sabato 22 marzo 2014

All. nr.214) "DE BENEDETTI": "IL GIUDICE E' STATO CHIARO, I SAPEVANO DI PROVOCARE LA"MORTE" DEI CITTADINI MA HANNO CONTINUATO IMPERTERRITI"

DE BENEDETTI SMASCHERATO DAI GIUDICI: SAPEVANO CHE LA CENTRALE DI VADO ERA INQUINANTE, MA NASCOSERO I DATI PER ANNI


Le bugie dei De Benedetti: “Truccati i dati della centrale”

Il giudice smaschera le bugie dei De Benedetti e accusa i vertici dell’impianto Tirreno Power di Vado avere manipolato i valori degli inquinanti. “Scelta gestionale volontaria. Conoscevano le potenzialità lesive dell’attività svolta”
Un delitto compiuto consapevolmente, truccando i dati sulle emissioni pur di mantenere in funzione le centrali a carbone di Vado Ligure. Un delitto compiuto dai vertici di Tirreno Power grazie alla oggettiva complicità delle amministrazioni pubbliche che hanno per anni e anni omesso i controlli cui erano tenute, tenendo per buoni i dati fasulli forniti dalla stessa società.
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Questo, per la procura di Savona e il giudice preliminare Fiorenza Giorgi, è il riassunto della cupa e indigesta storia della centrale di Vado Ligure, sequestrata due giorni fa. In quarantacinque pagine, il provvedimento del gip riassume per filo e per segno la storia di come la centrale abbia avvelenato una valle e ucciso centinaia di persone (343, nella meno grave delle ipotesi), sfociando in una tragedia ambientale e sanitaria di «dimensioni immani».
È un riassunto che sembra lasciare poco spazio alla difesa dei cinque manager della Tirreno Power finiti nel registro degli indagati. E che mette in una posizione imbarazzante i soci di Tirreno Power, ovvero i francesi di Gdf-Suez (che però sono arrivati pochi anni fa) e soprattutto la Cir, la holding della famiglia De Benedetti: che ora si ritrova a dover scegliere se prendere su di sé la responsabilità delle clamorose omissioni compiute dai manager della centrale, con tutte le conseguenze del caso: o se invece scaricare le colpe su di loro, col rischio che reagiscano chiamando in causa altri.
Se la gravità degli addebiti era in parte nota, a colpire è la decisione con cui il gip affronta il tema delle coperture di cui Tirreno Power ha goduto: «il gestore, certamente agevolato da una quasi assoluta carenza di controlli, ha di fatto violato la quasi totalità delle prescrizioni imposte (…) non può tacersi la circostanza che tutti i dati sono stati registrati e monitorati dal gestore in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli da parte delle autorità preposte; ed invero non vi è traccia del protocollo condiviso con le autorità di controllo locali (provincia di Savona) e/o Arpa Liguria, né di ispezioni effettuate da quest’ultime all’impianto ai fini di controllo di tale aspetto, previsto dai provvedimenti autorizzativi della centrale».
Insomma, alla centrale è stato permesso per anni di inquinare e causare morti sulla scorta di dati forniti dalla stessa Tirreno Power, e che al primo controllo si sono rivelati falsi: «i dati forniti dallo stesso gestore sono ritenuti inattendibili da tutti i consulenti del pm (…) i valori di concentrazione misurati manualmente risultano mediamente assai più alti di quelli contemporaneamente forniti dal sistema di monitoraggio».
Per valutare l’impatto delle emissioni di fumi, ma anche della polvere del carbone trasportato e stoccato a cielo aperto, i periti della procura hanno interrogato testimoni che non mentono: i licheni, i primi a soffrire per l’inquinamento, e che intorno alla centrale si sono diradati sino a sparire (la perizia parla di «deserto lichenico») e le cartelle cliniche dei malati e dei morti. Che le conseguenze siano stati devastanti non c’è dubbio: «Non può che concludersi nel senso che l’evidenziato incremento dell morbilità e della mortalità nelle aree di media e alta ricaduta delle emissioni della centrale rispetto alle aree di bassa ricaduta è certamente attribuibile all’esercizio della medesima centrale». Ancora: «deve ritenersi raggiunta la certezza processuale del nesso di causalità tra l’evidenziato aumento di morbilità mortalità e l’esercizio della centrale».
E la centrale di Vado continuava ancora fino al sequestro ad avvelenare l’intera zona, anche se mancano dati epidemiologici successivi dal 2011, dice il giudice: «Deve ritenersi provato, a fronte di valori emissivi sovrapponibili agli anni considerati, un danno alla salute (intendendosi per tale un aumento della mortalità e della morbilità) costante anche negli anni successivi a quelli oggetti di specifico esame». «Quanto sin qui evidenziato – dice il gip – induce a ritenere verificato un danno alla salute nelle aree di ricaduta della centrale di entità tale da integrare senza dubbio la nozione di disastro nonché un pericolo per la pubblica incolumità da individuarsi nel rischio di incremento di morbilità e mortalità correlato alla protrazione dell attività della centrale termoelettrica ai medesimi livelli emissivi mantenuti sino ad oggi».
Per questo, per fermare la strage, è stato necessario intervenire con la forza, e spegnere per legge i forni della centrale dei De Benedetti: «I dati riportati inducono a concludere che per ogni anno di funzionamento della centrale, a parità di emissioni, si avrà un aumento del numero di casi di ricoveri e di decessi sostanzialmente costante», scrive il giudice, parlando di «pericolo attuale per la pubblica incolumità».
Superficialità, caso? Niente di tutto questo, scrive il giudice, che parla esplicitamente di «precise scelte gestionali» della società: «La gestione dell’impianto a livelli nettamente superiori a quelli imposti dalle Bat (le migliori tecniche possibili, ndr) è certamente attribuibile ad una precisa scelta gestionale della società. Tale scelta volontaria è stata adottata e tenuta nonostante la consapevolezza del danno arrecato all’ambiente e alle rilevanti dimensioni dello stesso», si legge a pagina 37 dell’ordinanza. Ed invero il gestore era certamente a conoscenza delle potenzialità lesive della attività svolta».

