martedì 31 dicembre 2013

All.nr.198) BELLISSIMO SERVIZIO DI "LA 7" ! E LA TV DI STATO DOVE CAZZO E' ? LA CITTADINANZA HA IL DIRITTO DI ESSERE INFORMATA DAGLI ORGANI PREPOSTI A TALE SCOPO !

Chiunque sia interessato può visitare il blog http://moonposter.blogspot.com
Si, è un bellissimo servizio di questa rete, relativo all'arresto del "Giudice" Chiara Schettini.

"Tale e quale" il Tribunale di Roma come quello di Pistoia e come tutti gli altri.

Di seguito al mio commento e riassunto relativo ai "Togati" di Pistoia, è interessantissimo il filmato di "La7"  che riporta le dichiarazioni del "Giudice" arrestato qualche mese fa.Trattasi di identiche Associazioni a Delinquere.
Ciò che emerge è praticamente ciò che conosciamo, l'arrestata dichiara che nei palazzi di "Giustizia" essere corrotto è una "Normalità" (3 su 4) e coinvolge nella sua vicenda tanti altri colleghi parlando anche delle cifre che sono solite correre.
Nel paese "Italia", con questa "Magistratura che è una "Associazione a delinquere di stampo mafioso" dove cazzo ci presentiamo ?
La comunità europea ha inflitto multe per centinaia di milioni di euro che dovranno essere corrisposte entro aprile p.v. ed i cittadini italiani sono obbligati a continuare a buttare sangue per questi "Delinquenti" della peggior risma.
Tutto quanto asserito dal Signor Edoardo Mori nella sua intervista è esattamente conforme al vero.
Il Signor Mori ha fatto il Giudice per 42 anni e si può leggere la citata intervista nella mia nota nr. 194.
Se riforma dovrà essere potrà essere tale solo se fatta dal Signor Mori o da un altro Signore come lui altrimenti le migliaia di denunce di tutti i cittadini continueranno ad essere "Carta Straccia" e l'Italia continuerà ad essere in mano alla "Masso-Mafia" ed oggetto di scherno di tutti i partner europei i quali ritengono "Aberrante"
N.B.: La notizia clamorosa è da ascoltare interamente e nel merito di quanto affermato.
La prassi è la medesima in tutti palazzi della cosiddetta "Giustizia", "Togati" corrotti nonchè "Periti" e "Consulenti" agli ordini del "Potere" i quali non hanno nessuna remora a travisare la realtà dei fatti quando è individuato il prezzo o il profitto da parte dei "Togati" e, non dimentichiamo gli "Avvocati" in quanto anche loro fanno parte del gioco e si attengono scrupolosamente alle direttive del "Palazzo".
I diritti del cittadino non sono nemmeno l'ultimo dei pensieri di questi "Principi del Foro" i quali sono o diventano tali solo ed esclusivamente in base a quanto sono "Ruffiani" con la "Casta" dei togati.

La vicenda è ovviamente eclatante ma per la tv di "Stato" è stato preferibile tenere "Insabbiata" la notizia.
A tal proposito si ricorda che in tutta Italia, sono migliaia le vicende che riguardano la "Giustizia" e che appaiono talmente "Aberranti" da far perdere, purtroppo, qualsiasi credibilità a tutto il sistema.
Di seguito riporto in sintesi i punti salienti che riguardano il sottoscritto ed i "Sei" "Magistrati" (per modo di dire), che sono stati ovviamente da me denunciati anche se, altrettanto ovviamente, tali denunce hanno visto la "Puntuale" "Archiviazione" da parte della sede competente. (Genova).

1) Tale Dr. "Costantini Luciano", all'epoca dei fatti P.M. titolare del fascicolo e che nominò il suo "C.T.U."
     A tale "Magistrato" fu correttamente inviato il verbale dei rilievi del N.O.R.M. redatto dal M.llo Nocera Pasquale, tale atto fu consegnato al c.t.u. Massa Massimo Manfredi il quale, in concorso con il citato P.M., ne "Occultò" totalmente il contenuto.
Si tiene a precisare che, qualche anno dopo, il sottoscritto si recò dal citato dr. Costantini per chiedere se, gentilmente, poteva mettere per iscritto che quel verbale era stato (come risultava), correttamente consegnato al citato c.t.u. "Massa" visto che quest'ultimo ne aveva occultato il contenuto.
Il citato dr. Costantini definì "Inusuale" la mia richiesta (ma non ebbe a ritenere inusuale l'occultamento del contenuto del verbale di un sx "Mortale") ed a quel punto, il sottoscritto, con molta calma, mostrò la lettera di trasmissione dell'Arma dei CC. alla C.A. del dr. Costantini medesimo.
A quel punto il soggetto (Costantini), invitò il sottoscritto a lasciare l'ufficio definendo una "Minaccia" l'aver mostrato quella lettera di trasmissione dell'atto in parola.
Ancora non capisco in cosa sia consistita la minaccia ma la condotta del Costantini medesimo è  stata riportata in dettaglio nella denuncia a suo carico. (All.nr. 36 del blog).
Appare palese che così era stato deciso e "Nessuno" può permettersi di criticare le decisioni di una A.G. anche se da queste ne deriva l'occultamento diun atto vero, il favoreggiamento personale per il responsabile di un sx "Mortale (tale Lo Guasto Giovanni residente in Pistoia) ed il favoreggiamento reale poichè una compagnia di Ass. ha tratto un più che congruo profitto dall'occultamento di quel verbale e dal falso ideologico scritto dal citato "Massa Massimo Manfredi".

2) Tale dr. "Dell'Anno  Renzo", all'epoca di fatti "Procuratore Capo" di Pistoia il quale, come sappiamo, negli ultimi tempi ha avuto a che fare con il C.S.M. che non lo ha riconfermato nel ruolo di Proc. Capo per gravi carenze professionali ed altro.
Per quanto riguarda il soggeto "Dell'Anno" posso solo aggiungere che trattasi di persona in totale malafede la quale non ha remore a scrivere fatti ""Non conformi al vero"" pur di difendere la linea che il "Palazzo" ha deciso, aprioristicamente di percorrere.
Risultano oltremodo indicativi i post nr. 8 e 32 che  contengono due memorie inviate allo stesso "Dell'Anno".
Anche la sua Vergogna non ha limiti.

