martedì 10 maggio 2016

All.nr.333) "PARTITO COMUNISTA" (ORA "DEMOCRATICO) E "MAFIA" ! CENTINAIA DI MORTI MA, IL MANTO DEL SILENZIO, COME DA COSTUME "SINISTRO", COPRE SEMPRE TUTTO.

Piera Beccaris ha condiviso la foto di Carmine Noviello.
6 ore fa

foto di Carmine Noviello.
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Mauro Masoni Piera scusami ma, questi per la sinistra italiana sono dettagli ininfluenti, bazzecole, pinzillacchere !
Insomma praticamente come le chiare responsabilità di tale "De Benedetti Carlo" il quale, poichè proprietario della ditta "Tirreno Power", oltre un anno fa fu "Rinviato a Giudizio" unitamente ai suoi "Dipen-Complici" dal G.I.P. di Savona Dr.ssa Fiorenza Giorgi per i delitti di "Disastro ambientale DOLOSO" dal quale conseguirono appena circa "QUATTROCENTO DECESSI" di cittadini residenti nel savonese ma, come ben sappiamo, essere "TESSERA NR. 1 DEL PD" è un "MERAVIGLIOSO PARAFULMINE".

Domanda: Poichè, come ben sappiamo un certo Berlusconi fu "Eliminato" dalla scena politica per via "Giudiziaria" e dopo 25 anni di costante tortura, migliaia di perquisizioni (negative) e centinaia di udienze risolte tutte con puntuali assoluzioni e condannato esclusivamente perchè "Deciso a tavolino";
Atteso che lo stesso Berlusconi è responsabile esclusivamente di aver fondato gruppi che, da circa trenta anni forniscono lavoro continuativo a circa "Cinquantamila" persone;
Considerato che gli stessi gruppi costituiscono il più alto introito per l'erario e nonostante questi dati "Oggettivi" una intera "Procura della Repubblica" (Milano), ha bruciato tutto il suo tempo solo per tormentare inutilmente B., "COSA SAREBBE ACCADUTO IN ITALIA SE IL PROPRIETARIO DELLA DITTA "TIRRENO POWER", ANZICHE' DE BENEDETTI FOSSE STATO BERLUSCONI ?

QUANTI SCIOPERI, QUANTI PRESIDI, QUANTI GIROTONDI AVREBBERO AVUTO LUOGO A SEGUITO DELLA "CERTEZZA" CHE IL SOGGETTO "HA UCCISO CONSAPEVOLMENTE, CIRCA 400 PERSONE" ?

MA POICHE' TRATTASI DEL "COMPAGNO DE BENEDETTI" BEH, ALLORA TUTTO TACE, TV E STAMPA COMPRESE POICHE' DI QUESTA "STRAGE", SOLTANTO IL SETTIMANALE "PANORAMA" SE NE OCCUPO' PUBBLICANDO UN ARTICOLO COMPLETO ED ESAUSTIVO CIRCA QUANTO OCCORSO.

PER IL RESTO REGNA IL "SILENZIO" ED IL SILENZIO E' "MAFIA" !

/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

Adesso quì di seguito pubblicherò la citata "Ordinanza di Rinvio a Giudizio" firmata dalla citata Dr.ssa Fiorenza Giorgi la quale, poichè siamo in Italia, è l'unica che rischia qualcosa:
Le bugie dei De Benedetti: “Truccati i dati della centrale”