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Mauro Masoni 
Da quanto risulta il G.I.P. di Savona Fiorenza Giorgi non lascia adito ad interpretazioni di sorta.
Tutti gli elementi in possesso di quella Procura e di quel G.I.P. sono univoci (come le relazioni dei sei periti), nel confermare che la ditta "Tirreno Power" è palesemente responsabile della morte di almeno 343 persone.
Ma il punto che quel Giudice ha voluto sottolineare è che tale delitto è stato commesso con la coscienza e la volontà di volerlo commettere poichè è stato appurato in modo incontrovertibile che i dati relativi all'inquinamento ed alla eiezione dei fumi tossici sono sempre stati "Falsificati" dai vertici direzionali di tale industria i quali erano perfettamente coscienti del fatto che quei fumi erano "Letali" per la popolazione.
Quel Giudice infatti definisce tale condotta come una: 
"Scelta gestionale volontaria in quanto erano consapevoli delle potenzialità lesive dell'attività svolta".
Inoltre si parla anche della oggettiva complicità di tutte le amministrazioni pubbliche le quali non hanno mai effettuato controlli d'ufficio prendendo sempre per buoni i dati (falsi), forniti dai vertici della "Tirreno Power".
A tal proposito, anche se non vi è fatto cenno, è chiaro che sussiste una costante omissione di atti di ufficio da contestare alle pubbliche amministrazioni preposte a ali controlli.
Staremo a vedere l'evolversi degli eventi poichè la Procura di Savona ha la volontà di contestare il delitto di "Disastro ambientale doloso" ed “Omicidio colposo plurimo”.
Ho detto staremo a vedere in quanto l'accusa è gravissima nonostante ciò, non mi sembra che, ne i vari tg e nemmeno i vari programmi di approfondimento, abbiano dato un congruo risalto alla vicenda.
Naturalmente la curiosità nasce anche dal fatto che tale “De Benedetti Carlo”, tessera nr. -1- del PD e proprietario della “Tirreno power” è sempre stato al corrente del fatto che i vertici dell’azienda, come hanno scritto sia la Procura di Savona che il citato G.I.P., “Dolosamente” fornivano i dati “truccati” così come sapevano che quei gas erano letali per la popolazione.
Il fatto strano è che, considerata la gravità degli addebiti, non si parli affatto di misure cautelari nei confronti di tali soggetti ed a tal proposito sappiamo che il cittadino “Svizzero” De Benedetti si sente al sicuro in quanto gli elvetici non concedono l’estradizione.
Ok, la nostra “Magistratura” già è stata inqualificabile el non chiedere la reclusione per il più grande evasore fiscale italiano (225 milioni di euro evasi come risulta dall’appello di Milano) e che quei “Togati” siano stati così “Miti” dal chiedere esclusivamente la pena pecuniaria della multa. (ancora siamo in attesa della cassazione).
Ma qui il fatto riguarda la “Morte” di oltre 400 persone e si spera che il palazzo di Giustizia di Savona continui con la stessa determinazione dimostrata sinora e si guardi bene da eventuali interventi “Politici” mirati ad insabbiare, mutare o alleggerire la gravità delle condotte di cui sopra.
Comunque il “Silenzio” di tutti i “Media” non è affatto un buon segnale.
In altre occasioni, per altri personaggi, il comportamento è stato ben diverso e le notizie venivano propinate a colazione pranzo e cena ma adesso comunque, considerato che stiamo parlando della morte di centinaia di persone, non è proprio il caso di adoperare tale evento per farne una rivalsa dal punto di vista politico ma l’importante è che sia gli Inquirenti nonché i Giudicanti possano continuare il loro lavoro come hanno fatto sinora.
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giovedì 20 marzo 2014

All.nr.213) SI, SIAMO A QUESTI LIVELLI MA DI FATTO I NS "POLITICANTI" DICONO: "CHI SE NE FREGA" ! (Il dettaglio nell'ultima parte).

Foto: Spending review: tagli alla sicurezza, cittadini a rischio

19 mar – Come consuetudine la spending review in Italia solleva un mare di polemiche e conferma quanto sia una strada piena di difficoltà per trovare le risorse necessarie al rilancio dell’economia. Sul fronte politico preoccupano le misure annunciate sul fronte della sicurezza. I senatori di Forza Italia hanno giudicato “gravi” le conferme di Cottarelli. Il leader di Ncd Alfano ha però rassicurato che “nessuno vuole abbassare il livello di sicurezza”. In prima linea anche i sindacati in particolare dopo l’annuncio di 85.000 esuberi tra i dipendenti della Pa. Per la Cigl siamo di front “ad un attacco contro settore pubblico e welfare”. Per la Uil bisogna smettere di trattare il pubblico impiego “come un bancomat”.
 
