mercoledì 12 agosto 2015

All.nr.285) PERCHE' IL 25 APRILE E' UNA FESTA IPOCRITA CHE NON FESTEGGEREMO ///////


PERCHE' IL 25 APRILE E' UNA FESTA IPOCRITA CHE NON FESTEGGEREMO

http://www.gianfrancostella.it/

Prendendo immediatamente spunto, da un post dell'Amico Danilo Bonelli (come al solito eccellente sia nella disamina che nelle conclusioni) e che ho condiviso e quì di seguito inserito, mi permetto di porre a suffragio di quanto asserito, alcuni filmati e documenti di altri Signori che, per certo, non hanno bisogno di presentazione.

Che l'attuale "Immigrazione" sia una autentica "Farsa" è oramai cosa scontata ed il popolo italiano si ritrova inerme di fronte ad una "Invasione" che, di fatto, è programmata dai cari "Governanti" i quali, per loro interesse, ne sono palesemente complici.

La cosa che va oltre il "Ridicolo" è che, come ha evidenziato l'amico Bonelli, il Sindaco di Firenze abbia voluto paragonare la attuale e citata "Invasione", con la ben nota "Liberazione".
Che la "Libertà" sia un bene preziosissimo è fuori discussione ma questo "Sacro Principio" non deve mai far perdere di vista alcuni particolari ossia, per cercare di confondere le acque e le idee, si deve avere nelle proprie vene quanto Danilo ha esposto e cioè: Si deve essere Professionisti nell'Imbroglio, Maghi della Mistificazione e Profeti della Truffa.

Approfittando della nota "Liberazione", ossia della occupazione straniera, risultano innumerevoli le Compagnie di Partigiani "Titini" i  cui componenti erano e si comportarono, contro la popolazione, come le peggiori orde di invasori, ladri ed assassini.
Il tutto per trarre profitto personale e non avendo nessuna remora a lasciarsi alle spalle stragi e devastazioni indicibili.

Il termine "Liberazione" appare ed è ovviamente "Positivo" ma, se viene preso "Giustamente" atto di tutte le modalità poste in essere nonchè chi fossero effettivamente moltissimi dei "Famigerati Partigiani" e dei delitti che si lasciarono alle spalle si deve gingere ad una sola conclusione.

La "Liberazione" (dallo straniero) fu una cosa Sacrosanta e comunque eseguita dalle forze Alleate; Nelle more della "Liberazione" l'Italia fu teatro di tutto quanto di più infame, potesse essere commesso dalle Bande Armate definite "Partigiani" (i Titini tutti).
Inoltre, dall'epoca ed annualmente la nota A.N.P.I. festeggia il tutto ma, non possiamo dimenticare che quei soggetti, con una indescrivibile "Disinvoltura", si tramutarono da "Banditi" della peggior risma, in "Salvatori" della patria occupando così (e per generazioni), moltissime poltrone sia politiche che amministrative e locali.

Ok, tornando al caro Sindaco di Firenze, appare d'obbligo ricordare alla sua Signoria Ill.ma che, niente è più azzeccato del paragone da lui posto in essere tra le due ricerche di "Libertà".
La prima in quanto è stata presa come "Infame Movente" per rapinare e d uccidere una infinità di cittadini inermi e la seconda perchè trattasi di "Farsa" artatamente organizzata da coloro che attualmente detengono il potere decisionale.
Caro Nardella si, IL "Falso" che accomuna queste due realtà è "Indissolubile" !

E per finire riprendo un altro passo dell'amico Danilo ove parla di Firenze definendola, mi sembra, "Tutto il bene e tutto il male esistente" !
Beh, il riferimento che  mi sorge spontaneo è al Vate Dante Alighieri il quale scrisse quei due versetti conosciuti come "Divina Commedia" ed infatti partì dall'Inferno per giungere al Paradiso passando per il Purgatorio.
Non è escluso che la primaria ispirazione sia scaturita in quella mente eccelsa, proprio dalla sua amata città dalla quale, non dimentichiamo che era esiliato.