3) Tale dr.ssa "Selvarolo Rosa", estremamente ligia nell'eseguire gli ordini del "Palazzo", anche tale soggetto non si è fatta la minima remora nello scrivere cose oltremodo "False" ed inoltre si presentò in udienza preliminare nei confronti del citato "Lo Guasto" (il responsabile del sx), senza avere al fascicolo processuale ne il prestampato con planimetria del sx e nemmeno il vebale degli accertamenti urgenti sullo stato dei luoghi e delle cose, redatto dal M.llo Nocera Pasquale del N.O.R.M. di Pistoia.
La citata "Selvarolo", contattata dal sottoscritto, fu informata che, di soolito, non appare strano che un "Giudice" che deve pronunciarsi (un Giudice corretto ed onesto), lo faccia avendo a disposizione tutti gli atti relativi al procedimento per cui ècausa e quindi fu fatto notare l'attestato di cancelleria dal quale si evinceva che gli atti di cui sopra non erano presenti ma la citata "Selvarolo", con molta (falsa) tranquillità rispose che quegli atti non servivano.
In pratica, come ebbi a farle notare, la stessa dichiarò ed ammise di essere "Chiaroveggente".
Provo sia pena che schifo per il soggetto “Selvarolo Rosa” ed è sufficiente leggere la denuncia a suo carico in all. nr. 16 del blog.

4) Tale dr. Buzzegoli Alessandro gip presso il tribunale di Pistoia.
E’ inutile dilungarsi sul soggetto in quanto, elemento abbastanza giovane ha dovuto obbligatoriamente assecondare la linea decisa dai colleghi.
Sarebbe stato sufficiente che, di seguito alla terza denuncia a carico del soggetto “Massa Massimo Manfredi”, falso Ing. e falso c.t.u. in quanto la sua domanda di iscrizione all’albo periti del tribunale di Firenze fu “Rigettata” per mancanza di titoli, il soggetto “Buzzegoli” avesse concesso uno degli elementi suppletivi alle indagini indicato dal sottoscritto ossia la nomina di di un Perito da parte di questo giudice (Buzzegoli), il quale perito si sarebbe potuto pronunciare avendo a disposizione tutti gli attti del sx ossia anche il Verbale “Occultato” per tre volte dalla “Procura” medesima.
Ma il soggetto “Buzzegoli”, contattato dal sottoscritto, ebbe a dichiarare di: “Non essere interessato all’accertamente della verità”.
Presumo non occorra aggiungere altro poiché già questo è sufficiente per qualificare (anzi per dequalificare) il soggetto Buzzegoli.

5) Tale Tredici Roberto giudice nel processo a carico del noto “Massa”.
Si badi bene che il Giudice che lo rinviò a Giudizio fu proprio il Giudice che condannò il sottoscritto sulla base della “Consulenza” del noto “Massa”.
Infatti questo Giudice, Covini Ernesto, accolse la mia spontanea costituzione di parte civile scrivendo nel rinvio a giudizio dell’imputato Massa, che il sottoscritto risultava gravemente danneggiato dalla condotta del “Massa” medesimo.
Il Giudice Covini fu anche informato dell’esistenza del Verbale dei rilievi dell’Arma, mancante anche da fascicolo a mio carico  così come fu messo al corrente del fatto che il citato “Massa” non era Ing. anche se era solito firmarsi come tale e non aveva titoli per assolvere ad incarichi peritali di sorta, così come stabilito dal Tribunale di firenze in data 16.12.99.-
Stà di fatto che il soggetto Tredici, giudice nel processo al “Massa, non considerò minimamente il dettagliato rinvio a giudizio del “Suo” collega Giudice Covini Ernesto
Così come non ammise domande relative al verbale più volte “Occultato” da quel palazzo della “Giustizia” così come vietò all’Ing. Baroncini Claudio di Livorno (nominato C.T.U. da questa Procura), di fornire spiegazioni tecniche relative alla pregnanza di quel verbale (che non fu consegnato a quel professionista all’atto della sua nomina), riguardo all’attribuzione delle responsabilità del sx per cui era causa.
Il soggetto Tredici Roberto, giudice in quel processo, giunse al massimo del falso dichiarando nelle motivazioni di sentenza, che il “Massa” non aveva mai dichiarato di essere Ing. ma che erano gli altri a definirlo tale.
A parte il fatto che, si ricorda che il Massa era stato denunciato per falso ideologico, frode processuale ed occultamento di atto vero ed il tutto era provato in modo documentale, anche questa dichiarazione del soggetto Tredici (giudice) è, oltre che palesemente falsa, anche stupida in quanto il soggetto “Massa” ha sempre fornito i suoi scritti su carta intestata recante tale titolo (Ing. anzi, a tal proposito si ricorda che una delle nomine dello stesso Massa, in qualità di perito fu proprio del giudice Tredici Roberto.
Comunque, per concludere la parte che riguarda il soggetto Tredici (giudice), si ricorda che, anche se la richiesta di rinvio a giudizio fu artatamente costruita dalla procura che contestò esclusivamente la truffa aggravata per le vacazioni percepite dal noto Massa, il c.p.p. prevede un articolo il cui titolo è “Correzione o modifica del capo di imputazione” ma il soggetto Tredici, quella mattina abrogò tale articolo in quanto gli oordini del “Palazzo”erano di “Proteggere” l’imputato e così fu fatto.

6) Tale Garufi Daniela, giudice civile del tribunale di Pistoia..
Per quanto riguarda tale soggetto, leggendo le motivazioni di sentenza, si fa molto prima ad individuare le cose conformi al vero in quanto trattasi di un cumulo di falsi (vedasi denuncia in all. nr.59 del blog indicato).
La stessa Garufi si sentì in dovere di ergersi a “Paladino” difensore dei “Colleghi” dell’attigua sede penale e, tra l’altro, giunse anche a scrivere che il noto verbale dei rilievi del M.llo Nocera Pasquale non era stato consegnato alla sede penale.
Strano perché al soggetto “Garufi” fu consegnato sia il verbale nonché la lettera di rasmissione del N.O.R.M. , alla C.A. del dr. “Costantini Luciano Sost.” ma il soggetto “Garufi” (giudice) forse era distratta o è sofferente di qualche strana turbe psichica.
Comunque, per finire anche il profilo di questo bel soggetto, si ricorda che giunsero a cinque, le istanze con le quali si richiedeva a questo “Giudice”, di procedere alla nomina di un perito di sua fiducia ora che tutti gli atti del sx erano a corredo atti.
Ma il soggetto “Garufi” (giudice), rimase fermo nelle sue posizioni rifiutandosi di procedere a tale nomina  non considerando minimamente nemmeno le “5” consulenze e perizie (tra cui quella di un Giurì d’Onore) che erano tutte con conclusioni diametralmente opposte al “Falso” del noto “Massa” nonostante ai cinque Professionisti, per svariati motivi non fosse stato fornito il verbale dei rilievi che, come risulta, una volta utilizzato per stilare una Consulenza. Tolse qualsiasi dubbio nell’individuazione delle responsabilità del sx ma il soggeto “Garufi”, sicuramente non perse nemmeno tempo a leggere gli atti.
Come dice l’ex “Giudice” Schettini Chiara, (arrestata), nell’introduzione della presente, i “Giudici” hanno ben altri comportamenti e non perdono tempo a leggersi gli atti, l’unica cosa che leggono molto attentamente sono le cifre che percepiscono per le loro corruzioni o concussioni.