Il giudice smaschera le bugie dei De Benedetti e accusa i vertici dell’impianto Tirreno Power di Vado avere manipolato i valori degli inquinanti. “Scelta gestionale volontaria. Conoscevano le potenzialità lesive dell’attività svolta”
Un delitto compiuto consapevolmente, truccando i dati sulle emissioni pur di mantenere in funzione le centrali a carbone di Vado Ligure. Un delitto compiuto dai vertici di Tirreno Power grazie alla oggettiva complicità delle amministrazioni pubbliche che hanno per anni e anni omesso i controlli cui erano tenute, tenendo per buoni i dati fasulli forniti dalla stessa società.
De-Benedetti-tutte-le-contraddizioni-sull-amianto-all-Olivetti_h_partb (1)
Questo, per la procura di Savona e il giudice preliminare Fiorenza Giorgi, è il riassunto della cupa e indigesta storia della centrale di Vado Ligure, sequestrata due giorni fa. In quarantacinque pagine, il provvedimento del gip riassume per filo e per segno la storia di come la centrale abbia avvelenato una valle e ucciso centinaia di persone (343, nella meno grave delle ipotesi), sfociando in una tragedia ambientale e sanitaria di «dimensioni immani».
È un riassunto che sembra lasciare poco spazio alla difesa dei cinque manager della Tirreno Power finiti nel registro degli indagati. E che mette in una posizione imbarazzante i soci di Tirreno Power, ovvero i francesi di Gdf-Suez (che però sono arrivati pochi anni fa) e soprattutto la Cir, la holding della famiglia De Benedetti: che ora si ritrova a dover scegliere se prendere su di sé la responsabilità delle clamorose omissioni compiute dai manager della centrale, con tutte le conseguenze del caso: o se invece scaricare le colpe su di loro, col rischio che reagiscano chiamando in causa altri.
Se la gravità degli addebiti era in parte nota, a colpire è la decisione con cui il gip affronta il tema delle coperture di cui Tirreno Power ha goduto: «il gestore, certamente agevolato da una quasi assoluta carenza di controlli, ha di fatto violato la quasi totalità delle prescrizioni imposte (…) non può tacersi la circostanza che tutti i dati sono stati registrati e monitorati dal gestore in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli da parte delle autorità preposte; ed invero non vi è traccia del protocollo condiviso con le autorità di controllo locali (provincia di Savona) e/o Arpa Liguria, né di ispezioni effettuate da quest’ultime all’impianto ai fini di controllo di tale aspetto, previsto dai provvedimenti autorizzativi della centrale».
Insomma, alla centrale è stato permesso per anni di inquinare e causare morti sulla scorta di dati forniti dalla stessa Tirreno Power, e che al primo controllo si sono rivelati falsi: «i dati forniti dallo stesso gestore sono ritenuti inattendibili da tutti i consulenti del pm (…) i valori di concentrazione misurati manualmente risultano mediamente assai più alti di quelli contemporaneamente forniti dal sistema di monitoraggio».
Per valutare l’impatto delle emissioni di fumi, ma anche della polvere del carbone trasportato e stoccato a cielo aperto, i periti della procura hanno interrogato testimoni che non mentono: i licheni, i primi a soffrire per l’inquinamento, e che intorno alla centrale si sono diradati sino a sparire (la perizia parla di «deserto lichenico») e le cartelle cliniche dei malati e dei morti. Che le conseguenze siano stati devastanti non c’è dubbio: «Non può che concludersi nel senso che l’evidenziato incremento dell morbilità e della mortalità nelle aree di media e alta ricaduta delle emissioni della centrale rispetto alle aree di bassa ricaduta è certamente attribuibile all’esercizio della medesima centrale». Ancora: «deve ritenersi raggiunta la certezza processuale del nesso di causalità tra l’evidenziato aumento di morbilità mortalità e l’esercizio della centrale».
E la centrale di Vado continuava ancora fino al sequestro ad avvelenare l’intera zona, anche se mancano dati epidemiologici successivi dal 2011, dice il giudice: «Deve ritenersi provato, a fronte di valori emissivi sovrapponibili agli anni considerati, un danno alla salute (intendendosi per tale un aumento della mortalità e della morbilità) costante anche negli anni successivi a quelli oggetti di specifico esame». «Quanto sin qui evidenziato – dice il gip – induce a ritenere verificato un danno alla salute nelle aree di ricaduta della centrale di entità tale da integrare senza dubbio la nozione di disastro nonché un pericolo per la pubblica incolumità da individuarsi nel rischio di incremento di morbilità e mortalità correlato alla protrazione dell attività della centrale termoelettrica ai medesimi livelli emissivi mantenuti sino ad oggi».
Per questo, per fermare la strage, è stato necessario intervenire con la forza, e spegnere per legge i forni della centrale dei De Benedetti: «I dati riportati inducono a concludere che per ogni anno di funzionamento della centrale, a parità di emissioni, si avrà un aumento del numero di casi di ricoveri e di decessi sostanzialmente costante», scrive il giudice, parlando di «pericolo attuale per la pubblica incolumità».
Superficialità, caso? Niente di tutto questo, scrive il giudice, che parla esplicitamente di «precise scelte gestionali» della società: «La gestione dell’impianto a livelli nettamente superiori a quelli imposti dalle Bat (le migliori tecniche possibili, ndr) è certamente attribuibile ad una precisa scelta gestionale della società. Tale scelta volontaria è stata adottata e tenuta nonostante la consapevolezza del danno arrecato all’ambiente e alle rilevanti dimensioni dello stesso», si legge a pagina 37 dell’ordinanza. Ed invero il gestore era certamente a conoscenza delle potenzialità lesive della attività svolta».

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Mauro Masoni

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Sequestro Tirreno Power, domani ricorrono i due ... - Uniti Per La Salute

unitiperlasalute.blogspot.com/2016/03/sequestro-tirreno-power-domani.html

10 mar 2016 - Savona - La centrale elettrica a carbone Tirreno Power è sotto sequestro. ..... SU "IL SECOLO XIX " L'ORDINANZA del GIP FIORENZA GIORGI.

Sequestrata la centrale a carbone Tirreno Power | Liguria | Savona | Il ...

www.ilsecoloxix.it/p/savona/2014/.../AQ8H9A4B-sequestrata_carbone_centrale.shtml

11 mar 2014 - Savona - L'ordinanza con cui il gip ha disposto oggi il sequestro della ... di energia o che lavorano per ditte appaltatrici o nell'indotto. ... La centrale elettrica a carbone Tirreno Power èsotto sequestro. ... In particolare, secondo quanto conferma la stessa Fiorenza Giorgi, alla proprietà di Tirreno 
Power si ...