E dai e dai....alla fine ci sono arrivati.
Erano anni che stavano studiando come indolcire la pillola dell'immigrazione per farcela ingoiare e pensa e ripensa....ecco il colpo di genio....ci sono arrivati.
Ieri ricorrevano i 71 anni della liberazione di Firenze e sentite che cosa si è inventato il Sindaco, il fido renziano Dario Nardella :
"La ricerca disperata di libertà di chi attraversa il mar Mediterraneo non è meno degna della ricerca di libertà che i nostri partigiani hanno portato avanti con la guerra di resistenza e di liberazione".
Eccola dunque la trilogia che apre tutte le porte, ecco sfornato il collegamento resistenza-liberazione-immigrazione....e zac...la combinazione è fatta e la cassaforte del conformismo italiota si apre come per incanto.
Certo che mettere assieme un concetto di liberazione con uno di invasione è davvero il massimo dell'impudenza ma ormai ci siamo abituati, questi sono autentici professionisti dell'imbroglio, maghi della mistificazione, profeti della truffa.
Ovviamente a queste parole la platea si è sciolta in un dirompente applauso, anche se occorre rilevare come fosse costituita da esponenti dell'ANPI e da rappresentanti delle istituzioni collusi e compromessi con questa maggioranza di governo.
Tra loro anche il baby sottosegretario Luca Lotti che per l'occasione ha indossato addirittura i pantaloni lunghi, tra l'altro molto più comodi per nascondere il pannolone.
E pensare che Berlusconi sta dialogando con questa gente....mah !"


Raffaella Gambogi Grazie,Mauro Masoni, non trovo altre parole per esprimere la mia
 
unione a ciò che hai scritto. Io non ne sarei stata, indubbiamente, capace. Tu hai detto tutto,

tutto ciò che è verità assoluta.. tutto ciò che i "giovani" di oggi dovrebbero conoscere, ma

 che non sapranno mai perché ancora si tende a nascondere la verità )nell'intento di tenerli

 all'oscuro del vero, della realtà, di ciò che ci ha portato a questo "non vivere" Condivido

 ogni tua parole, ogni riferimento, ogni cosa riportata con tanta chiarezza, indiscutibile

documentazione, ogni atrocità commessa da coloro che, ancora oggi, viene celata,

inquinata, mascherata... Condivido questo tuo Post, augurandomi che qualcuno lo legga

fino in fondo e cominci a cercare, da vero uomo, la verità! Sei grande..... e ti stimo

moltissimo!


http://www.gianfrancostella.it/


logo25apr21Ogni anno, da 70 anni a questa parte, ci ripetono sempre le stessa cose: che il 25 aprile del 1945 siamo stati liberati da una dittatura feroce, che ci è stata restituita la democrazia, che il sacrificio di molti partigiani non è stato vano. E via con le solite celebrazioni, le solite frasi fatte, i soliti tentativi di riscrivere una storia che nella realtà dei fatti racconta tutta un’altra trama.
Ha creato un misto tra rabbia e stupore la scena della scorsa settimana nella quale il presidente della Camera, Laura Boldrini, innalzava i partigiani a eroi assoluti della patria, invitandoli dapprima a sentirsi «padroni di casa» all’interno dell’aula di Montecitorio e incoraggiandoli a cantare ‘Bella Ciao’.
Stupore perché la Boldrini dovrebbe rappresentare tutti gli italiani, compresi quelli che non la pensano come lei, che non ritengono i partigiani così eroi da concedere loro addirittura l’appellativo di «padroni di casa». Rabbia perché abbiamo assistito all’ennesimo tentativo di propaganda pseudo-comunista, che si pone come obiettivo quello di uniformare i nostri pensieri, di standardizzare la nostro opinione su un tema delicato come quello della Liberazione.Su Qelsi in questi anni ne abbiamo raccontate tante sui partigiani rossi. Vi abbiamo mostrato come anche loro si siano macchiati di crimini efferati, compresi stupri e omicidi politici. E non lo abbiamo fatto attraverso strumentali opinioni politiche, ma mettendo nero su bianco fatti, verificati come qualsiasi testata giornalistica dovrebbe. Le guerre raramente partoriscono eroi, le guerre semmai moltiplicano crimini e criminali, morti e distruzione.
Ma non è questo l’aspetto su cui dobbiamo riflettere oggi. Piuttosto dobbiamo pensare cosa c’è da festeggiare nell’essere stati liberati da un dittatura vera, autoproclamatasi come tale, ed essere entrati in una democrazia finta, nata grazie all’azione diretta di molti sostenitori del Fascismo. In ‘Questa è la sinistra Italiana’, uscito da qualche settimana in libreria, con Riccardo Ghezzi e Silvia Cirocchi abbiamo dedicato un capitolo al salto della quaglia compiuto da molti di coloro che per anni si sono definiti difensori della democrazia, sputando sulla figura di Mussolini.Tutte persone che l’8 settembre del 1943, subito dopo la firma dell’armistizio da parte del generale Badoglio, buttarono la tessera del Pnf nei vespasiani di tutta Italia per rifarsi una verginità politica. E’ così che è nata la Repubblica Italiana. Un paese che non si è mai liberato dall’ipocrisia dei suoi voltagabbana. Ecco perché domani non c’è proprio nulla da festeggiare.