7) Tale Manotti p.m. di Genova il quale (poveraccio), ha dovuto scrivere nella sua (ovvia) richiesta di archiviazione, che va benissimo occultare il verbale di un sx mortale, va benissimo che lo stesso non sia a corredo atti di due fascicoli processuali, va benissimo che sia nominato “C.T.U. un soggetto che non ha titolo alcuno per assolvere ad incarichi peritali di sorta e va benissimo che i  sei magistrati denunciati abbiano scritto cumuli e valanghe di “Falsi”.
Evidentemente siamo noi cittadini che, stupidamente ci dimentichiamo che i “Togati” possono occultare tutto e possono scrivere tutto il falso che vogliono.

8) Tale Baldini Ferdinando gip di Genova.
Anche su tale soggetto è davvero inutile dilungarsi in quanto, dimostrando di essere anche stupido ai massimi livelli, ha archiviato le sei denunce non tenendo conto ne di fatti oggettivi e nemmeno  di prove documentali che non lasciano adito ad interpretazioni di sorta.
Il soggetto “Baldini” (giudice), evidentemente trovandosi al perso e non sapendo cosa scrivere, non si è nemmeno reso conto della stupidità delle sue affermazioni come per esempio quella in cui recita che il “Massa” ha “Soltanto” valutato che il contatto tra le vetture non è stato influente per la causazione del sx.
Al soggetto “Baldini” andrebbe ricordato che, in primis il Massa non ha alcun titolo per assolvere ad incarichi peritali di sorta (come stabilito dal Trib. di Fi in data 16.12.99) e quindi le sue valutazioni sono assolutamente e totalmente insignificanti ed inoltre, nel caso non bastasse, si ricorda al sogettto “Balsini” (giudice) che il noto “Massa”, nel suo “Falso Ideologico”, non ha valutato alcunché in quanto ha chiaramente riportato per iscritto che “Si esclude il contatto tra le vetture”.
Il Massa ha scritto questo “Falso” dopo aver “Occultato” (in concorso con il p.m.), il Verbale ove tale contatto era stato individuato ed anche compiutamente descritto ma anche il soggetto “Baldini”, forse per l’età o la precoce arteriosclerosi, è apparso molto distratto ma ogni volta che ripenso alla condotta di questi “Otto” figuri sopra descritti nelle loro condotte, mi tornano in mente le parole dell’ex “Giudice” Chiara Schettini (arrestata) dalle quali si evince che nei palazzi della “Giustizia” l’essere corrotti e falsi è una prassi oltremodo consolidata ed il sottoscritto, per storia vissuta direttamente, conferma e sottoscrive tale dichiarazione.

Ad ulteriore ed incontrovertibile conferma del totale sfacelo rappresentato in Italia dalla casta della "Magistratura", è il caso di leggere la nota nr. 160 del blog, relativa alle dichiarazioni del Dr. Rossi Nello, Proc. Agg. di Roma; lanota nr. 190 relativa alla vicenda vissuta dal Dr. Morcavallo ex Giudice del Trib. dei Min. di Bologna e la nota nr. 194 che ricomprende un tagliente, completa ed esaustiva intervista del Sig. Mori Dr. Edoardo il quale, per ben 42 anni è stato Magistrato Giudicante ed ovviamente, come gli altri due signori indicati, può esprimersi con piena cognizione di causa.
http://tg.la7.it/cronaca/video-i785826?pmk=tgla7 quello che accade in questo paese ad opera dei "Togati".

NOTIZIA CLAMOROSA...







https://scontent-b-mxp.xx.fbcdn.net/hphotos-frc3/t1/p480x480/1510807_485963071520934_1076495828_n.jpg


Foto: Corruzione e malaffare al fallimentare di Roma: i giudici in camera di consiglio dicevano: "questo si fa fallire e questo non si fa fallire"

http://tg.la7.it/cronaca/video-i785826?pmk=tgla7

domenica 22 dicembre 2013

All.nr.197) "MINACCE DI MORTE IN DIRETTA" "NESSUNA NOVITA' QUESTE SONO LE TRASMISSIONI CHE PIACCIONO AI SOGGETTI "SINISTRI" "

In uno stato serio, un programma televisivo ove viene mandato in onda un delinquente incappucciato il quale minaccia di "Morte" più persone, sarebbe stato immediatamente sospeso ed a quel conduttore ed a tutti i responsabili sarebbe inibita per sempre la conduzione di qualsiasi altro programma el'ordine dei giornalisti li radierebbe dall'albo di appartenenza.

Ma in Italia non dobbiamo meravigliarci più di niente, coloro che appartengono ad una determinata parte politica hanno il permesso e la facoltà di minacciare di "Morte" ed in diretta i soggetti da loro ritenuti nemici.

VIDEO CHOC DA SANTORO: UN INCAPPUCCIATO "SPAREREI A QUEI 4 STRONZI DI POLITICI, DALLA SANTANCHE' AI POLIZIOTTI"



Michele Santoro "orfano" di Berlusconi deve pur tenere su l'audience del suo "Servizio pubblico". E ci riesce bene mandando in onda un'intervista choc ad un antagonista, rigorosamente incappucciato, della durata si tre minuti e 23 secondi, senza nessun filtro o barriera. Semplicemente lo stato e d'animo e le intenzioni del giovane "arrabbiato". "Per morire tra 10 anni - afferma - di cancro ai polmoni (ndr. naturalmente colpa dell'inquinamento voluto dai politici) preferisco morire domani sparato da un poliziotto". Poi si spiega meglio: "Sono su canale 5 con mia mamma, che guarda Barbara D'Urso, con quei quattro stronzi di politici, tipo la signora Santanche' che parla, dopo tre minuti mi sale un nervoso che vorrei andare li' ad ammazzare nel vero senso della parola, ma non posso, non perché non ho la la capacita', ma perché fra me e loro ci sono quei personaggi i poliziotti. I poliziotti sono nemici perché difendono quei criminali. Mio padre diceva: hai capito che il forno era caldo dopo che ci hai messo la mano. Tu non puoi capire i tuoi e se nessuno ti punisce, io posso punirti una volta, due, alla terza devo ammazzarti". Ed ancora: "E ti diro' di più, quello che sto dicendo e' il pensiero comune di tutti: vecchi, donne, pensionati, non pensionati". Un delirio appunto di oltre tre minuti, quelli nei quali non riusciva ad ascoltare la Santanche'. Naturalmente divampa la polemica. Ma si possono mandare in onda interviste simili? Cosa esprimono, disagio sociale o istigazione? Fatto sta che la Santanche' si e' infuriata: "Faccio denuncia e nessuno interviene". E spiega: "Un tizio ripete fino alla nausea che vuole sparare a poliziotti e politici. Nessuno prova non dico a fermarlo, ma nemmeno a instaurare un minimo di contraddittorio".
©
- See more at: http://www.in20righe.it/politica/3253-video-choc-da-santoro-un-incappucciato-sparerei-a-quei-4-stronzi-di-politici-dalla-santanche-e-ai-poliziotti.html#sthash.MHItJ82H.dpuf

venerdì 20 dicembre 2013

All.nr.196) TRASMISSIONE IN DIRETTA SUL TEMA DELLA GIUSTIZIA DEL 19.12.13 DA ASCOLTARE DOPO AVER LETTO L'INTERVISTA AL DOTT. MORI IN ALL. NR.194