Alfano: stop sprechi ma mantenere sicurezza – “Faremo tutto quello che c’è da fare nel razionalizzare la spesa, azzerare gli sprechi. Tuttavia nessuno vuole abbassare il livello della sicurezza dei cittadini”. Angelino Alfano, durante la sua visita a Washington, è intervenuto sulle ipotesi di tagli al comparto sicurezza previsti dalla spending review. Ma ha avvertito che su questo settore “non si devono fare risparmi”. “La sicurezza – ha sottolineato – è una priorità del governo. Ed è vero che non è con più soldi che si ha più sicurezza. E lo dico io che ho messo un segno più nell’unica finanziaria che ho discusso da ministro dell’Interno. Sono infatti convinto – ha proseguito – che c’è da razionalizzare la spesa, ridurre le inefficienze e avere una migliore organizzazione. Detto questo – avverte – anche con la lotta gli sprechi i cittadini devono essere certi che non si risparmia sulla sicurezza, ma ci vuole maggiore efficienza. Noi siamo sempre al fianco degli uomini in divisa che si battono contro il crimine: quello che mi interessa è decidere come mettere meglio in campo la nostra squadra in modo da produrre maggiori risultati”.
 
Senatori Fi, gravi conferme sulla sicurezza – “Gravi conferme da parte del commissario Cottarelli in commissione Bilancio al Senato. Si pensa alla chiusura di uffici, commissariati, stazioni e caserme delle forze di polizia. Ipotizzata anche la soppressione di interi reparti della Guardia di Finanza, con riferimento all’ordine pubblico. Urge una sconfessione da parte del governo e diventa urgentissima la convocazione del ministro dell’Interno nella commissione Affari costituzionali del Senato”. Lo chiedono, in una nota congiunta, i senatori di Forza Italia Anna Cinzia Bonfrisco, Maurizio Gasparri e Lucio Malan, dopo l’ audizione del commissario Cottarelli. ”Il responsabile della riduzione di spesa dovrebbe concentrare la sua attenzione sugli sprechi. Invece – osservano i tre senatori di Fi – apre la strada allo smantellamento delle strutture indispensabili per la sicurezza, già indebolite da tagli di risorse e di organici. È un percorso inaccettabile che contrasteremo in Parlamento e sul territorio”.
 
M5S: coprire organici di forze dell’ordine – “Coprire i posti vacanti in polizia, guardia di finanza e polizia penitenziaria scorrendo le graduatorie esistenti, per risparmiare risorse, garantire i diritti, velocizzare e ottimizzare i tempi”. Lo ha scritto il gruppo parlamentare del M5S alla Camera, in una nota, in merito ai vuoti negli organici delle forze dell’ordine. “Il Governo continua a fare bandi praticamente inutili, che sprecano importanti risorse sottraendole alla collettività, per strizzare l’occhio ai sindacati, alimentare il clientelismo e i gruppi d’interesse – hanno continuato i deputati – Denunciamo come le procedure concorsuali attivate dal Governo siano in contrasto con la legge D’Alia e con una pronuncia del Consiglio di Stato che ha chiaramente statuito come il ricorso allo scorrimento delle graduatorie sia ormai la regola da applicare prima di indire nuovi bandi”.
 
Cgil: è attacco a settore pubblico e welfare – La Cgil si aspettava dalla spending review, “la cui finalità è sempre più fondamentale”, qualcosa “di meglio e di più, ovvero una maggiore lotta agli sprechi reali e non l’ennesimo attacco al sistema pubblico e del welfare”. Lo afferma il responsabile dei Settori pubblici di corso d’Italia, Michele Gentile, in merito alla bozza del rapporto del commissario per la revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli, sollecitando il governo ad avviare un confronto con le parti sociali.
 
Uil: basta pubblico impiego come bancomat – Basta con il pubblico impiego come “il bancomat del governo in carica”: così il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, boccia l’ipotesi del piano sulla spending review del commissario Carlo Cottarelli di un ulteriore blocco del turn over e degli esuberi. “Nelle proposte del commissario Cottarelli ci sono alcune ipotesi condivisibili sul piano della lotta agli sprechi e della riduzione di spesa, ma ce ne sono altre che non condividiamo, in particolare, quelle che riguardano i lavoratori del pubblico impiego. Ogni volta il pubblico impiego viene considerato il bancomat del governo in carica: ridurre il personale e bloccare il turn over significa ridurre la qualità dei servizi e fare un danno a tutti i cittadini”, afferma Foccillo.
 