Pansa: tutte le falsità sulla Resistenza

Giampaolo Pansa
Giampaolo Pansa
Gli anniversari dovrebbero essere aboliti. Soprattutto quando celebrano un evento politico che si presta a una giostra di opinioni non condivise. Accade così per il settantesimo del 25 aprile 1945, la festa della Liberazione. Una cerimonia che suscita ancora contrasti, giudizi incattiviti e tanta retorica. A volte un mare di retorica, uno tsunami strapieno anche di bugie e di omissioni dettate dall' opportunismo politico. Per rendersene conto basta sfogliare i quotidiani e i settimanali di questa fine di aprile. È da decenni che studio e scrivo della nostra guerra civile. Ma non avevo mai visto il serraglio di oggi. Una fiera dove tutto si confonde. Dove imperano le menzogne, le reticenze, le pagliacciate, le caricature. È vero che siamo una nazione in declino e che ha perso la dignità di se stessa. Però il troppo è troppo.
Per non essere soffocato dalla cianfrusaglia, adesso proverò a rammentare qualche verità impossibile da scordare. La prima è che la guerra civile conclusa nel 1945, ma con molte code sanguinose sino al 1948, fu un conflitto fra due minoranze. Erano pochi i giovani che scelsero di fare i partigiani e i giovani che decisero di combattere l' ultima battaglia di Mussolini. Il «popolo in lotta» tanto vantato da Luigi Longo, leader delle Garibaldi, non è mai esistito. A perdere furono i ragazzi di Salò, i figli dell' Aquila repubblicana. Ma a vincere non furono quelli che avevano preso la strada opposta. L' Italia non venne liberata da loro. Se il fascismo fu sconfitto lo dobbiamo ad altri giovani che non sapevano quasi nulla di un Paese che dal 1922 aveva obbedito al Duce e l' aveva seguito in una guerra sbagliata, combattuta su troppi fronti. La vittoria e la libertà ci vennero donate dalle migliaia di ragazzi americani, inglesi, francesi, canadesi, australiani, brasiliani, neozelandesi, persino indiani, caduti sul fronte italiano. E dai militari della Brigata Ebraica, che oggi una sinistra ottusa vorrebbe escludere dalla festa del 25 aprile.
Gli stranieri e gli italiani si trovarono alle prese con una guerra civile segnata da una ferocia senza limiti. Qualcuno ha scritto che la guerra civile è una malattia mentale che obbliga a combattere contro se stessi. E svela l' animo bestiale degli esseri umani. Tutti gli attori di quella tragedia potevano cadere in un abisso infernale. Molti lo hanno evitato. Molti no. Eccidi, torture, violenze indicibili non sono stati compiuti soltanto dai nazisti e dai fascisti. Anche i partigiani si sono rivelati diavoli in terra.
In un libro di memorie scritto da un comandante garibaldino e pubblicato dall' Istituto per la storia della Resistenza di Vercelli, ho trovato la descrizione di un delitto da film horror. Una banda comunista, stanziata in Valsesia, aveva catturato due ragazze fasciste, forse ausiliarie. E le giustiziò infilando nella loro vagina due bombe a mano, poi fatte esplodere.
La ferocia insita nell' animo umano era accentuata dalla faziosità ideologica. La grande maggioranza delle bande partigiane apparteneva alle Garibaldi, la struttura creata dal Pci e comandata da Longo e da Pietro Secchia. È una verità consolidata che tra le opzioni del partito di Palmiro Togliatti ci fosse anche quella della svolta rivoluzionaria. Dopo la Liberazione sarebbe iniziata un' altra guerra. Con l' obiettivo di fare dell' Italia l' Ungheria del Mediterraneo, un Paese satellite dell' Unione Sovietica.
I comunisti potevano essere più carogne dei fascisti e dei nazisti? No, perché chi imbraccia un' arma per affermare un progetto totalitario, nero o rosso che sia, è sempre pronto a tutto. Ma esiste un fatto difficile da smentire: le stragi interne alla Resistenza, partigiani che uccidono altri partigiani, sono tutte opera di mandanti ed esecutori legati al Pci.
La strage più nota è quella di Porzûs, sul confine orientale, a 18 chilometri da Udine. Nel pomeriggio del 7 febbraio 1945, un centinaio di garibaldini assalgono il comando della Osoppo, una formazione di militari, cattolici, monarchici, uomini legati al Partito d' Azione e ragazzi apolitici. Quattro partigiani e una ragazza vengono soppressi subito. Altri sedici sono catturati e tutti, tranne due che passano con la Garibaldi, saranno ammazzati dall' 8 al 14 febbraio. Un assassinio al rallentatore che diventa una forma di tortura.