ADESSO IN DIRETTA
“la Malagiustizia Vissuta dai Cittadini”
Temi della puntata:
“le Omissioni dei Pubblici Ministeri” e “le Sparizioni di Fascicoli e/o Documenti“
Ospiti in diretta:
- Avvocato e Docente Antonino Marotta, da Milano
- Avvocato Cassazionista Giuseppe Lipera, da Catania
- Bruno Falzea, da Grosseto
- Mauro Masoni ex Ispettore Polizia Giudiziaria, da Pistoia
- i Coniugi Sannino, da Firenze
- Luigi Iovino da Napoli
- e Pino Zarrilli da Firenze
http://www.spreaker.com/user/diritti-negati/contro-la-malagiustizia_2

sabato 14 dicembre 2013

All.nr.195) A CONFERMA DEL POST NR.194: "E IL GIUDICE SI TOLSE LA TOGA" "NON SOPPORTAVO PIU' L'IDIOZIA DI TROPPI COLLEGHI"-

PER TUTTI I "PRESUNTI MAGISTRATI" DENUNCIATI CHE SEGUONO:
"COSTANTINI LUCIANO; DELL'ANNO RENZO; SELVAROLO ROSA; BUZZEGOLI ALESSANDRO; TREDICI ROBERTO; GARUFI DANIELA".
IL SIGNOR. MORI, DOTTOR EDOARDO HA CONOSCIUTO SICURAMENTE TANTI "SOGGETTI" COME VOI E SI E' FERMATO ALL'IDIOZIA MA, LEGGENDO IL POST NR. 194 APPARE PALESE UN'ALTRA COMPONENTE A VOI COMUNE: "L'INARRESTABILE MALAFEDE"!

martedì 10 dicembre 2013

All.nr.171) "IPOTESI DI GRAZIA E PARAGONI NELLA NOSTRA REPUBBLICA"

A quanto sembra, il Presidente Napolitano pare stia valutando attentamente l'ipotesi di concessione della "Grazia" a Silvio Berlusconi.
Le parole del Presidente sono state in primis quella di prassi ossia: "Una sentenza definitiva deve essere applicata" ma poi ha continuato con: "Il P.D.L. ha tutto il diritto di criticarla".
Ergo, da dove scaturisce il diritto di criticare una sentenza se è "Giusta" ed emessa nel pieno rispetto delle leggi dello Stato ?
Evidentemente il Presidente Napolitano è a conoscenza di molti fatti che lo stanno inducendo in attenta riflessione.
Il riferimento è chiaramente a quanto emerso circa le persone: "Boccassini" e "Esposito" le quali hanno avuto un ruolo determinante riguardo alla sentenza in parola ed a tal proposito, soltanto rifacendosi solo a ciò che è di dominio pubblico, tale sentenza non può assolutamente essere considerata scevra da "Pregiudizio" e da "Malafede" e quindi appaiono oltremodo giustificate le parole del Presidente il quale ha a disposizione molti elementi di valutazione in più rispetto a quelli divulgati da stampa e tv e, nel caso di richiesta, dovrà pronunciarsi in base alla sua coscienza sia tenendo conto di alcune "Stranezze" riscontrate nell'iter processuale nonchè del fatto che, attualmente una crisi di governo potrebbe costituire il colpo di grazia per lo Stato.
Comunque, se vi sarà tale richiesta il Presidente avrà il dovere di valutare tutti gli elementi a disposizione ed in tal caso, l'accoglimento potrebbe apparire addirittura consequenziale.
Anche se il paragone non sussiste, solo per esempio, di seguito viene riportata la "Grazia" concessa ad un "Assassino" nel 1965 dal Presidente Saragat.
Il Soggetto era infatti stato condannato da un Tribunale della Repubblica per "Strage" ma poichè riuscì a scappare in Cecoslovacchia, non fece nemmeno un giorno di galera e vi fece ritorno solo dopo l'ottenimento della grazia concessa dietro pressione del P.C.I. ed una volta rientrato fu candidato ed eletto nelle file del P.C.I.-P.S.I.U.P.



GRAzia a Berlusconi, perché no? Nel ’65 fu concessa a un parlamentare partigiano condannato per strage…




Grazia a Berlusconi, perché no? Nel ’65 fu concessa a un parlamentare partigiano condannato per strage…
POLITICA
Tutti in attesa di Napolitano, della sua “risposta” alla richiesta di una soluzione politica alla spallata giudiziaria contro Berlusconi. La parola più ricorrente, in queste ore di attesa, è “grazia”, ipotesi in campo da alcune settimane e che ancora oggi viene considerata possibile dal centrodestra, al punto che il senatore del Pdl, Lucio Malan, rispolvera un precedente significativo, quello di un partigiano stragista. «Dare per scontato che Berlusconi debba essere dichiarato decaduto per esempio non mi pare il caso, perchè ci sono questioni aperte, a partire dall’indulto. E sulla grazia ci sono precedenti, come quello del deputato Francesco Moranino, che ebbe la grazia. Quello fu un atto politico a tutti gli effetti, e il reato era molto più grave della evasione fiscale», dice il senatore del Pdl.
Giusto per fare un po’ di storia, nell’estate del 1944 ebbe luogo nel Biellese quella che è conosciuta come la strage della missione Strassera, con l’uccisione di cinque partigiani accusati di essere spie. Moranino, detto il comandante «Gemisto», fu il primo parlamentare della storia della Repubblica a subire l’autorizzazione a procedere e all’arresto per quella strage. Alla fine del processo venne condannato all’ergastolo per omicidio plurimo ma non vide mai le patrie galere: scappò, in Cecoslovacchia, dichiarandosi innocente. Si leggeva nella sentenza: «Perfino la scelta degli esecutori dell’eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un’osteria e per l’impresa compiuta ricevettero in premio del denaro.».  Nel 1965, su pressione della sinistra, Moranino fu graziato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, poi fu candidato ed eletto al Senato col Pci-Psiup. Senza particolari scandali nel Paese.

..All. nr. 194) "DA NON PERDERE" L'EX GIUDICE EDOARDO MORI DENUNCIA SENZA REMORA TUTTO IL SISTEMA GIUDUZIARIO ITALIANO.