Fns Cisl: no a tagli nel settore sicurezza – “Confidiamo che i risparmi sulla spesa pubblica indicati da Cottarelli non si traducano in tagli lineari sui bilanci e riduzione del personale in settori strategici per i cittadini e per il Paese quali quelli della sicurezza e del soccorso pubblico”. Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della Federazione della Sicurezza della Cisl, Pompeo Mannone. “E’ vitale a tale riguardo – continua Mannone – avviare processi di riforma sulla sicurezza e sul soccorso che ottimizzino i servizi e non ne abbassino il livello e la qualità. Solo operando con coraggio e responsabilità e di concerto con chi rappresenta il personale, infatti, si potranno trovare soluzioni per risparmiare risorse pubbliche e nel contempo rispondere alla crescente domanda di sicurezza che viene dalla cittadinanza”.  TISCALI
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5 ore fa
Spending review: tagli alla sicurezza, cittadini a rischio
19 mar – Come consuetudine la spending review in Italia solleva un mare di polemiche e conferma quanto sia una strada piena di difficoltà per trovare le risorse necessarie al rilancio dell’economia. Sul fronte politico preoccupano le misure annunciate sul fronte della sicurezza. I senatori di Forza Italia hanno giudicato “gravi” le conferme di Cottarelli. Il leader di Ncd Alfano ha però rassicurato che “nessuno vuole abbassare il livello di sicurezza”. In prima linea anche i sindacati in particolare dopo l’annuncio di 85.000 esuberi tra i dipendenti della Pa. Per la Cigl siamo di front “ad un attacco contro settore pubblico e welfare”. Per la Uil bisogna smettere di trattare il pubblico impiego “come un bancomat”.

Alfano: stop sprechi ma mantenere sicurezza – “Faremo tutto quello che c’è da fare nel razionalizzare la spesa, azzerare gli sprechi. Tuttavia nessuno vuole abbassare il livello della sicurezza dei cittadini”. Angelino Alfano, durante la sua visita a Washington, è intervenuto sulle ipotesi di tagli al comparto sicurezza previsti dalla spending review. Ma ha avvertito che su questo settore “non si devono fare risparmi”. “La sicurezza – ha sottolineato – è una priorità del governo. Ed è vero che non è con più soldi che si ha più sicurezza. E lo dico io che ho messo un segno più nell’unica finanziaria che ho discusso da ministro dell’Interno. Sono infatti convinto – ha proseguito – che c’è da razionalizzare la spesa, ridurre le inefficienze e avere una migliore organizzazione. Detto questo – avverte – anche con la lotta gli sprechi i cittadini devono essere certi che non si risparmia sulla sicurezza, ma ci vuole maggiore efficienza. Noi siamo sempre al fianco degli uomini in divisa che si battono contro il crimine: quello che mi interessa è decidere come mettere meglio in campo la nostra squadra in modo da produrre maggiori risultati”.

Senatori Fi, gravi conferme sulla sicurezza – “Gravi conferme da parte del commissario Cottarelli in commissione Bilancio al Senato. Si pensa alla chiusura di uffici, commissariati, stazioni e caserme delle forze di polizia. Ipotizzata anche la soppressione di interi reparti della Guardia di Finanza, con riferimento all’ordine pubblico. Urge una sconfessione da parte del governo e diventa urgentissima la convocazione del ministro dell’Interno nella commissione Affari costituzionali del Senato”. Lo chiedono, in una nota congiunta, i senatori di Forza Italia Anna Cinzia Bonfrisco, Maurizio Gasparri e Lucio Malan, dopo l’ audizione del commissario Cottarelli. ”Il responsabile della riduzione di spesa dovrebbe concentrare la sua attenzione sugli sprechi. Invece – osservano i tre senatori di Fi – apre la strada allo smantellamento delle strutture indispensabili per la sicurezza, già indebolite da tagli di risorse e di organici. È un percorso inaccettabile che contrasteremo in Parlamento e sul territorio”.

M5S: coprire organici di forze dell’ordine – “Coprire i posti vacanti in polizia, guardia di finanza e polizia penitenziaria scorrendo le graduatorie esistenti, per risparmiare risorse, garantire i diritti, velocizzare e ottimizzare i tempi”. Lo ha scritto il gruppo parlamentare del M5S alla Camera, in una nota, in merito ai vuoti negli organici delle forze dell’ordine. “Il Governo continua a fare bandi praticamente inutili, che sprecano importanti risorse sottraendole alla collettività, per strizzare l’occhio ai sindacati, alimentare il clientelismo e i gruppi d’interesse – hanno continuato i deputati – Denunciamo come le procedure concorsuali attivate dal Governo siano in contrasto con la legge D’Alia e con una pronuncia del Consiglio di Stato che ha chiaramente statuito come il ricorso allo scorrimento delle graduatorie sia ormai la regola da applicare prima di indire nuovi bandi”.

Cgil: è attacco a settore pubblico e welfare – La Cgil si aspettava dalla spending review, “la cui finalità è sempre più fondamentale”, qualcosa “di meglio e di più, ovvero una maggiore lotta agli sprechi reali e non l’ennesimo attacco al sistema pubblico e del welfare”. Lo afferma il responsabile dei Settori pubblici di corso d’Italia, Michele Gentile, in merito alla bozza del rapporto del commissario per la revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli, sollecitando il governo ad avviare un confronto con le parti sociali.