DE BENEDETTI SMASCHERATO DAI GIUDICI: SAPEVANO CHE LA CENTRALE DI VADO ERA INQUINANTE, MA NASCOSERO I DATI PER ANNI








Le bugie dei De Benedetti: “Truccati i dati della centrale”

Il giudice smaschera le bugie dei De Benedetti e accusa i vertici dell’impianto Tirreno Power di Vado avere manipolato i valori degli inquinanti. “Scelta gestionale volontaria. Conoscevano le potenzialità lesive dell’attività svolta”
Un delitto compiuto consapevolmente, truccando i dati sulle emissioni pur di mantenere in funzione le centrali a carbone di Vado Ligure. Un delitto compiuto dai vertici di Tirreno Power grazie alla oggettiva complicità delle amministrazioni pubbliche che hanno per anni e anni omesso i controlli cui erano tenute, tenendo per buoni i dati fasulli forniti dalla stessa società.
De-Benedetti-tutte-le-contraddizioni-sull-amianto-all-Olivetti_h_partb (1)
Questo, per la procura di Savona e il giudice preliminare Fiorenza Giorgi, è il riassunto della cupa e indigesta storia della centrale di Vado Ligure, sequestrata due giorni fa. In quarantacinque pagine, il provvedimento del gip riassume per filo e per segno la storia di come la centrale abbia avvelenato una valle e ucciso centinaia di persone (343, nella meno grave delle ipotesi), sfociando in una tragedia ambientale e sanitaria di «dimensioni immani».
È un riassunto che sembra lasciare poco spazio alla difesa dei cinque manager della Tirreno Power finiti nel registro degli indagati. E che mette in una posizione imbarazzante i soci di Tirreno Power, ovvero i francesi di Gdf-Suez (che però sono arrivati pochi anni fa) e soprattutto la Cir, la holding della famiglia De Benedetti: che ora si ritrova a dover scegliere se prendere su di sé la responsabilità delle clamorose omissioni compiute dai manager della centrale, con tutte le conseguenze del caso: o se invece scaricare le colpe su di loro, col rischio che reagiscano chiamando in causa altri.
Se la gravità degli addebiti era in parte nota, a colpire è la decisione con cui il gip affronta il tema delle coperture di cui Tirreno Power ha goduto: «il gestore, certamente agevolato da una quasi assoluta carenza di controlli, ha di fatto violato la quasi totalità delle prescrizioni imposte (…) non può tacersi la circostanza che tutti i dati sono stati registrati e monitorati dal gestore in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli da parte delle autorità preposte; ed invero non vi è traccia del protocollo condiviso con le autorità di controllo locali (provincia di Savona) e/o Arpa Liguria, né di ispezioni effettuate da quest’ultime all’impianto ai fini di controllo di tale aspetto, previsto dai provvedimenti autorizzativi della centrale».
Insomma, alla centrale è stato permesso per anni di inquinare e causare morti sulla scorta di dati forniti dalla stessa Tirreno Power, e che al primo controllo si sono rivelati falsi: «i dati forniti dallo stesso gestore sono ritenuti inattendibili da tutti i consulenti del pm (…) i valori di concentrazione misurati manualmente risultano mediamente assai più alti di quelli contemporaneamente forniti dal sistema di monitoraggio».
Per valutare l’impatto delle emissioni di fumi, ma anche della polvere del carbone trasportato e stoccato a cielo aperto, i periti della procura hanno interrogato testimoni che non mentono: i licheni, i primi a soffrire per l’inquinamento, e che intorno alla centrale si sono diradati sino a sparire (la perizia parla di «deserto lichenico») e le cartelle cliniche dei malati e dei morti. Che le conseguenze siano stati devastanti non c’è dubbio: «Non può che concludersi nel senso che l’evidenziato incremento dell morbilità e della mortalità nelle aree di media e alta ricaduta delle emissioni della centrale rispetto alle aree di bassa ricaduta è certamente attribuibile all’esercizio della medesima centrale». Ancora: «deve ritenersi raggiunta la certezza processuale del nesso di causalità tra l’evidenziato aumento di morbilità mortalità e l’esercizio della centrale».
E la centrale di Vado continuava ancora fino al sequestro ad avvelenare l’intera zona, anche se mancano dati epidemiologici successivi dal 2011, dice il giudice: «Deve ritenersi provato, a fronte di valori emissivi sovrapponibili agli anni considerati, un danno alla salute (intendendosi per tale un aumento della mortalità e della morbilità) costante anche negli anni successivi a quelli oggetti di specifico esame». «Quanto sin qui evidenziato – dice il gip – induce a ritenere verificato un danno alla salute nelle aree di ricaduta della centrale di entità tale da integrare senza dubbio la nozione di disastro nonché un pericolo per la pubblica incolumità da individuarsi nel rischio di incremento di morbilità e mortalità correlato alla protrazione dell attività della centrale termoelettrica ai medesimi livelli emissivi mantenuti sino ad oggi».
Per questo, per fermare la strage, è stato necessario intervenire con la forza, e spegnere per legge i forni della centrale dei De Benedetti: «I dati riportati inducono a concludere che per ogni anno di funzionamento della centrale, a parità di emissioni, si avrà un aumento del numero di casi di ricoveri e di decessi sostanzialmente costante», scrive il giudice, parlando di «pericolo attuale per la pubblica incolumità».
Superficialità, caso? Niente di tutto questo, scrive il giudice, che parla esplicitamente di «precise scelte gestionali» della società: «La gestione dell’impianto a livelli nettamente superiori a quelli imposti dalle Bat (le migliori tecniche possibili, ndr) è certamente attribuibile ad una precisa scelta gestionale della società. Tale scelta volontaria è stata adottata e tenuta nonostante la consapevolezza del danno arrecato all’ambiente e alle rilevanti dimensioni dello stesso», si legge a pagina 37 dell’ordinanza. Ed invero il gestore era certamente a conoscenza delle potenzialità lesive della attività svolta».