In totale, 19 vittime.
La strage ha un responsabile: Mario Toffanin, detto "Giacca", 32 anni, già operaio nei cantieri navali di Monfalcone, un guerrigliero brutale e un comunista di marmo. Ha due idoli: Stalin e il maresciallo Tito. Considera la guerriglia spietata il primo passo della rivoluzione proletaria. Ma l' assalto e la strage gli erano stati suggeriti da un dirigente della Federazione del Pci di Udine. Di lui si conosce il nome e l' estremismo da ultrà che gioca con le vite degli altri.
È quasi inutile rievocare le imprese di Franco Moranino, "Gemisto", il ras comunista del Biellese. Un sanguinario che arrivò a uccidere i membri di una missione alleata. E poi fece sopprimere le mogli di due di loro, poiché sospettavano che i mariti non fossero mai giunti in Svizzera, come sosteneva "Gemisto". Il Pci di Togliatti difese sempre Moranino e lo portò per due volte a Montecitorio e una al Senato. Anche lui come "Giacca" morì nel suo letto.
Tra le imprese criminali dei partigiani rossi è famoso il campo di concentramento di Bogli, una frazione di Ottone, in provincia di Piacenza, a mille metri di altezza sull' Appennino. Dipendeva dal comando della Sesta Zona ligure ed era stato affidato a un garibaldino che oggi definiremmo un serial killer. Tra l' estate e l' autunno del 1944 qui vennero torturati e uccisi molti prigionieri fascisti. Le donne venivano stuprate e poi ammazzate. Soltanto qualcuno sfuggì alla morte e dopo la fine della guerra raccontò i sadismi sofferti.
A volte erano dirigenti rossi di prima fila a decidere delitti eccellenti. Le vittime avevano comandato formazioni garibaldine, ma si rifiutavano di obbedire ai commissari politici comunisti. Di solito questi crimini venivano mascherati da eventi banali o da episodi di guerriglia.
Uno di questi comandanti, Franco Anselmi, "Marco", il pioniere della Resistenza sull' Appennino tortonese, dopo una serie di traversie dovute ai contrasti con esponenti del Pci, fu costretto ad andarsene nell' Oltrepò pavese.
Morì l' ultimo giorno di guerra, il 26 aprile 1945, a Casteggio per una raffica sparata non si seppe mai da chi.
Negli anni Sessanta, andai a lavorare al Giorno, diretto da Italo Pietra che era stato il comandante partigiano dell' Oltrepò. Sapeva tutto del Pci combattente, della sua doppiezza, dei suoi misteri.
Quando gli chiesi della fine di Anselmi, mi regalò un' occhiata ironica. E disse: «Vuoi un consiglio? Non domandarti nulla. Anselmi è morto da vent' anni. Lasciamolo riposare in pace».
Un' altra fine carica di mistero fu quella di Aldo Gastaldi, "Bisagno", il numero uno dei partigiani in Liguria. Era stato uno dei primi a darsi alla macchia nell' ottobre 1943, a 22 anni. Cattolico, sembrava un ragazzo dell' oratorio con il mitragliatore a tracolla, coraggioso e altruista. Divenne il comandante della III Divisione Garibaldi Cichero, la più forte nella regione. Era sempre guardato a vista dalla rete dei commissari comunisti della sua zona.
Nel febbraio 1945, il Pci cercò di togliergli il comando della Cichero, ma non ci riuscì. Alla fine di marzo Bisagno chiese al comando generale del Corpo volontari della libertà di abolire la figura del commissario politico. E quando Genova venne liberata, cercò di opporsi alle mattanze indiscriminate dei fascisti.
Non trascorse neppure un mese e il 21 maggio 1945 Bisagno morì in un incidente stradale dai tanti lati oscuri. In settembre avrebbe compiuto 24 anni. Ancora oggi a Genova molti ritengono che sia stato vittima di un delitto. Sulla sua fine esiste una sola certezza.
Con lui spariva l' unico comandante partigiano in grado di fermare in Liguria un' insurrezione comunista diretta a conquistare il potere. Scommetto mille euro che nessuno dei due verrà ricordato nelle cerimonie previste un po' dovunque. Al loro posto si farà un gran parlare delle cosiddette Repubbliche partigiane. Erano territori conquistati per un tempo breve dai partigiani e presto perduti sotto l' offensiva dei tedeschi. Le più note sono quelle di Montefiorino, dell' Ossola e di Alba.
Nel 1944, Montefiorino, in provincia di Modena, contava novemila abitanti. Con i quattro comuni confinanti si arrivava a trentamila persone. L' area venne abbandonata dai tedeschi e i partigiani delle Garibaldi vi entrarono il 17 giugno. La repubblica durò sino al 31 luglio, appena 45 giorni. Fu un trionfo di bandiere rosse, con decine di scritte murali che inneggiavano a Stalin e all' Unione Sovietica.