Uil: basta pubblico impiego come bancomat – Basta con il pubblico impiego come “il bancomat del governo in carica”: così il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, boccia l’ipotesi del piano sulla spending review del commissario Carlo Cottarelli di un ulteriore blocco del turn over e degli esuberi. “Nelle proposte del commissario Cottarelli ci sono alcune ipotesi condivisibili sul piano della lotta agli sprechi e della riduzione di spesa, ma ce ne sono altre che non condividiamo, in particolare, quelle che riguardano i lavoratori del pubblico impiego. Ogni volta il pubblico impiego viene considerato il bancomat del governo in carica: ridurre il personale e bloccare il turn over significa ridurre la qualità dei servizi e fare un danno a tutti i cittadini”, afferma Foccillo.

Fns Cisl: no a tagli nel settore sicurezza – “Confidiamo che i risparmi sulla spesa pubblica indicati da Cottarelli non si traducano in tagli lineari sui bilanci e riduzione del personale in settori strategici per i cittadini e per il Paese quali quelli della sicurezza e del soccorso pubblico”. Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della Federazione della Sicurezza della Cisl, Pompeo Mannone. “E’ vitale a tale riguardo – continua Mannone – avviare processi di riforma sulla sicurezza e sul soccorso che ottimizzino i servizi e non ne abbassino il livello e la qualità. Solo operando con coraggio e responsabilità e di concerto con chi rappresenta il personale, infatti, si potranno trovare soluzioni per risparmiare risorse pubbliche e nel contempo rispondere alla crescente domanda di sicurezza che viene dalla cittadinanza”. TISCALI



Mauro Masoni Piace a Piera Beccaris
Piera, ma di cosa ti meravigli ?
Per questi bei "Politicanti" da quattro soldi, l'unico "Pericolo pubblico" era costituito da Berlusconi !

Adesso che lui è stato eliminati non esiste nemmeno più il problema sicurezza per i cittadini.
Chi se ne frega se poi la tessera nr. -1- del PD, il cittadino svizzero "Carlo De Benedetti" è responsabile del "Disastro Ambientale doloso" che ha provocato la "Morte" di oltre 400 persone (per ora). (leggasi ordinanza del G.I.P. di Savona).
Chi se ne frega se il citato De Benedetti è il più grande evasore fiscale d'Italia (225 milioni evasi);
E chi se ne frega se del più grande scandalo economico costituito dalla vicenda MPS; BNL; Unicredit; Coop ed Unipol è stato "Insabbiato" per quanto riguarda la chiara partecipazione e complicità dei vari D'Alema e Fassino ?
Chi se ne frega se l'unico che fu arrestato fu tale "Consorte" ?
Chi se ne frega se un "Giudice" ha ordinato la distruzione di tutte quelle intercettazioni telefoniche ? (dialoghi tra Consorte Fassino e D'Alema tutti contenuti nel post in all. nr.211).
E chi se ne frega se altro "Giudice" ordinò la distruzione della intercettazione telefonica tra Napolitano e Mancino relativa ai rapporti "Stato-Mafia" ?
Queste sono tutte "Cazzate", l'unico pericolo per l'Italia era Berlusconi ossia colui che, fino a prova contraria (che non c'è), risulta essere il più grande contribuente dello stato italiano (i gruppi da lui fondati) nonchè colui che da oltre venti anni assicura un "Lavoro" certo e sicuro per oltre 50.000 persone.
Ma adesso, eliminato lui, l'Italia è di fatto il Paese del Bengodi" ove possono trovare rifugio, comprensione, alloggio e retribuzioni certe, tutti gli immigrati che sappiamo.
Ok, gli "Italiani" scappano e si uccidono ?
E chi se ne frega ?????

W l'Italia !
59 minuti fa · Mi piace · 1

Piera Beccaris aspetto le europee e poi vedo cosa fare!
22 minuti fa · Mi piace


All.nr.212) "ERA GIA' TUTTO PREVISTO"

Piace a Sergio Kappatrenta Vittori.

Mauro Masoni Piace a 3 persone.


Mukunda Das Massimo peraltro quella di uscire dall'euro cosa intelligente....TUTTI sanno ( renzi compreso) che stare ne ll Euro ci ucciderà e schiavizzerà, ma nessuno fa nulla NESSUNO a parte le chiacchere ovviamente
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Mauro Masoni 
Come ho sempre scritto, i potenti di questa Europa non hanno mai perdonato e nemmeno dimenticato che Berlusconi avesse quelle intenzioni.
Uscire da questa "Truffa" definita Euro sarebbe la prima cosa da fare in quanto ci pone alla mercè dei paesi che tirano le fila di questo gioco al massacro, Germania in testa.
Berlusconi lo sapeva, inizio la procedura per uscire e quindi non si perse tempo per strutturare una "Farsa" definita sentenza.
Ho adoperato volutamente il termine "Farsa" in quanto non si può definire diversamente la pronuncia di tale giudice "Esposito" del luglio 2013 anche perchè, nel marzo precedente un'altra sezione della cassazione si era già pronunciata con assoluzione chiara e netta nei suoi confronti.
In ultimo si deve segnalare anche un altro piccolo particolare e cioè che Berlusconi, per quei fatti non può essere ritenuto responsabile di alcunchè in quanto, come tutti sanno, dal 1994 non ha potere di firma per quei bilanci, potere che è detenuto dal sig. Confalonieri il quale nell'ottobre 2012 fu anch'egli processato ed assolto da altra sezione della cassazione.
In pratica è stato accertato che tutti i bilanci erano in piena regola ed anche che, nel caso qualcosa non fosse risultato a norma di legge, le contestazioni si devono sempre fare a chi, per legge. detiene il potere di firma.
La stupidità straripante di tale "Esposito", quando ha scritto nelle motivazioni che Berlusconi "Non poteva non sapere" stà proprio nel fatto che già "Due" sezioni della cassazione hanno accertato (dopo esame capillare), che non c'era proprio nulla da sapere ed infatti si ribadisce, colui che firma quei bilanci, Fedele Confalonieri, fu assolto.
Tutti coloro che si pronunciano riguardo a questa vicenda, sicuramente sono deviati dall?antipatia nei confronti di Berlusconi e quindi sono disposti anche ad accettare una condotta chiaramente "Mafiosa" da parte dei togati i quali, si ricorda, ogni giorno si rendono responsabili delle peggiori angherie nei confronti di cittadini comuni dei quali nessuno parla i quali, dopo essere stati distrutti (sempre per interesse), giungono anche al suicidio.
Teniamoci pure questa parvenza di "Magistratura" (fatte salve le rarissime eccezioni che confermano la regola). che ha ridotto l'Italia in queste condizioni e che pone il nostro paese al terzultimo posto mondiale riguardo ad efficienza e correttezza della Giustizia.