Masoni mauro piace a Piera Beccaris
Piace a Massimo D'osualdo.
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Mauro Masoni Piace a Piera Beccaris
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Mauro Masoni

 
Da quanto risulta il G.I.P. di Savona Fiorenza Giorgi non lascia adito ad 


interpretazioni di sorta.

Tutti gli elementi in possesso di quella Procura e di quel G.I.P. sono univoci


 (come le relazioni dei sei periti), nel confermare che la ditta "Tirreno Power" è

 palesemente responsabile della morte di almeno 343 persone.

Ma il punto che quel Giudice ha voluto sottolineare è che tale delitto è stato


 commesso con la coscienza e la volontà di volerlo commettere poichè è stato 

appurato in modo incontrovertibile che i dati relativi all'inquinamento ed alla

 eiezione dei fumi tossici sono sempre stati "Falsificati" dai vertici direzionali di

 tale industria i quali erano perfettamente coscienti del fatto che quei fumi 

erano "Letali" per la popolazione.

Quel Giudice infatti definisce tale condotta come una: 

"Scelta gestionale volontaria in quanto erano consapevoli delle potenzialità


 lesive dell'attività svolta".

Inoltre si parla anche della oggettiva complicità di tutte le amministrazioni


 pubbliche le quali non hanno mai effettuato controlli d'ufficio prendendo

 sempre per buoni i dati (falsi), forniti dai vertici della "Tirreno Power".

A tal proposito, anche se non vi è fatto cenno, è chiaro che sussiste una costante


 omissione di atti di ufficio da contestare alle pubbliche amministrazioni 

preposte a ali controlli.

Staremo a vedere l'evolversi degli eventi poichè la Procura di Savona ha la


 volontà di contestare il delitto di "Disastro ambientale doloso" ed “Omicidio 

colposo plurimo”.

Ho detto staremo a vedere in quanto l'accusa è gravissima nonostante ciò, non


 mi sembra che, ne i vari tg e nemmeno i vari programmi di approfondimento,

 abbiano dato un congruo risalto alla vicenda.

Naturalmente la curiosità nasce anche dal fatto che tale “De Benedetti Carlo”, 


tessera nr. -1- del PD e proprietario della “Tirreno power” è sempre stato al 

corrente del fatto che i vertici dell’azienda, come hanno scritto sia la Procura di 

Savona che il citato G.I.P., “Dolosamente” fornivano i dati “truccati” così come

 sapevano che quei gas erano letali per la popolazione.

Il fatto strano è che, considerata la gravità degli addebiti, non si parli affatto di 


misure cautelari nei confronti di tali soggetti ed a tal proposito sappiamo che il

 cittadino “Svizzero” De Benedetti si sente al sicuro in quanto gli elvetici non

 concedono l’estradizione.

Ok, la nostra “Magistratura” già è stata inqualificabile el non chiedere la


 reclusione per il più grande evasore fiscale italiano (225 milioni di euro evasi 

come risulta dall’appello di Milano) e che quei “Togati” siano stati così “Miti” dal

 chiedere esclusivamente la pena pecuniaria della multa. (ancora siamo in 

attesa della cassazione).

Ma qui il fatto riguarda la “Morte” di oltre 400 persone e si spera che il palazzo 


di Giustizia di Savona continui con la stessa determinazione dimostrata sinora e

 si guardi bene da eventuali interventi “Politici” mirati ad insabbiare, mutare o

 alleggerire la gravità delle condotte di cui sopra.

Comunque il “Silenzio” di tutti i “Media” non è affatto un buon segnale.

In altre occasioni, per altri personaggi, il comportamento è stato ben diverso e 


le notizie venivano propinate a colazione pranzo e cena ma adesso comunque,

 considerato che stiamo parlando della morte di centinaia di persone, non è 

proprio il caso di adoperare tale evento per farne una rivalsa dal punto di vista

 politico ma l’importante è che sia gli Inquirenti nonché i Giudicanti possano

 continuare il loro lavoro come hanno fatto sinora.