 

Si è così. dopo il Signor Morcavallo (Giudice trib. min. BO) e dopo il Signor Rossi, Proc. Agg. di Roma, anche il Signor Mori Edoardo, così come il Sig. Piero Tony (proc. Capo di Prato), riassume tutte le aberrazioni e le infamie delle quali si macchia "Quotidianamente" la nostra "Magistratura", il Dott. Mori non evita nessuna delle domande a lui poste dal giornalista anzi, risponde sempre in modo netto, completo ed esaustivo.
Leggendo l'intervista ovviamente vi sono paragoni anche con altri paesi europei i quali, come si legge, troverebbero assurdo, vergognoso ed aberrante anche solo un la "Centesima" parte du ciò che ricomprende il nostro sistema giudiziario.
Siamo lo "Schifo" del mondo, mi raccomando leggete tutta l'intervista, considerata la nostra "Magistratura" (Corrotta, impreparata ed incompetente), un imputato avrebbe più possibilità di essere correttamente giudicato con: "Il lancio della monetina" e questo nonostante al giorno di oggi le indagini possano avvalersi di mezzi che, se usati correttamente, aiuterebbero moltissimo a giungere molto vicino (ed in breve tempo), alla verità storica dei vari eventi.
Il Signor Mori afferma che solo il 20% dei togati si può salvare ed io aggiungo che ha approssimato per eccesso ma, per certo tra quel 20 % non rientrano i "Togati" "Costantini Luciano; Dell'Anno Renzo; Selvarolo Rosa; Buzzegoli; Tredici Roberto e Garufi Daniela, tutti appartenenti al palazzo della "Giustizia" di Pistoia i quali (tutti denunciati), sono l'esempio della "Falsità" più infame che possa esistere.
Si da atto che, ovviamente tutte le denunce sono state "Archiviate" (Insabbiate) da altro "Figuro" loro collega di Genova che risponde al nome di Baldini Ferdinando.
Il sottoscritto ha toccato con mano ed è vittima di tutte le "Omissioni" ed i "Falsi" che il Signor Mori non ha mancato di elencare e spiegare.
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–(integrazione inserita il 23 febbraio 2013)
Intervengo per modificare questo post, per correggere un nostro sbaglio.
Quando pubblicai questo post, non avevo pubblicato la fonte originaria dell’intervista al giudice Edoardo Mori. L’amico Pasquale De Feo aveva condiviso con noi questa interessante intervista e io la pubblicai e negligentemente non ricercai la fonte.
Qui abbiamo l’abitudine a sapere riconoscere i nostri errori quando li facciamo.
L’intervista all’ex magistrato Edoardo Nori fu pubblicata su “Il Giornale” il 18 settembre 2011, a firma del giornalista Stefano Lorenzetto (link.. http://www.ilgiornale.it/news/e-giudice-si-tolse-toga-non-sopportavo-pi-l-idiozia-troppi.html)–
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Questa sconvolgente intervista ce l’ha fatta conoscere il nostro Pasquale De Feo.
E la sua importanza è tale che l’ho tolta dal suo diario per farne un post apposito.
E’ un clamoroso atto di denuncia del sistema giudiziario italiano, fatto da chi -Edoardo Mori, magistrato lo è stato -in modo instancabile e apprezzatissimo- per 42 anni.
Quello che racconta è lo sfacelo totale.
Una delle sue dichiarazioni..
«Il sistema di polizia, il trattamento dell’imputato e il rapporto fra pubblici ministeri e giudice sono ancora fermi al 1930. Le forze dell’ordine considerano delinquenti tutti gli indagati, i cittadini sono trattati alla stregua di pezze da piedi, spesso gli interrogatori degenerano in violenza. Il Pm gioca a fare il commissario e non si preoccupa di garantire i diritti dell’inquisito. E il Gip pensa che sia suo dovere sostenere l’azione del Pm».
Ed eccone un’altra…
«La categoria s’è autoapplicata la regola che viene attribuita all’imputato Stefano Ricucci: “È facile fare il frocio col sedere degli altri”. Le risulta che il Consiglio superiore della magistratura abbia mai condannato i giudici che distrussero Enzo Tortora? E non parliamo delle centinaia di casi, sconosciuti ai più, conclusi per l’inadeguatezza delle toghe con un errore giudiziario mai riparato: un innocente condannato o un colpevole assolto. In compenso il Csm è sempre solerte a bastonare chi si arrischia a denunciare le manchevolezze delle Procure».
E ancora un’altra..
>.
Edoardo Mori -uno di quegli uomini precisi, scrupolosi e dallo stile impeccabile che sembrano appartenere a un secolo precedente- se ne è andato dalla magistratura con un senso di disgusto. Racconta di come troppe volte si è fatto e viene fatto totalmente carta straccia del diritto.
E’ davvero estremamente raro che un Magistrato, specie se ha svolto ruoli importanti, faccia dichiarazioni di questo livello.
Ecco perché crediamo che questa intervista vada letta.
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Magistrati, alzatevi! Stavolta gli imputati siete voi e a processarvi è un vostro collega, il giudice Edoardo Mori. Che un anno fa, come in questi giorni, decise di strapparsi di dosso la toga, disgustato dall’impreparazione e dalla faziosità regnanti nei palazzi di giustizia. «Sarei potuto rimanere fino al 2014, ma non ce la facevo più a reggere l’idiozia delle nuove leve che sui giornali e nei tiggì incarnano il volto della magistratura. Meglio la pensione».
Per 42 anni il giudice Mori ha servito lo Stato tutti i santi i giorni, mai un’assenza, a parte la settimana in cui il figlioletto Daniele gli attaccò il morbillo; prima per otto anni pretore a Chiavenna, in Valtellina, e poi dal 1977 giudice istruttore, giudice per le indagini preliminari, giudice fallimentare (il più rapido d’Italia, attesta il ministero della Giustizia), nonché presidente del Tribunale della libertà, a Bolzano, dov’è stato protagonista dei processi contro i terroristi sudtirolesi, ha giudicato efferati serial killer come Marco Bergamo (cinque prostitute sgozzate a coltellate), s’è occupato d’ogni aspetto giurisprudenziale a esclusione solo del diritto di famiglia e del lavoro.