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giovedì 6 marzo 2014

ALL. NR. 211) PER NON DIMENTICARE INTERC. TEL. CONSORTE D'ALEMA E FASSINO CHE DI SEGUITO AD ANTON-VENETA, BNL E UNIPOL (tutto insabbiato), SCANDALO M.P.S. MA TUTTO TACE-

Dunque, quì di seguito vengono riproposte  le intercettazioni telefoniche tra "Consorte"; "Fassino" e "D'alema".
Naturalmente per non dimenticare che dei tre sopracitati, solo tale "Consorte" fu arrestato mentre gli altri due, i quali partecipavano attivamente ai dialoghi non è stato ravvisato nessun elemento  per procedere nei loro confronti.
Ci siamo infatti dimenticati del principio legale relativo al "Concorso di persone nel reato".
Ma non solo, considerati i nomi degli altri due interlocutori, un "Magistrato" dispose la "Distruzione" delle seguenti intercettazioni e.......vissero tutti felici e contenti.

Se Berlusconi non può farlo, le pubblichiamo noi: ecco le intercettazioni Fassino-Consorte

fassino consorteSono 73 le intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta milanese sulle scalate bancarie Antonveneta e Bnl. Nel luglio 2005 sono state effettuate telefonate che hanno coinvolto, tra gli altri, i diessini Massimo D’Alema, Piero Fassino, Nicola La Torre e l’allora presidente del gruppo finanziario Unipol, Giovanni Consorte.
Nell’estate 2005, Il Giornale ha pubblicato il contenuto di alcuni nastri contenenti tali intercettazioni di cui sarebbe venuto in possesso Silvio Berlusconi.
Oggi, lo stesso Silvio Berlusconi è stato condannato dal Tribunale di Milano ad un anno di carcere per concorso in rivelazione di segreti d’ufficio. Due anni e due mesi comminati invece al fratello Paolo.
E’ solo una condanna in primo grado, la cui pena è coperta dall’indulto. Difficilmente si arriverà ad una sentenza d’Appello prima che scatti la prescrizione.
I testi delle intercettazioni, nel momento in cui sono stati pubblicati dal Giornale, erano ancora coperti dal segreto istruttorio. Come quasi tutte le intercettazioni che vengono pubblicate su Repubblica o Fatto Quotidiano e che riguardano lo stesso Berlusconi.
Per la tentata scalata Unipol, il 28 maggio 2011 Giovanni Consorte è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Milano a tre anni e dieci mesi e al pagamento di 1,3 milioni di euro di multa. Condannati insieme a lui l’ex-governatore di Bankitalia Antonio Fazio (3 anni e 6 mesi), l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone (3 anni e 6 mesi), Ivano Sacchetti (3 anni e sette mesi), Carlo Cimbri (3 anni e sette mesi), Vito Bonsignore (3 anni e 6 mesi), Danilo Coppola (3 anni e 6 mesi), Stefano Ricucci (3 anni e 6 mesi), Ettore e Tiberio Lonati ( 3 anni e 6 mesi), Giuseppe Statuto (3 anni e 6 mesi).
Il 30 maggio 2012 la seconda sezione della Corte d’Appello di Milano ha confermato solo le condanne per insider trading e ostacolo alle funzioni di vigilanza a Consorte e Sacchetti, riducendo le pene rispettivamente ad 1 anno e 7 mesi ed 1 anno e sei mesi, e ha assolto tutti gli altri imputati.
Fassino, D’Alema e i vertici del Pd, assolutamente intoccabili per la magistratura, non sono neppure stati indagati.
Anzi, chi ha osato “toccarli” è stato, come abbiamo visto, condannato.
Ritenendo di non vivere (ancora) in un regime e giudicando anomalo il fatto che le intercettazioni non possano essere pubblicate o diffuse solo quando rischiano di inguaiare una certa fazione politica, abbiamo deciso di pubblicare proprio oggi, giorno della condanna ai fratelli Berlusconi, i contenuti di alcune delle telefonate tra Fassino e Consorte. 
Il 5 luglio 2005 Piero Fassino, all’epoca segretario dei Ds, parlando con l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, spiega a quest’ultimo che l’allora numero uno di Bnl, Luigi Abete, vuole vederlo per parlargli. Ecco un brano:
FASSINO: Gli… gli altri cosa fa? Perché mi ha chiamato Abete.
CONSORTE: Sì.