15 marzo alle ore 13.35 · Mi piace · 1


Ieri alle 10.20 · Mi piace

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Il Dossier: "Tirreno Power ed i suoi complici" - Nuova informazione ...

www.ninin.liguria.it/2015/01/25/.../il-dossier-tirreno-power-ed-i-suoi-complici.html

25 gen 2015 - parte di REGIONE LIGURIA, ENTI LOCALI e GOVERNO delle irregolarità dellaTIRRENO POWER e del danno e pregiudizio per ambiente e ...

giovedì 5 maggio 2016

All.nr.332) PARLA IL DR. MOROSINI, MAGISTRATO DEL C.S.M. INTERVISTATO DA ANNARITA CHIRICO



Ieri sera, giovedì 5 c.m., alla trasmissione Virus, su rai 2, è stata presente la giornalista Annarita Chirico la quale, è stata chiamata per confermare quanto ha scritto in un suo articolo odierno sul quotidiano "Il Foglio". La giornalista ha aggiunto che "I Magistrati si stanno organizzando militarmente per ottobre" e quindi ho ricercato l'articolo e così gli diamo un'occhiata:


Perché i magistrati vogliono fermare Renzi

“C’è il rischio di una democrazia autoritaria”. Il magistrato Morosini, consigliere del Csm, Md, vuota il sacco con il Foglio e spiega da dove nasce lo scontro tra il presidente del Consiglio e le procure
di Annalisa Chirico | 05 Maggio 2016 ore 06:18
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Matteo Renzi al question time presso la Camera dei Deputati (foto LaPresse)
Roma. “Dottoressa, mi scusi, il dottor Morosini l’ha vista passare nel corridoio e vorrebbe salutarla”. Ah, il dottor Morosini, che piacere. Roma, piazza dell’Indipendenza, sede del Consiglio superiore della magistratura. La cronista si dirige verso l’uscita, il portone di Palazzo dei marescialli è già alle sue spalle quando un giovane assistente la invita a raggiungere Piergiorgio Morosini, consigliere del Csm in quota Magistratura democratica. Morosini è uomo affabile e garbato, da gip a Palermo ha rinviato a giudizio gli imputati nel processo sulla presunta trattativa stato-mafia. “Buongiorno, dottore”, la cronista si accomoda sul divanetto del suo ufficio. Innanzitutto, come sta? “Che vuole che le dica, non vedo l’ora di tornare in trincea. Qui è tutto politica. La politica entra da tutte le parti: le correnti, i membri laici (quelli eletti dal Parlamento, dovrebbe vedere come sono compatti in tempi nazareni…), dall’esterno, da tutte le parti”.  Così avete concluso una bella infornata di nomine, immagino le pressioni. “Da tutte le parti. Persone sponsorizzate da politici, liberi professionisti, imprenditori.

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Piergiorgio Morosini è consigliere del Csm in quota Magistratura democratica (foto LaPresse)


Il colloquio sta assumendo i contorni di una seduta psicoterapeutica, Morosini ha le maniche della camicia arrotolate, chi scrive apre il taccuino e comincia ad appuntare. Eccoci, la ascolto. “La prossima settimana si dovrebbe risolvere la partita di Milano. Lì si rischia di designare al vertice della procura il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, si rende conto? Non sarebbe un bel segnale per l’indipendenza della magistratura. Il dottor Melillo lavora a stretto contatto con il ministro Orlando. L’alternativa è Francesco Greco, magistrato simbolo di competenza indiscussa”. Ecco, un’altra figura simbolo di Tangentopoli insieme al neopresidente dell’Anm Piercamillo Davigo: non sarà troppo? “Condivido ogni parola di Davigo, c’è solo una parte mancante nel suo discorso: anche noi magistrati dobbiamo fare autocritica. Pensi allo scandalo Saguto a Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei beni confiscati alla mafia. C’è una questione morale anche dentro la magistratura”. All’interno del Csm ve ne state occupando? “Qui si parla solo di nomine. E’ tutto politica, gliel’ho detto. Ora io sto lavorando a un parere che il Csm presenterà al Parlamento contro l’emendamento Ferranti che intende sopprimere il tribunale dei minori. Sono contrario perché è un settore delicato che necessita di una formazione specialistica”.

Beh, si sta occupando di una questione concreta, è contento? “Il parere sarà ignorato. Decide il Parlamento, mica noi”. Di solito in democrazia decide chi è eletto. “Bisogna guardarsi bene dal rischio di una democrazia autoritaria. Un rapporto equilibrato tra Parlamento e organi di garanzia va preservato. Per questo al referendum costituzionale il prossimo ottobre bisogna votare no”. Md, la sua corrente, ha aderito ufficialmente al comitato di Pace e Rodotà. “Ho appena comunicato alla segreteria centrale le mie prime disponibilità”. Siete organizzati militarmente. “Ognuno trasmette le proprie date, certo. Io copro tre regioni: Lazio, Sicilia ed Emilia Romagna”. Complimenti. “Gireremo il paese in lungo e in largo. Ma alla fine vincerà Renzi. Vince sempre lui”. Vince chi convince, dottore, ma lei non si abbatta, magari alla fine vincete voi. “Se passa la riforma costituzionale, abbinata all’Italicum, il partito di maggioranza potrà decidere da solo i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare. Renzi farà come Ronald Reagan, una bella infornata autoritaria di giudici della Suprema Corte allineati con il pensiero repubblicano su diritti civili, economia… Uno scenario preoccupante”.