Con un’imparzialità e una competenza che gli vengono riconosciute persino dai suoi nemici. Ovviamente se n’è fatti parecchi, esattamente come suo padre Giovanni, che da podestà di Zeri, in Lunigiana, nel 1939 mandò a farsi friggere Benito Mussolini, divenne antifascista e ospitò per sei mesi in casa propria i soldati inglesi venuti a liberare l’Italia.
Mori confessa d’aver tirato un sospirone di sollievo il giorno in cui s’è dimesso: «Il sistema di polizia, il trattamento dell’imputato e il rapporto fra pubblici ministeri e giudice sono ancora fermi al 1930. Le forze dell’ordine considerano delinquenti tutti gli indagati, i cittadini sono trattati alla stregua di pezze da piedi, spesso gli interrogatori degenerano in violenza. Il Pm gioca a fare il commissario e non si preoccupa di garantire i diritti dell’inquisito. E il Gip pensa che sia suo dovere sostenere l’azione del Pm».
Da sempre studioso di criminologia e scienze forensi, il dottor Mori è probabilmente uno dei rari magistrati che già prima di arrivare all’università si erano sciroppati il Trattato di polizia scientifica di Salvatore Ottoleghi (1910) e il Manuale del giudice istruttore di Hans Gross (1908). Le poche lire di paghetta le investiva in esperimenti su come evidenziare le impronte digitali utilizzando i vapori di iodio. Non c’è attività d’indagine (sopralluoghi, interrogatori, perizie, autopsie, Dna, rilievi dattiloscopici, balistica) che sfugga alle conoscenze scientifiche dell’ex giudice, autore di una miriade di pubblicazioni, fra cui il Dizionario multilingue delle armi, il Codice delle armi e degli esplosivi e il Dizionario dei termini giuridici e dei brocardi latini che vengono consultati da polizia, carabinieri e avvocati come se fossero tre dei 73 libri della Bibbia.
Nato a Milano nel 1940, nel corso della sua lunga carriera Mori ha firmato almeno 80.000 fra sentenze e provvedimenti, avendo la soddisfazione di vederne riformati nei successivi gradi di giudizio non più del 5 per cento, un’inezia rispetto alla media, per cui gli si potrebbe ben adattare la frase latina che Sant’Agostino nei suoi Sermones riferiva alle questioni sottoposte al vaglio della curia romana o dello stesso pontefice: «Roma locuta, causa finita». Il dato statistico può essere riportato solo perché Mori è uno dei pochi, o forse l’unico in Italia, che ha sempre avuto la tigna di controllare periodicamente com’erano andati a finire i casi passati per le sue mani: «Di norma ai giudici non viene neppure comunicato se le loro sentenze sono state confermate o meno. Un giudice può sbagliare per tutta la vita e nessuno gli dice nulla. La corporazione è stata di un’abilità diabolica nel suddividere le eventuali colpe in tre gradi di giudizio. Risultato: deresponsabilizzazione totale. Il giudice di primo grado non si sente sicuro? Fa niente, condanna lo stesso, tanto – ragiona – provvederà semmai il collega in secondo grado a metterci una pezza. In effetti i giudici d’appello un tempo erano eccellenti per prudenza e preparazione, proprio perché dovevano porre rimedio alle bischerate commesse in primo grado dai magistrati inesperti. Ma oggi basta aver compiuto 40 anni per essere assegnati alla Corte d’appello. Non parliamo della Cassazione: leggo sentenze scritte da analfabeti».
Soprattutto, se il giudice sbaglia, non paga mai. «La categoria s’è autoapplicata la regola che viene attribuita all’imputato Stefano Ricucci: “È facile fare il frocio col sedere degli altri”. Le risulta che il Consiglio superiore della magistratura abbia mai condannato i giudici che distrussero Enzo Tortora? E non parliamo delle centinaia di casi, sconosciuti ai più, conclusi per l’inadeguatezza delle toghe con un errore giudiziario mai riparato: un innocente condannato o un colpevole assolto. In compenso il Csm è sempre solerte a bastonare chi si arrischia a denunciare le manchevolezze delle Procure».
Il dottor Mori parla con cognizione di causa: ha dovuto subire ben sei provvedimenti disciplinari e tutti per aver criticato l’operato di colleghi arruffoni e incapaci. «Dopo aver letto una relazione scritta per un pubblico ministero pugliese, con la quale il perito avrebbe fatto condannare un innocente sulla base di rivoltanti castronerie, mi permisi di scrivere al procuratore capo, avvertendolo che quel consulente stava per esporlo a una gran brutta figura. Ebbene, l’emerita testa mi segnalò per un procedimento disciplinare con l’accusa d’aver “cercato di influenzarlo” e un’altra emerita testa mi rinviò a giudizio. Ogni volta che ho segnalato mostruosità tecniche contenute nelle sentenze, mi sono dovuto poi giustificare di fronte al Csm. E ogni volta l’organo di autogoverno della magistratura è stato costretto a prosciogliermi. Forse mi ha inflitto una censura solo nel sesto caso, per aver offuscato l’immagine della giustizia segnalando che un incolpevole cittadino era stato condannato a Napoli. Ma non potrei essere più preciso al riguardo, perché, quando m’è arrivata l’ultima raccomandata dal Palazzo dei Marescialli, l’ho stracciata senza neppure aprirla. Delle decisioni dei supremi colleghi non me ne fregava più nulla».
–Perché ha fatto il magistrato?
«Per laurearmi in fretta, visto che in casa non c’era da scialare. Fin da bambino me la cavavo un po’ in tutto, perciò mi sarei potuto dedicare a qualsiasi altra cosa: chimica, scienze naturali e forestali, matematica, lingue antiche. Già da pretore mi documentavo sui testi forensi tedeschi e statunitensi e applicavo regole che nessuno capiva. Be’, no, a dire il vero uno che le capiva c’era: Giovanni Falcone».
–Il magistrato trucidato con la moglie e la scorta a Capaci.
«Mi portò al Csm a parlare di armi e balistica. Ma poi non fui più richiamato perché osai spiegare che molti dei periti che i tribunali usavano come oracoli non erano altro che ciarlatani. Ciononostante questi asini hanno continuato a istruire i giovani magistrati e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma guai a parlar male dei periti ai Pm: ti spianano. Pensi che uno di loro, utilizzato anche da un’università romana, è riuscito a trovare in un residuo di sparo tracce di promezio, elemento chimico non noto in natura, individuato solo al di fuori del sistema solare e prodotto in laboratorio per decadimento atomico in non più di 10 grammi».
–Per quale motivo i pubblici ministeri scambiano i periti per oracoli?
«Ma è evidente! Perché ».
–Ci sarà ben un organo che vigila sull’operato dei periti.
«Nient’affatto, in Italia manca totalmente un sistema di controllo. Quando entrai in magistratura, nel 1968, era in auge un perito che disponeva di un’unica referenza: aver recuperato un microscopio abbandonato dai nazisti in fuga durante la seconda guerra mondiale. Per ottenere l’inserimento nell’albo dei periti presso il tribunale basta essere iscritti a un ordine professionale. Per chi non ha titoli c’è sempre la possibilità di diventare perito estimatore, manco fossimo al Monte di pietà. Ci sono marescialli della Guardia di finanza che, una volta in pensione, ottengono dalla Camera di commercio il titolo di periti fiscali e con quello vanno a far danni nelle aule di giustizia».
