoccupazione a causa di una maggiore concorrenza anche per i lavori socialmente qualificati, facendo sparire la bufala che gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono fare. Non li fanno perché subiscono la concorrenza di questi invasori dall'Afrca e dall'Asia, disposti a fare lavori in nero sottopagati. E con la concessione della cittadinanza a chiunque sia nato in Italia, sostituendo da pazzi l'jus sanguinis con l'jus soli, aumenterà la disoccupazione perché aumenterà la concorrenza anche per i lavori qualificati. Con il risultato che aumenterà quello che MARX (che la falsa sinistra ha tradito) chiamava "esercito di riserva" dei disoccupati, che serve  alle imprese per mantenere bassi i salari a vantaggio di un maggiore profitto prodotto dallo sfruttamento del lavoro. Tutto questo non vogliono intendere, o non sono capaci di intendere, individui come la BOLDRINI e tutti gli individui della stessa risma (Bersani, Vendola e altri). Nel primo caso sono dei disonesti e nel secondo caso sono dei pazzi. Di questa gentaglia bisogna liberarsi. Ad essa nulla importa una notizia come questa.

 

2012, la fuga dall'Italia (+30%)
quasi ottantamila sono emigrati
la metà ha meno di 40 anni

2012, la fuga dall'Italia (+30%) quasi ottantamila sono emigrati  la metà ha meno di 40 anniDagli ultimi dati dell'Aire il boom degli espatri, legati principalmente alla ricerca di un lavoro. I più numerosi sono gli uomini (56%), soprattutto lombardi, veneti e siciliani. Sei su dieci hanno scelto l'Europa, mete principali Germania, Svizzera e Gb

 

 

 

venerdì 14 agosto 2015

All.nr.286) "PARTIGIANI TITINI" !; IN ITALIA GLI STRAGISTI VENGONO FESTEGGIATI OGNI ANNO DOPO AVERLI SEMPRE MANTENUTI SUI MAGGIORI SCRANNI (ma che strano paese !).

STORIA
13/08/2014 12:15

Sant'Anna di Stazzema e i partigiani assassini/1

Dopo settant'anni diventa necessario riflettere sulle vicende che insanguinarono lo Stivale in quell'epoca di odio cieco