Vi dominava l' indisciplina più totale. Al vertice c' era il Commissariato politico, composto soltanto da comunisti. Il caos ebbe anche un lato oscuro: le carceri per i fascisti, le torture, le esecuzioni di militari repubblicani e di civili.
Ma nessuno si preoccupava di difendere la repubblica. Infatti i tedeschi la riconquistarono con facilità.
La repubblica dell' Ossola nacque e morì nel giro di 33 giorni, fra il settembre e l' ottobre del 1944. Era una zona bianca, presidiata da partigiani autonomi o cattolici. E incontrò subito l' ostilità delle formazioni rosse. Cino Moscatelli, il più famoso dei comandanti comunisti, scrisse beffardo: «A Domodossola c' è un sacco di brava gente appena arrivata dalla Svizzera che ora vuole creare per forza un governino pur di essere loro stessi dei ministrini».
La repubblica di Alba venne descritta così dal grande Beppe Fenoglio, partigiano autonomo: «Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre 1944». Durata dell' esperimento: 23 giorni, conclusi da una fuga generale. Sentiamo ancora Fenoglio: «Fu la più selvaggia parata della storia moderna: soltanto di divise ce n' era per cento carnevali. Fece impressione quel partigiano semplice che passò rivestito dell' uniforme di gala di colonnello d' artiglieria, con intorno alla vita il cinturone rossonero dei pompieri...».
In realtà la guerra civile fu di sangue e di fuoco. Con migliaia di morti da una parte e dall' altra. Dopo il 25 aprile ebbe inizio un' altra epoca altrettanto feroce. L' ho descritta nel libro che mi rende più orgoglioso fra i tanti che ho pubblicato: Il sangue dei vinti. Stampato da un editore senza paura: la Sperling e Kupfer di Tiziano Barbieri. Un buon lavoro professionale. Dal 2003 a oggi, nessuna smentita, nessuna querela, ventimila lettere di consenso, una diffusione record. Ma le tante sinistre andarono in tilt. E diedero fuori di matto.
Più lettori conquistavo, più venivo linciato sulla carta stampata, alla radio, in tivù. Mi piace ricordare l' accusa più ridicola: l' aver scritto quel libro per compiacere Silvio Berlusconi e ottenere dal Cavaliere la direzione del Corriere della Sera. Potrei mettere insieme un altro libro per raccontare quello che mi successe. Qui preferisco ricordare i più accaniti tra i miei detrattori: Giorgio Bocca, Sandro Curzi, Angelo d' Orsi, Sergio Luzzatto, Giovanni De Luna, Furio Colombo, qualche firma dell' Unità, varie eccellenze dell' Anpi, del Pci e di Rifondazione comunista.
Tutti erano mossi dalle ragioni più diverse. Se ci ripenso sorrido.
La meno grottesca riguarda l' ambiente legato al vecchio Pci. Dopo la caduta del Muro di Berlino e la svolta di Achille Occhetto nel 1989, gli restava poco da mordere.
Si sono aggrappati alla Resistenza.
E hanno inventato uno slogan. Dice: la Resistenza è stata comunista, dunque chi offende il Pci offende la Resistenza. Oppure: chi offende la Resistenza offende il Pci e gli eredi delle Botteghe oscure.
Ecco un' altra delle menzogne spacciate ogni 25 aprile. Insieme alla bugia delle bugie, quella che dice: le grandi città dell' Italia del nord insorsero contro i tedeschi e li sconfissero anche nell' ultima battaglia. Non è vero. La Wehrmacht se ne andò da sola, tentando di arrivare in Germania. In casa nostra non ci fu nessuna Varsavia, la capitale polacca che si ribellò a Hitler tra l' agosto e il settembre 1944. E divenne un cumulo di macerie. In Italia le uniche macerie furono quelle causate dai bombardamenti degli aerei alleati.
Che cosa resta di tutto questo?
Di certo il rispetto per i caduti su entrambe le parti. Ma anche qualcos' altro. Quando viaggio in auto per l' Italia, rimango sempre stupito dalla solitaria immensità del paesaggio. Anche nel 2015 presenta grandi spazi vuoti, territori intatti, mai violati dal cemento.
È allora che ripenso ai pochi partigiani veri e ai figli dell' Aquila fascista. E mi domando se avrei avuto il loro stesso coraggio se fossi stato un giovane di vent' anni e non un bambino. Si gettavano alle spalle tutto, la famiglia, gli studi, l' amore di una ragazza, per entrare in un mondo alieno, feroce e sconosciuto. Erano formiche senza paura e pronte a morire. L' Italia di oggi merita ancora quei figli, rossi, neri, bianchi? Ritengo di no.