FASSINO: Chiedendomi di vederci, non mi ha spiegato, cioè voglio parlarti, parlarti a voce, a voce, viene tra un po’.
CONSORTE: Uhm.
FASSINO: Su quel fronte lì cosa succede?
CONSORTE: Mah, guarda, su quel fronte lì… eh noi con.. però tu… ma questa… eh… non gliela devi dire a lui…
FASSINO: Ma io non gli dico niente, voglio sapere, voglio solo avere elementi utili per il colloquio.
CONSORTE: No, no, no. No, no. Ti sto infatti…
FASSINO: Sto abbottonatissimo.
CONSORTE: Eh. No, ma ti dico anche quello che puoi dire e non dire, solo questo.
FASSINO: Ecco meglio così. Dimmi tu.
CONSORTE: Noi, sostanzialmente con gli spagnoli un accordo l’abbiamo raggiunto.
FASSINO: Sì.
CONSORTE: Anzi, non sostanzialmente ma di fatto proprio, concreto. Uhm! Naturalmente ci siamo riservati di sentire i nostri organi.
(La telefonata prosegue su argomenti personali per poi riprendere):FASSINO: Ma sarebbe un accordo che si configurerebbe come?
CONSORTE: L’accordo si configura che noi aderiamo alla loro ops…
FASSINO: Eh.
CONSORTE: Loro ci danno il controllo di Bnl Vita.
(La conversazione prosegue):
FASSINO: Vi passano a voi le quote di Bnl Vita?
CONSORTE: Sì.
(Dopo ancora qualche battuta, la telefonata va avanti così):
CONSORTE: Sì, sì e soprattutto ci danno tutti gli assets, quindi otto miliardi di euro che Bnl Vita gestisce, cioè tutta l’azienda proprio, praticamente no? Poi ci danno un altro oggetto…
FASSINO: Ehm.
CONSORTE: Che però non si può dire oggi.
(La telefonata prosegue):
CONSORTE: E poi d’altra parte il vero problema è che noi non riusciamo a chiudere l’accordo con Caltagirone, questo è il problema vero.
FASSINO: Qual è il problema?
In una telefonata successiva, sempre del 5 luglio 2005, Fassino lancia a Consorte l’allarme rosso perché Abete è da Prodi:
FASSINO: E’ arrivato qui Abete tutto trafelato.
CONSORTE: Cosa voleva?
FASSINO: Non ho capito niente.
CONSORTE: Qual è la proposta?
FASSINO: Proposta non ce n’è, non ho capito niente. Abete ha lavorato Prodi dicendogli che fate l’operazione senza i soldi per gestirla.
CONSORTE: Ma questo lo dice lui.
FASSINO: Io ti sto facendo il quadro.
CONSORTE: Ma, va beh, qual è la proposta.
FASSINO: Ma non mi ha avanzato nessuna proposta.
Il 14 luglio 2005 Consorte parla al telefono con Massimo D’Alema:
D’ALEMA: Facci sognare. Vai!
CONSORTE: Anche perché se ce la facciamo abbiamo recuperato un pezzo di storia, Massimo. Perché la Bnl era nata come banca per il mondo cooperativo.
D’ALEMA: E si chiama del Lavoro, quindi possiamo dimenticare?
CONSORTE: Esatto. E’ da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni.
D’ALEMA: Va bene, vai!
Il 17 luglio 2005, alla vigilia del lancio ufficiale dell’Opa di Unipol, Fassino chiama Consorte alle 21.57, si fa spiegare i particolari della scalata e si arrabbia contro chi ha osato criticare l’operazione:
FASSINO: Hai visto gli attacchi furibondi che stanno facendo a me?
CONSORTE: Eh!
FASSINO: Giorno dopo giorno, è una cosa pazzesca!
CONSORTE: Sì, infatti, una roba indecente.
FASSINO: Oggi ho fatto una telefonata di fuoco a Montezemolo. Gli ho detto: adesso basta. Volete la guerra? L’avrete. Dico eh!
CONSORTE: Ma sai perché, Piero? Hanno perso!
FASSINO: Perché abbiamo messo le mani nel loro.
CONSORTE: Sai, domani verrà fuori una cosa, adesso te la dico con grande chiarezza. Noi domani usciremo che le azioni degli immobiliaristi le comprano tre banche mondiali.
FASSINO: (risata)
CONSORTE: Che sono la Nomura, la Deutsche Bank e la Credit Suisse.
FASSINO: Quindi non le comprate voi.
CONSORTE: No, le comprano quattro banche italiane, quattro cooperative e Hopa.
FASSINO: Fate una società?
CONSORTE: No, no, no. Loro comprano il 21,2 e si tengono le azioni. Io lancio l’Opa.
FASSINO: E li prendo da loro.
CONSORTE: No, se mi arrivano le azioni dal mercato loro rimangono alleati nostri. Industriali. Noi arriviamo al 51 per cento, loro detengono il 36.
FASSINO: Ma è straordinario.