–Sono sconcertato.
«Anche lei può diventare perito: deve solo trovare un amico giudice che la nomini. I tribunali rigurgitano di tuttologi, i quali si vantano di potersi esprimere su qualsiasi materia, dalla grafologia alla dattiloscopia. Spesso non hanno neppure una laurea. Nel mondo anglosassone vi è una tale preoccupazione per la salvaguardia dei diritti dell’imputato che, se in un processo si scopre che un perito ha commesso un errore, scatta il controllo d’ufficio su tutte le sue perizie precedenti, fino a procedere all’eventuale revisione dei processi. In Italia periti che hanno preso cantonate clamorose continuano a essere chiamati da Pm recidivi e imperterriti, come se nulla fosse accaduto».
–Può fare qualche caso concreto?
«Negli accertamenti sull’attentato a Falcone vennero ricostruiti in un poligono di tiro – con costi miliardari, parlo di lire – i 300 metri dell’autostrada di Capaci fatta saltare in aria da Cosa nostra, per scoprire ciò che un esperto già avrebbe potuto dire a vista con buona approssimazione e cioè il quantitativo di esplosivo usato. È chiaro che ai fini processuali poco importava che fossero 500 o 1.000 chili. Molto più interessante sarebbe stato individuare il tipo di esplosivo. Dopo aver costruito il tratto sperimentale di autostrada, ci si accorse che un manufatto recente aveva un comportamento del tutto diverso rispetto a un manufatto costruito oltre vent’anni prima. Conclusione: quattrini gettati al vento. Nel caso dell’aereo Itavia, inabissatosi vicino a Ustica nel 1980, gli esami chimici volti a ricercare tracce di esplosivi su reperti ripescati a una profondità di circa 3.500 metri vennero affidati a chimici dell’Università di Napoli, i quali in udienza dichiararono che tali analisi esulavano dalle loro competenze. Però in precedenza avevano riferito di aver trovato tracce di T4 e di Tnt in un sedile dell’aereo e questa perizia ebbe a influenzare tutte le successive pasticciate indagini, orientate a dimostrare che su quel volo era scoppiata una bomba. Vuole un altro esempio di imbecillità esplosiva?».
–Prego. Sono rassegnato a tutto.
«Per anni fior di magistrati hanno cercato di farci credere che il plastico impiegato nei più sanguinosi attentati attribuiti all’estrema destra, dal treno Italicus nel 1974 al rapido 904 nel 1984, era stato recuperato dal lago di Garda, precisamente da un’isoletta, Trimelone, davanti al litorale fra Malcesine e Torri del Benaco, militarizzata fin dal 1909 e adibita a santabarbara dai nazisti. Al processo per la strage di Bologna l’accusa finì nel ridicolo perché nessuno dei periti s’avvide che uno degli esplosivi, asseritamente contenuti nella valigia che provocò l’esplosione e che pareva fosse stato ripescato nel Benaco dai terroristi, era in realtà contenuto solo nei razzi del bazooka M20 da 88 millimetri di fabbricazione statunitense, entrato in servizio nel 1948. Un po’ dura dimostrare che lo avessero già i tedeschi nel 1945».
–Ormai non ci si può più fidare neppure dell’esame del Dna, basti vedere la magra figura rimediata dagli inquirenti nel processo d’appello di Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher.
«Si dice che questo esame presenti una probabilità d’errore su un miliardo. Falso. Da una ricerca svolta su un database dell’Arizona, contenente 65.000 campioni di Dna, sono saltate fuori ben 143 corrispondenze. Comunque era sufficiente vedere i filmati in cui uno degli investigatori sventolava trionfante il reggiseno della povera vittima per capire che sulla scena del delitto era intervenuta la famigerata squadra distruzione prove. A dimostrazione delle cautele usate, il poliziotto indossava i guanti di lattice. Restai sbigottito vedendo la scena al telegiornale. I guanti servono per non contaminare l’ambiente col Dna dell’operatore, ma non per manipolare una possibile prova, perché dopo due secondi che si usano sono già inquinati. Bisogna invece raccogliere ciascun reperto con una pinzetta sterile e monouso. I guanti non fanno altro che trasportare Dna presenti nell’ambiente dal primo reperto manipolato ai reperti successivi. E infatti adesso salta fuori che sul gancetto del reggipetto c’era il Dna anche della dottoressa Carla Vecchiotti, una delle perite che avrebbero dovuto isolare con certezza le eventuali impronte genetiche di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Non è andata meglio a Cogne».
–Cioè?
«In altri tempi l’indagine sulla tragica fine del piccolo Samuele Lorenzi sarebbe stata chiusa in mezza giornata. Gli infiniti sopralluoghi hanno solo dimostrato che quelli precedenti non erano stati esaustivi. Il sopralluogo è un passaggio delicatissimo, che non consente errori. Gli accessi alla scena del delitto devono essere ripetuti il meno possibile perché ogni volta che una persona entra in un ambiente introduce qualche cosa e porta via altre cose. Ma il colmo dell’ignominia è stato toccato nel caso Marta Russo».
–Si riferisce alle prove balistiche sul proiettile che uccise la studentessa nel cortile dell’Università La Sapienza di Roma?
«E non solo. S’è preteso di ricostruire la traiettoria della pallottola avendo a disposizione soltanto il foro d’ingresso del proiettile su un cranio che era in movimento e che quindi poteva rivolgersi in infinite direzioni. In tempi meno bui, sui libri di geometria del ginnasio non si studiava che per un punto passano infinite rette? Dopodiché sono andati a grattare il davanzale da cui sarebbe partito il colpo e hanno annunciato trionfanti: residui di polvere da sparo, ecco la prova! Peccato che si trattasse invece di una particella di ferodo per freni, di cui l’aria della capitale pullula a causa del traffico. La segretaria Gabriella Alletto è stata interrogata 13 volte con metodi polizieschi per farle confessare d’aver visto in quell’aula gli assistenti Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro. Uno che si comporta così, se non è un pubblico ministero, viene indagato per violenza privata. Un Pm non può usare tecniche da commissario di pubblica sicurezza, anche se era il metodo usato da Antonio Di Pietro, che infatti è un ex poliziotto».
–Un sistema che ha fatto scuola.
«La galera come mezzo di pressione sui sospettati per estorcere confessioni. Le manette sono diventate un moderno strumento di tortura per acquisire prove che mancano e per costringere a parlare chi, per legge, avrebbe invece diritto a tacere».
–Che cosa pensa delle intercettazioni telefoniche che finiscono sui giornali?
«Non serve una nuova legge per vietare la barbarie della loro indebita pubblicazione. Quella esistente è perfetta, perché ordina ai Pm di scremare le intercettazioni utili all’indagine e di distruggere le altre. Tutto ciò che non riguarda l’indagato va coperto da omissis in fase di trascrizione. Nessuno lo fa: troppa fatica. Ci vorrebbe una sanzione penale per i Pm. Ma cane non mangia cane, almeno in Italia. In Germania, invece, esiste uno specifico reato. Rechtsverdrehung, si chiama. È lo stravolgimento del diritto da parte del giudice».