di Giampaolo Pansa

lunedì 10 agosto 2015

All.nr.284) "ISLAM PER ESSERE CHIARI" E POI LE RELIGIONI, CON PREGI E DIFETTI.

Considerato che qualcuno in questi giorni ha pubblicato considerazioni personali circa le varie religioni, appare d'obbligo fare alcune distinzioni, al fine di diffondere notizie che siano sempre "Conformi al vero".

Dunque, il dichiarare che le religioni hanno mietuto più morti che non le sigarette beh, può anche essere vero (ma non credo).

Ma, di quali "Religioni" stiamo parlando ?
E quali sono le motivazioni che hanno indotto i poteri delle varie epoche passate, ad avere determinate "Reazioni" ?

Ok, facendo una immediata scrematura, possiamo già affermare che ne il Buddismo e nemmeno l'Induismo siano mai stati, in nessun modo "Violenti" nei confronti di nessuno anzi, loro professano costantemente e con varie tecniche, la ricerca della "Pace interiore" e quindi il discorso per loro è chiuso.

In seguito ovviamente parliamo della religione Cattolica Cristiana e, condanniamo subito gli atteggiamenti come la caccia alle streghe propria dell'anno mille o giù di li ed anche altri atteggiamenti similari risalenti comunque all'epoca del "Papa Re".

Veniamo dunque alle guerre conosciute come "Crociate".
Preciso subito di non essere uno storico e nemmeno un teologo  e ne tantomeno è mia intenzione fare l'avv. d'ufficio del Vaticano.

Mi fermerò quindi alla prima "Crociata", quando gli "Islamici" decisero di mettere in atto quello che è sempre stato il loro "Innato, patologico, delinquenziale e devastante" pensiero ossia: "Invadere, Uccidere e Dominare".
Anche ad oltre mille anni di distanza, è il caso di puntualizzare subito, che ciò che stà avvenendo adesso con questa assurda ed ingiustificata "Invasione", anche se con metodi diversi, ha le stesse finalità di ciò che accadde nella prima crociata.

Meno male e ripeto, meno male, che all'epoca vi era un certo Carlo Martello il quale, sicuramente non brillava in trattati diplomatici ma, con il suo operato, i "Mori" furono "Gentilmente invitati" a tornarsene a casina loro.
Furono comunque diversi i seguenti tentativi di invadere l'occidente ma, come ben sappiamo, alla fine gli islamici dovettero arrendersi e restare nei loro confini.

Adesso no, adesso la migrazione "Invasione" è ripresa in modo costante ed imperituro e, come ben sappiamo, tutti gli stati europei sanno ben proteggere sia i loro confini che ovviamente i loro popoli i cui problemi, giustamente vengono sempre prima di qualsiasi altra cosa.

Da questo "Modus-Operandi" europeo, l'Italia si distingue nettamente e ne consegue che la spiegazione la si può trovare esclusivamente nel vile e vigliacco interesse che questa classe politica e governativa ha individuato nel rendersi complice di coloro che, di fatto, stanno invadendo il nostro territorio avendo priorità assoluta sugli italiani anziani anche se bisognosi.
Infatti lo stato italiano (o comunque questa allegoria di stato), stà sperperando miliardi delle nostre tasse NON per il bene dell'Italia e per chi ci abita ma bensì per chi la stà "Invadendo" !
Come ben sappiamo gli invasori sono ben accolti, subito alloggiati in alberghi ed hotel anche a quattro stelle, curati accuditi ed anche pagati mille euro cadauno mensili.