CONSORTE: Domani saranno esterrefatti. Oggi, quando gli ho detto ai nostri amici cooperatori quello che mi sono inventato, ti giuro su Dio, mi hanno fatto un applauso.
FASSINO: Comunque la banca ce l’avremo saldamente in mano.
CONSORTE: Saldamente in mano. Questo non se l’aspetta nessuno.
FASSINO: Bene, bene, bene. Bene, Giovanni eh.
CONSORTE: Abbiamo messo fuori tutti gli immobiliaristi, Piero.
FASSINO: E io guarda, io sono proprio incazzato perché hanno, anche oggi il Sole 24 Ore, una pagina intera. Sono dei veri figli di puttana.
CONSORTE: Sono dei figli di puttana perché le hanno provate tutte a denigrarci eccetera. Adesso, quando è finito, io domani posso parlare. Noi piano piano diremo tutto. Abbiamo fatto un progetto industriale della Madonna che noi possiamo fare perché abbiamo sei milioni e trecentomila clienti qua. I baschi no, i baschi svuoterebbero, stanno svendendo. Volevano svendere Bnl e lo diremo, nel senso che la testa pensante è a Madrid, Bnl diventava solo una succursale, una rete. Invece noi vogliamo farla diventare tra le prime banche italiane.
FASSINO: Senti, questa storia che ho letto sui giornali, Gavio eccetera. Ci sono dentro loro come?
CONSORTE: Gavio entra con un 0,5. Marcellino Gavio.
FASSINO: Uhm, uhm, uhm. Insieme a chi? Bonsignore (Vito Bonsignore n.d.r.)?
CONSORTE: Perché lui? No, Bonsignore esce.
FASSINO: Esce? E come mai lui entra?
CONSORTE: Gavio entra perché ha capito che aria tira, che l’aria cambia e siccome lui, Impregilo vuole lavorare con le cooperative…
FASSINO: Ho capito, ho capito.
CONSORTE: Non c’è nessuno che fa niente per niente, Piero, a ‘sto mondo eh!
Il 18 luglio 2005, Consorte chiama Fassino per la “lieta novella”. E’ la famosa telefonata “Allora? Abbiamo una banca?”. 
CONSORTECiao Piero, sono Gianni.
FASSINOAllora? Siamo padroni della Banca?
CONSORTE: È chiusa, sì.
FASSINO: Siete padroni della banca, io non c’entro niente (ride).
CONSORTE: Si, sì, è fatta.
FASSINO: È fatta.
CONSORTE: Abbiamo finito proprio cinque minuti fa, è stata una roba durissima però, insomma…
FASSINO: E alla fine cosa viene fuori? Fammi un po’ il quadro, alla fine.
CONSORTE: Alla fine viene fuori che noi abbiamo… eh… diciamo quattro banche… dunque, quattro cooperative…
FASSINO: Sì..
CONSORTE: Che sono…
FASSINO: Che prendono?
CONSORTE: Quattro cooperative il 4% (…)
FASSINO: Diciamo Adriatica, Liguria…
CONSORTE: Piemonte… e Modena.
FASSINO: E Modena, perfetto. E poi?
CONSORTE: Poi ci sono, diciamo quattro banche italiane…
FASSINO: Sì.
CONSORTE: Che l’un per l’altra hanno il 12% (…) Poi abbiamo tre banche internazionali, che sono Nomura, Credit Suisse e Deutsche Bank…
FASSINO: Uhm…
CONSORTE: Che hanno l’un per l’altra circa il 14 e 1/2%…
FASSINO: 14 e 1/2%…
CONSORTE: Sì, poi abbiamo Hopa che ha il 4 e 99…
FASSINO: Sì
CONSORTE: Poi abbiamo 2 imprenditori privati: Marcellino Gavio e Pascop, che hanno l’1 e 1/2…
FASSINO: Insieme?
CONSORTE: Insieme. E poi ad oggi c’è Unipol che ha il 15…
FASSINO: Chi? Unipol?
CONSORTE: Unipol. Quindi la prima cosa è che queste quote acquisite sono… sono state acquisite da… non da noi, ma dagli alleati…
FASSINO: Uhm
CONSORTE: Dagli immobiliaristi che sono totalmente fuori…
FASSINO: Tu adesso…
CONSORTE: Io?
FASSINO: Che operazione fai dopo questa?
CONSORTE: Ho lanciato l’Opa!
FASSINO: Hai già lanciato l’Opa obbligatoria?
CONSORTE: Esatto, questa mattina…
FASSINO: Sì.
CONSORTE: Allo stesso prezzo…
FASSINO: Sì…
CONSORTE: Al quale sono state fatte le cessioni delle quote delle azioni degli immobiliaristi…
FASSINO: Due e sette?
CONSORTE: Esatto. Per eliminare ogni tipo di speculazione che non… non sono trattate tutte allo stesso modo…
FASSINO: E certo, bene!
CONSORTE: La legge ci avrebbe permesso di lanciare a 2 e 52…
FASSINO: E la BBVA cosa offre?
CONSORTE: 2 e 52, ma in azioni. Noi offriamo soltanto cash!
FASSINO: Cazzo!
CONSORTE: No? Quindi è una cosa totalmente diversa. E in realtà noi abbiamo già in mano il 51 però.