–Come mai la giustizia s’è ridotta così?
«Perché, anziché cercare la prova logica, preferisce le tesi fantasiose, precostituite. Le statistiche dimostrano invece che nella quasi totalità dei casi un delitto è banale e che è assurdo andare in cerca di soluzioni da romanzo giallo. Lei ricorderà senz’altro il rasoio di Occam, dal nome del filosofo medievale Guglielmo di Occam».
–In un ragionamento tagliare tutto ciò che è inutile.
«Appunto. Le regole logiche da allora non sono cambiate. Non vi è alcun motivo per complicare ciò che è semplice. Il “cui prodest?” è risolutivo nel 50 per cento dei delitti. Chi aveva interesse a uccidere? O è stato il marito, o è stata la moglie, o è stato l’amante, o è stato il maggiordomo, vedi assassinio dell’Olgiata, confessato dopo 20 anni dal cameriere filippino Manuel Winston. Poi servono i riscontri, ovvio. In molti casi la risposta più banale è che proprio non si può sapere chi sia l’autore di un crimine. Quindi è insensato volerlo trovare per forza schiaffando in prigione i sospettati».
–Ma perché si commettono tanti errori nelle indagini?
«I giudici si affidano ai laboratori istituzionali e ne accettano in modo acritico i responsi. Nei rari casi in cui l’indagato può pagarsi un avvocato e un buon perito, l’esperienza dimostra che l’accertamento iniziale era sbagliato. I medici i loro errori li nascondono sottoterra, i giudici in galera. Paradigmatico resta il caso di Ettore Grandi, diplomatico in Thailandia, accusato nel 1938 d’aver ucciso la moglie che invece si era suicidata. Venne assolto nel 1951 dopo anni di galera e ben 18 perizie medico-legali inconcludenti».
–E si ritorna alla conclamata inettitudine dei periti.
«L’indagato innocente avrebbe più vantaggi dall’essere giudicato in base al lancio di una monetina che in base a delle perizie. E le risparmio l’aneddotica sulla voracità dei periti».
–No, no, non mi risparmi nulla.
«Vengono pagati per ogni singolo elemento esaminato. Ho visto un colonnello, incaricato di dire se 5.000 cartucce nuove fossero ancora utilizzabili dopo essere rimaste in un ambiente umido, considerare ognuna delle munizioni un reperto e chiedere 7.000 euro di compenso, che il Pm gli ha liquidato: non poteva spararne un caricatore? Ho visto un perito incaricato di accertare se mezzo container di kalashnikov nuovi, ancora imballati nella scatola di fabbrica, fossero proprio kalashnikov. I 700-800 fucili mitragliatori sono stati computati come altrettanti reperti. Parcella da centinaia di migliaia di euro. Per fortuna è stata bloccata prima del pagamento».
–In che modo se ne esce?
«Nel Regno Unito vi è il Forensic sciences service, soggetto a controllo parlamentare, che raccoglie i maggiori esperti in ogni settore e fornisce inoltre assistenza scientifica a oltre 60 Stati esteri. Rivolgiamoci a quello. Dispone di sette laboratori e impiega 2.500 persone, 1.600 delle quali sono scienziati di riconosciuta autorità a livello mondiale».
–E per le altre magagne?
«In Italia non esiste un testo che insegni come si conduce un interrogatorio. La regola fondamentale è che chi interroga non ponga mai domande che anticipino le risposte o che lascino intendere ciò che è noto al pubblico ministero o che forniscano all’arrestato dettagli sulle indagini. Guai se il magistrato fa una domanda lunga a cui l’inquisito deve rispondere con un sì o con un no. Una palese violazione di questa regola elementare s’è vista nel caso del delitto di Avetrana. Il primo interrogatorio di Michele Misseri non ha consentito di accertare un fico secco perché il Pm parlava molto più dello zio di Sarah Scazzi: bastava ascoltare gli scampoli di conversazione incredibilmente messi in onda dai telegiornali. Ci sarebbe molto da dire anche sulle autopsie».
–Ci provi.
«È ormai routine leggere che dopo un’autopsia ne viene disposta una seconda, e poi una terza, quando non si riesumano addirittura le salme sepolte da anni. Ciò dimostra solamente che il primo medico legale non era all’altezza. Io andavo di persona ad assistere agli esami autoptici, spesso ho dovuto tenere ferma la testa del morto mentre l’anatomopatologo eseguiva la craniotomia. Oggi ci sono Pm che non hanno mai visto un cadavere in vita loro».
–Ma in mezzo a questo mare di fanghiglia, lei com’è riuscito a fare il giudice per 42 anni, scusi?
«Mi consideri un pentito. E un corresponsabile. Anch’io ho abusato della carcerazione preventiva, ma l’ho fatto, se mai può essere un’attenuante, solo con i pregiudicati, mai con un cittadino perbene che rischiava di essere rovinato per sempre. Mi autoassolvo perché ho sempre lavorato per quattro. Almeno questo, tutti hanno dovuto riconoscerlo».
–Non è stato roso dal dubbio d’aver condannato un innocente?
«Una volta sì. Mi ero convinto che un impiegato delle Poste avesse fatto da basista in una rapina. Mi fidai troppo degli investigatori e lo tenni dentro per quattro-cinque mesi. Fu prosciolto dal tribunale».
–Gli chiese scusa?
«Non lo rividi più, sennò l’avrei fatto. Lo faccio adesso. Ma forse è già morto».
Intervistato sul Corriere della Sera da Indro Montanelli nel 1959, il giorno dopo essere andato in pensione, il presidente della Corte d’appello di Milano, Manlio Borrelli, padre dell’ex procuratore di Mani pulite, osservò che «in uno Stato bene ordinato, un giudice dovrebbe, in tutta la sua carriera e impegnandovi l’intera esistenza, studiare una causa sola e, dopo trenta o quarant’anni, concluderla con una dichiarazione d’incompetenza».
«In Germania o in Francia non si parla mai di giustizia. Sa perché? Perché funziona bene. I magistrati sono oscuri funzionari dello Stato. Non fanno né gli eroi né gli agitatori di popolo. Nessuno conosce i loro nomi, nessuno li ha mai visti in faccia».
Si dice che il giudice non dev’essere solo imparziale: deve anche apparirlo. Si farebbe processare da un suo collega che arriva in tribunale con Il Fatto Quotidiano sotto braccio? Cito questa testata perché di trovarne uno che legga Il Giornale non m’è mai capitato.
«Ho smesso d’andare ai convegni di magistrati da quando, su 100 partecipanti, 80 si presentavano con La Repubblica e parlavano solo di politica. Tutti espertissimi di trame, nomine e carriere, tranne che di diritto».
–Quanti sono i giudici italiani dai quali si lascerebbe processare serenamente?
«Non più del 20 per cento. Il che collima con le leggi sociologiche secondo cui gli incapaci rappresentano almeno l’80 per cento dell’umanità, come documenta Gianfranco Livraghi nel suo saggio Il potere della stupidità».
–Perché ha aspettato il collocamento a riposo per denunciare tutto questo?
«A dire il vero l’ho sempre denunciato, fin dal 1970. Solo che potevo pubblicare i miei articoli unicamente sul mensile Diana Armi. Ha chiuso otto mesi fa».
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