Considerato il piccolo inciso di cui sopra, intendo concludere tornando a parlare delle "Religioni" due delle quali sono già state fatte salve da qualsiasi critica.
Per quanto riguarda la religione Cattolica è il caso di distinguere sempre e comunque tra "Chiesa" ed "Uomini di chiesa".
Per il sottoscritto la Chiesa è solo ed esclusivamente quanto ricompreso nella Bibbia e nei Vangeli nonchè qualche "Uomo di chiesa" che si è distinto per la sua Spiritualità, per la sua onestà e per la sua serietà.
Due nomi così d'impatto possono essere Karol Woitila, Papa Giovanni Paolo Secondo e Francesco Forgione conosciuto in tutto il mondo come Padre Pio.

Restando in tema, quest'ultimo, proprio per la sua rigidità nell'osservanza di tutti i principi delle sacre scritture, fu attaccato in modo durissimo in primis dal Vaticano ma, per chiunque conosca un minimo Padre Pio, non sarà difficile capire che furono in molti (tutti), i prelati della Santa Sede che ci picchiarono il naso.

Naturalmente, come in ogni altra amministrazione esistente, anche tra gli "Uomini di chiesa" ve ne sono e ve ne sono stati di "Indegni" ma,lasciando stare gli eventi più gravi, secondo me non ha la minima ragione di essere, nemmeno l'ultimo discorso di Papa Francesco quando ha voluto "Condannare" chiunque si opponga agli sbarchi dei "Bisognosi".
Francesco caro, ma porca puttana (con tutto il rispetto), ma agli innumerevoli e dimenticati "Bisognosi Italiani" chi cazzo deve pensare, il Governo il Papa o Frà Cazzo da Velletri ?

Caro Francesco, hai perso un'altra occasione per stare zitto in quanto la gente è giunta ad un livello tale di esasperazione che nessuna reazione può oramai essere esclusa.
E per quanto ti riguarda, ti do un consiglio spassionato, se non vuoi che le Chiese continuino a svuotarsi lascia perdere i discorsi che hanno un chiaro fine politico.
Nessuno ti chiede di assumere il comando della Marina Militare ma, nemmeno può essere concesso a "Sua Santità" di condannare senza remora alcuna, chiunque si opponga a quella che è una "Violenza" inaudita ed assurda come l'occupazione del suolo di "Casa Nostra".
Gradiremmo che anche sua Santità avesse a cuore, nella stessa misura (lei nella stessa misura), il bene degli anziani, degli andicappati, dei poveri, degli sfrattati, dei licenziati e degli ammalati "ITALIANI" !
Si, ho scritto italiani, Santo Padre si, quella Etnia che è presente sia dentro che appena fuori dal Vaticano.
Santo Padre lei con le sue "Dichiarazioni", a dir poco "Fuori luogo", stà istigando la gente a reazioni ancora più disperate, quando si può, si deve essere buoni con tutti ok, ma dove cazzaccio è scritto che è "Sia permesso che lecito" essere "Cattivi ed Infami" solo con gli italiani ?

Ok, tornando alle religioni, per chiudere riprendo dalle dichiarazioni che qualche utente ha voluto esprimere in questa rete ossia che le religioni hanno ucciso più che le sigarette mentre qualcun altro ha trovato e pubblicato un libro ove è scritto che la Bibbia altro non è che la raccolta di sessanta favole scritte da quaranta autori diversi ed in tre continenti diversi.
Ok, per quanto riguarda i morti mi sembra di aver abbastanza ben articolato la risposta mentre per il resto, per carità, è il caso di dire "Vivaddio" ma, questa espressione può essere usata proprio perchè siamo in occidente ove, proprio la chiesa cattolica prevede il "Libero arbitrio" e quindi ognuno è libero di pensare, leggere e gradire tutto quanto a lui posto a conoscenza.

La stessa cosa non la si potrebbe ne dire ne fare, alle latitudini "Islamiche" ove, per molto ma "Molto" meno, si finisce uccisi con la gola tagliata.
Inoltre qua da noi vi è la libertà di culto, ossia puoi credere o meno, in "Islam" non è così, vi è l'obbligo di "Credere" e chi non crede è un "Infedele" e deve essere "Ucciso".

Quindi continuate pure a leggere le vostre storie ed i vostri libri ma, poichè mi sembra che la libertà di pensiero sia bivalente, posso dire che per me, tali libri sono pieni di una miriade di sciocchezze prive di fondamento alcuno.
Lasciando da parte la fede, la spiritualità e restando ancorati solo alla "Storicità" di tali eventi beh, se non si crede alla "Settimana scorsa" non si deve credere nemmeno all'altro ieri e quindi resta valido esclusivamente ciò che appare innanzi ai nostri occhi.
Mi sembra leggermente eccessivo avere questa linea di pensiero ma quà da noi, con questa religione, addirittura ridicolizzata, si può fare tutto, da altre parti "Ti Tagliano la testa".