Lei è un irriducibile antiliberista. “Io sono per una sinistra sociale che pensi alle persone svantaggiate, ai pensionati, agli immigrati…”. Il Movimento per la giustizia, che con Md è confluito in Area, non ha aderito al comitato per il no. Continuate a vivere da separati in casa? “C’è freddezza ma Armando Spataro ha già detto sì, lui non si tira mai indietro”. Tornando al governo, al di là delle parole e dei toni del premier, qual è la riforma del governo che, a suo giudizio, ha inciso sulla professione? Morosini esita, volge lo sguardo al soffitto, si risistema sulla poltrona e poi prende fiato: “In realtà nessuna”. Sulla responsabilità civile dei magistrati Davigo ha detto: “L’unica conseguenza è che ora pago 30 euro l’anno in più per la mia polizza”. “In effetti – prosegue Morosini – anche io pago un po’ di più, bazzecole. Per il resto non mi pare che ci siano effetti rilevanti”. E se le dico “taglio delle ferie”? “Avevamo 45 giorni di pausa, che vuole che sia. Poi noi lavoriamo spesso pure da casa. In un periodo di sacrifici per tutti l’ho trovato, tutto sommato, uno sforzo accettabile”. Più che i fatti, vi disturbano le parole del governo. “E’ la forma che proprio non va. Le misure su responsabilità civile e ferie sono state presentate come una rivincita della politica nei confronti della magistratura, una logica retaggio del ventennio berlusconiano”.

Questi fiorentini peccano di arroganza? “Eh, no, il problema è che sono dei mestieranti, buoni a gestire il potere. Che discorso di prospettiva può fare uno come Luca Lotti? E vogliamo parlare della Boschi? Se uno la accosta ad altre personalità impegnate sul fronte delle riforme costituzionali, ad Augusto Barbera o a Giuliano Amato, vengono i brividi”. Eppure il governo rivendica di aver aumentato le pene per i corrotti e ha nominato un magistrato al vertice dell’Anticorruzione. “Lasci perdere. Per noi questo genere di commistioni inquina l’immagine di indipendenza della magistratura”. Raffaele Cantone si è attirato un po’ di umane invidie, non trova? “Lui, come Gratteri, è un uomo Mondadori. Non so se mi spiego”. Si spieghi si spieghi. “Quando firmi libri Mondadori, l’azienda ha interesse a trasformarti in un personaggio per vendere più copie. Ti invitano in tv, diventi un volto noto e poi la politica ti chiama”. Secondo lei, Cantone ce lo ritroviamo candidato? “E’ l’anti-Renzi perfetto, c’è da capire se avrà la stoffa del politico. Renzi, gli va riconosciuto, si è gettato senza rete contro l’apparato del suo partito, ha perso le primarie al primo tentativo, è un animale politico”. Lei era un elettore dei Ds, è un po’ nostalgico, lo ammetta. “Mi sento un esule in patria. Renzi ha i suoi voti, c’è poco da fare. Chi vuole che voti per Matteo Orfini o per Stefano Fassina?”.

Non lo chieda a me. “Un tempo la politica ruotava attorno a personalità come Enrico Berlinguer e Aldo Moro. Massimo D’Alema non spicca per simpatia ma rimane un fuoriclasse. Oggi nel Pd c’è un’enorme questione morale. Ha visto che è successo a Lodi?”. Un sindaco si ritrova dietro le sbarre per una gara da 5mila euro: non sarebbe meglio aspettare le condanne? “Mi conosce, sa come la penso. La carcerazione preventiva dovrebbe essere extrema ratio”. Eppure, quando il giorno successivo al nostro incontro il Pd porta il caso al Csm giudicando l’arresto una misura abnorme, Morosini, insieme agli altri eletti di Area, insorge in una nota: “Parole inaccettabili. Un’indebita interferenza sull’autonomia e la serenità dei magistrati”. Tornando alla nostra conversazione, Morosini rincara: “Il principale partito di governo è investito dalle inchieste, pure in Campania. Io vengo dall’Emilia Romagna dove le reti corruttive tra burocrazia amministrava e imprenditori sono state occupate da ‘ndranghetisti e camorristi”.