Sant'Anna di Stazzema e i partigiani assassini/1
"Una delle pagine più infami della 'guerra privata' scritta dai comunisti, col sangue di centinaia di innocenti"
"Una delle pagine più infami della 'guerra privata' scritta dai comunisti durante la guerra civile. È una pagina scritta col sangue di centinaia di innocenti. Una pagina veramente incredibile nella sua agghiacciante assurdità": così Giorgio Pisanò definisce la strage di Sant'Anna di Stazzema del 12 agosto 1944. "I partigiani rossi - scrive ancora - provocarono coscientemente la rappresaglia tedesca, lasciarono quindi che le SS massacrassero centinaia di civili e tornarono, quindi, a strage ultimata, per rapinare i cadaveri delle vittime".
Una pagina buia della nostra storia, buia e triste, tra le più brutte che l'Italia ricordi. Che ricorda, però, raccontandone troppo spesso solo un pezzo. La vicenda di Sant'Anna di Stazzema, in realtà, è ben più tragica, se possibile, di quanto riportato sui libri di storia. Più buia, e più triste, perché a causare il massacro di tutti quei civili furono altri italiani, partigiani rossi, avvezzi nell'epoca della guerra civile a provocare spargimento di sangue al fine di ergersi ad eroi della Patria e a far ricadere sull'altra parte l'anatema dei decenni a venire. Lo abbiamo visto spesso, e il lettore attento lo ricorderà: abbiamo parlato degli assassinii di Ghisellini, di Resega, di Facchini, di Capanni, tutti orditi al solo fine di seminare odio, spargere sangue, suscitare rappresaglie, negare ogni ipotesi di pacificazione e di fine dell'orrore. Accadde molto spesso, accadde per esempio a Via Rasella, che provocò lo scempio delle Ardeatine, scientemente e consapevolmente. Accadde a Bettola, sull'Appennino reggiano, a Marzabotto, nel biellese, e sono solo alcuni esempi. Accadde anche a Sant'Anna di Stazzema, alla cui vicenda è dedicato il piccolo approfondimento di oggi, in concomitanza con il triste anniversario di quella orrenda strage.
La vicenda di Sant'Anna di Stazzema comincia nella primavera del 1944: a raccontare a Giorgio Pisanò com'era la situazione in quello che fino ad allora era stato un angolo di paradiso è Duilio Pieri, che nella strage perse il padre, la moglie, due fratelli, le cognate e quattro nipotini e che nel 1945 era divenuto presidente del Comitato vittime civili di guerra della zona: "Giunse la primavera del 1944 - dice Pieri - E, con la primavera, cominciarono a farsi vivi i primi partigiani". Pisanò è abituato a raccontare i fatti portando le prove di quello che dice, dunque ascoltò anche Amos Moriconi, che nella strage aveva perso la moglie, la figlia di due anni, la madre, due sorelle, un fratello e il suocero. "Li vedemmo apparire a Sant'Anna verso la fine di marzo - racconta - e li accogliemmo così come avevamo accolto gli sfollati, fraternamente, pronti ad aiutarli. Nessuno di noi sollevò questioni di natura politica. Ma ci accorgemmo ben presto che la nostra umanità non era molto apprezzata. Gli sbandati, infatti, si accamparono sul crinale delle montagne che sovrastano a semicerchio il paese e pretesero che noi li rifornissimo di viveri. Non ci restò che piegarci alla imposizione. Ma, nonostante ciò, questi individui cominciarono a perquisire le abitazioni, portando via tutti i viveri che trovavano. Il malumore serpeggiò ben presto tra la popolazione, ma ogni tentativo di ribellione venne soffocato con la minaccia delle armi spianate". È facile e comodo presentarsi in un paesino di agricoltori, allevatori ed artigiani, gente povera e semplice, che non dispone di armi, e pretendere qualsiasi cosa. Ed è facile organizzare un gruppo di sbandati in un manipolo di guerrafondai. Cosa che avviene presto, infatti: nasce così la Brigata 10 bis Garibaldi. "Molti fascisti furono uccisi nelle loro abitazioni - racconta ancora Pisanò - spesso sotto gli occhi dei familiari. Altri invece vennero condotto prigionieri  tra le montagne, e lì trucidati senza alcuna parvenza di processo. Ma queste azioni provocarono solo raramente la rappresaglia dei fascisti. Nella zona di Sant'Anna anzi le camicie nere non effettuarono mai rastrellamenti. Né i tedeschi si scaldavano eccessivamente per questi episodi di guerra civile tra italiani. Quando però i partigiani comunisti accentuarono  la loro attività nei confronti delle truppe germaniche, fu subito chiaro che le ritorsioni non si sarebbero fatte attendere".
Nessuna rappresaglia è giustificabile, di nessun genere - sebbene sia una pratica consolidata ed ammessa, con determinate regole ed entro certi limiti, dalle leggi di guerra - e non c'è alibi che tenga per un massacro di civili, questo è evidente. Ma assegnare a ciascuno le proprie responsabilità deve essere un dovere: verso se stessi, verso chi legge e verso la nostra storia. È per questa ragione che la vicenda di Sant'Anna, come le tante dello stesso genere, va raccontata tutta. L'epilogo di questa orribile storia di sangue è l'argomento della seconda parte di questo piccolo speciale, on line domani sul Giornale d'Italia. (... continua ...)
Emma Moriconi
emoriconi@ilgiornaleditalia.org
Emma Moriconi

COMMENTI 
orrende verità
14/08/2014 12:30
Postato da centrillo
Siamo costantemente bombadati da una propaganda di sinistra che non ammette controrepliche, le stragi sono solo nazi fasciste e se ci sono controdeduzioni sono bollate come false e antiitaliane. Ciononostante bisogna far emergere le orrende verità di una lotta fratricida che vide bande comuniste compiere stragi private ammantate di lotta per la libertà
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