La moralità può essere monopolio di un partito o di una categoria professionale? “Non dico questo. Io ci metto dentro tutta la classe dirigente italiana, inclusi i magistrati”. La sensazione, dottor Morosini, al termine della nostra “seduta”, è che una parte della magistratura, certi magistrati, siano fortemente politicizzati. Anche questo è un pericolo per la democrazia. “Gliel’ho detto: qui tutto è politica. Io volevo questo incarico perché per uno come me, che ha sempre fatto politica associativa, è un coronamento. Ma non vedo l’ora di tornare a fare il giudice”. Intanto, nell’attesa, Morosini scalda i motori per il tour referendario. Lei, antiberlusconiano com’è, condurrà una battaglia fianco a fianco con Berlusconi. “Io lotto non con Berlusconi, ma per la Costituzione”.






mercoledì 4 maggio 2016

All.nr.331) "ANALISI DEL RECENTE PASSATO DI QUESTO PAESE"

Dunque, precisando che non mi fido del Benignotto, spero sempre che una Entità superiore induca in riflessione sia lui che tanti altri per i quali, il verbo "Riflettere" è un Optional.
Comunque, leggendo i commenti che seguono, appare molto, ma molto interessante l'intervento del Giudice Ferdinando Imposimato il quale, considerata la sua pregressa professione, ha dovuto indagare su vari fronti tra i quali si ricorda l'omicidio di quella ragazza in Vaticano ed il coinvolgimento dei "Servizi segreti bulgari".
Ma ciò che emerge da quanto segue, fa immediatamente riemergere in mente mia, ciò che disse il Sig. Paolo Borsellino dopo la strage di Capaci ossia: "Presto uccideranno anche me ma non sarà la mafia, la mafia non si vendica o meglio, gli "Esecutori materiali" potranno anche essere di cosa nostra ma, "I Mandanti" saranno altri.
Ecco, riprendendo alcuni periodi del Giudice Imposimato, questi afferma chiaramente che l'esplosivo sia di piazza Fontana, di Capaci e via D'Amelio proveniva dalla Nato e l'organizzazione era il famigerato istituto "Bilderberg".
In molti disconoscono puranche l'esistenza di questa realtà ma, oramai, considerato quanti e quali eventi sono accaduti negli ultimi periodi, beh, è il caso di riflettere sull'esistenza di questa realtà della quale, come già emerso in passato, fanno parte soggetti come i nostri Prodi, Monti, Draghi Letta Visco De Benedetti ed Agnelli.
Inoltre si ricorda anche che, l'istituto Bilderberg" ovviamente provò ad arruolare nelle proprie fila anche un certo Berlusconi ma, conoscendo il carattere del soggetto, lo stesso vuole sempre fare (anche sbagliando), "Di testa sua" e quindi ridursi ad essere "Mero esecutore" degli ordini della "Commissione trilaterale" non rientrava tra le sue aspirazioni.
Ok, dal rifiuto di Berlusconi, alla sua eliminazione "Politica" trascorse pochissimo tempo ma, come ho già pubblicato in altri link più particolareggiati, la citata "Commissione", così aveva deciso e così è avvenuto.
Su Capaci e via D'Amelio, lo stesso Borsellino, anche se non dichiarando la sigla di tale istituto, parlò chiaramente di "Altri Mandanti" e, tengo a ricordare che lo stesso Borsellino, quando Falcone era ancora in Vita, ebbe anche a dire: "Siamo due cadaveri ambulanti" !
Signori, queste due "Belve" non avrebbero lasciato scampo ne a "Cosa nostra" e nemmeno alla nota "Trattativa Stato Mafia" chiamando a Giudizio tutti i "Politicanti" collusi ma, considerato che questi esseri appartenevano inoltre, anche al citato "Istituto", i nostri due "Meravigliosi personaggi", Falcone e Borsellino erano già "Consapevolmente" condannati a morte.
Per concludere, questo istituto Bilderberg, comanda sia il nostro parlamento che ovviamente, la nostra "Magistratura" nonchè la nostra economia poichè il noto Draghi dirige la banca centrale europea.
Vorrei che quanto sopra fosse un "Sogno" e che il tutto potesse svanire al mio risveglio.
La stessa cosa sicuramente l'hanno pensata anche sia Falcone e Borsellino ma entrambi non sono più tra noi e le altre vittime di questa realtà, sono praticamente rese inermi e quindi in condizioni di non nuocere o molestare le decisioni di tale istituto il quale avanza travolgendo chiunque gli si ponga innanzi.
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martedì 3 maggio 2016
Roberto Benigni, schiaffo all'amico Renzi: "Al referendum voterò no"
"Sarei orientato a votare no al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali, proprio per proteggere la nostra meravigliosa Costituzione"
Lo ha detto all’ANSA, Roberto Benigni, oggi a Pisa a margine di un incontro tra gli allievi della scuola Normale e sua moglie Nicoletta Braschi insieme all’attore e regista Andrea Renzi su ’Happy days’ testo di Samuel Beckett con i quali stanno girando i teatri italiani.
"La Costituzione è certamente perfettibile - ha aggiunto Benigni - ma preferirei un dibattito ampio e pacato sui contenuti, piuttosto che il referendum su Renzi. È giusto parlare di superamento del bicameralismo e su alcune questioni sarei anche d’accordo nel votare sì, ma quello che mi preoccupa è la personalizzazione del quesito referendario. Comunque non ho ancora un’opinione definitiva e mi informerò attentamente perchè mi preme soprattutto difendere la Costituzione". Insomma Benigni sta dalla parte del "no", e quanto pare guardando i sondaggi delle intenzioni di voto sul referendum, l'attore non è l'unico che è pronto a smontare la riforma voluta da Renzi.
Pubblicato da Boston George a 13:03
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3 commenti:
giannetto3 maggio 2016 14:09
P::E::R:: ::R::I::C::O::R::D::A::R::E::.. Ferdinando Imposimato, Presidente onorario della Corte di cassazione, al convegno internazionale a Roma, il 26/10/2015, del comitato “NO GUERRA, NO NATO”, afferma che nelle stragi di piazza Fontana, di Capaci e di Via d’Amelio l’esplosivo utilizzato proveniva dalle basi Nato, mentre l’organizzazione proveniva dal Bilderberg. Il Presidente Imposimato si occupò proprio delle indagini sull’argomento, come risulta dal suo libro “ La repubblica delle stragi impunite”. Dobbiamo, altresì ricordare che di questa famigerata cupola finanziaria (!), che intende mettere l’Europa al seguito degli U.S.A., fanno parte (o ne fecero) campioni della tecnocrazia europea come Monti, Draghi, già impegnati nelle nefaste strategie della Goldman Sachs, interessata, come gli sciacalli, alle privatizzazioni dei beni degli stati in difficoltà. Ma addirittura Draghi fa parte del “gruppo dei 30”, la massima lobby planetaria, mentre Mario Monti è stato dirigente della Commissione Trilaterale, il super vertice del potere mondiale. Nelle delegazioni italiane di queste organizzazioni fanno parte (o ne fecero) Visco, Prodi, Enrico Letta, non escludendo lo zio, De Benedetti, Agnelli. Ultima notizia, oggi 1° maggio, i sindacati hanno preso in considerazione i ”VOUCHER” che garantiscono la vecchiaia degli italiani ai cassonetti !!!!!, non dimenticando la presenza della Gruber a queste riunioni: però non si sa per cosa. I::N::S::O::M::M::A::::un disegno diabolico, particolarmente caro ai ROCKFELLER ed ai Rothschild per ridurre l’Europa, con l’immigrazione, ad una colonia degli Stati uniti. Il nostro paese, per la sua posizione geografica e per la corruzione politica, è un precursore di questa realizzazione. I politici saranno (non!) eletti con l’”Italicum”e il governo sarà deciso dai grandi capitali. Alla realizzazione dell’Europa negroide prendono parete attiva il Bilderberg, il Trinital, la Goldman Sachs, ed altre organizzazioni analoghe, compresa al Chiesa cattolica che sostiene l’immigrazione, cercando un unico credo con altre religioni. I soli bianchi europei, che rimarranno, saranno gli spregiudicati corrotti che riusciranno a salire al piano superiore. Il resto troverà le botole della stiva chiuse e, imprigionato nelle nuove catene, non potrà che remare, senza speranza, fino alla morte. “La Ragnatela del capitale” di Giovanni Lazzerini, Europa Edizioni, Roma.
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Gio4 maggio 2016 00:16
la notazione è che siccome è tutto vero e nulla smuove la coscenza critica degli italiani non serve notare e indignarsi, serve rovesciare il tavolo e ricominciare da capo, e incamminarci rurri assoeme verso un unico obiettivo: un nuovo Parlamento fatto di persone degne e capaci che sottoscrivono un prtogramma da realizzare sottoposto al controllo continuo degli elettori che ne impongono, per mancata osservanzqa o perchè delinque, la sostituzione per legge. Cosa serve: attuare e emendare la Costituzione, la legge che precede quella ordinaria, per incidere meglio sui diritti dei cittadini.
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eligiorous3 maggio 2016 18:44
Benigni, da ciò che dice, non pare ancora così deciso a votare no. Anche a Benigni non piace il bicameralismo perfetto che impedisce, spesso, un iter parlamentare sufficientemente veloce. Certo, se accanto ad una riforma che piace, si aggiungono altre riforme di dubbia efficacia, si deve porre attenzione a non tenersi il bambino sporco nell'acqua sporca
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Mauro Masoni
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domenica 1 maggio 2016

All.nr.330) "STRANIERI INVASORI" ? TRUFFA SU TRUFFA ! COMPLICI IL GOVERNO ED IL NOTO "FRANCESCHIELLO". O SI INVERTE LA ROTTA DI 180° O L'ITALIA MORIRA'.

Monica Melani and Panagiota Trampidou shared a link.

Arrivano per il ricongiungimento, ottengono l'assegno sociale e tornano a casa
WWW.ILTEMPO.IT|BY SILVIA MANCINELLI


  • Monica Melani shared a link.
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    Mauro Masoni

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  • regaliamo assegni sociali mensili a stranieri over 65 che non hanno mai lavorato nel nostro Paese.In Italia sono ben 55.930 gli stranieri ultra 65enni che godono dell’assegno sociale. Ogni immigrato, che ha ottenuto la residenza con l’istituto del ricongiungimento familiare, proprio perché in età avanzata per lavorare, ha diritto a vedersi versato dall’Inps un sussidio di cinquemilaottocentottanta euro l’anno. Il che si traduce in 327.190.500 euro che ogni anno l’Italia spende per garantire la pensione agli stranieri troppo in avanti con gli anni per lavorare.
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