In ultimo ma proprio in ultimo, tengo anche a precisare che, coerentemente sia con il buon senso che con il ben dell'intelletto, quella "Islamica" non può essere considerata una "Religione" in primis perchè vi è l'obbligo tassativo ed in seguito perchè i fatti "Oggettivi" dimostrano che trattasi di uno dei più tremendi "Regimi Dittatoriali" mai esistiti ove la società è soltanto una mite parvenza per alcuni aspetti e l'inferno per altri, ove è lecito che l'uomo "Batta" la moglie per stupide disobbedienze così come è lecito che giunga anche ad ucciderla senza che sia mai perseguito da quelle leggi.
Da quelle parti la Donna deve deambulare col volto coperto perchè, secondo quella """Cultura""", trattasi di una peccatrice la quale deve vergognarsi di esistere e deve solo essere "Usata" dall'uomo che può disporne in ogni modo.

Con un pò di pazienza si potranno avere ulteriori delucidazioni nel documento che segue anche tenendo conto che vi sono ricompresi luoghi e vittime dell'Islam che giungono ad un totale di Duecentosettanta milioni (fino a circa 10 ani or sono).
Buona lettura.

Grande, gradissimo Mauro! Ti ringrazio per questa notevole nota di cultura! E la dedico, da parte mia e dopo 41 anni di scuola vissuta sulla mia pelle, ai giovani, succubi di insegnamenti falsi o taciuti, affinchè possano farla propria e non farsi incantare e plagiare da insegnanti sinistroidi che, ormai, hanno disseminato idee e valori inesistenti e. tuttora, stanno continuando a piegare alle loro idee il futuro della nostra Italia!. La verità è dura, ma è pur sempre la verità! Vogliamo abolire la Storia da programmi ministeriali? Più comodo per chi ci governa da troppo tempo, ma verità confutabile da chi abbia il senso della ragione della razionalità. di una propria identità morale e politica. SVEGLIATEVI... SVEGLIAMOCI TUTTI QUANTI! Mauro, non potevi postare parole migliori. Grazie!
  • Danilo Bonelli Davvero pregevole, dettagliato ed approfondito questo post
    dell'amico Mauro....ovviamente richiede un pò di tempo per una sua compiuta lettura

    ma ne vale davvero la pena. Del resto il tema è quanto mai attuale (anche in queste

    ore gli sbarchi si susse
    guono incessanti a ritmo crescente) e sentito, visto che il tema

    dell'immigrazione si incastra con le note problematiche di convivenza ed integrazione.

    Il dato che non possiamo ignorare è che oltre il 90% degli immigrati sono di religione

    musulmana....tutto il resto sono discorsi. A mio modesto parere passano addirittura in

     secondo piano anche gli aspetti relativi alla sostenibilità sociale del fenomeno, del

    reperimento di spazi fisici ed ambientali, di assistenza sanitaria e di tutto il resto. Il

    problema assolutamente principale - e che invece tutti fingono di ignorare, dal Papa al

    governo passando per l'UE - risiede nell'assoluta incompatibilità della religione

     islamica con ogni altro credo religioso. La visione dell'Islam è quella di assoggettare

     alla fede di Maometto tutti i popoli infedeli, anzi per dirla con le loro parole "i cani

     infedeli". Tutto qui, se vogliamo la questione è finanche troppo lineare e semplice da

     capire nella sua elementare immediatezza. Chi finge di ignorare questo aspetto è

     palesemente in malafede e quando ci assicurano che "non c'è alcuna guerra di

     religione" forse hanno ragione, dato che è in corso un'autentica guerra di civiltà ossia

     un concetto di portata ancora più ampia. Grazie caro Mauro, gran bel lavoro il tuo.

  • Giuliana Alemagna l'ho letto e mi ripropongo di rileggerlo piu' e piu' volte come

    merita, e la prima cosa che mi viene in mente, a caldo, e', ovviamente mia

     opinione , la cantonata presa da Bush durante la guerra del golfo. Corse in

     soccorso del Kuwait a discapito di Sa
    ddam Hussein che comandava un paese

     islamico solo nei libri di geografia alla voce religione, invece di annientare l'intera

     Arabia Saudita. Avrebbe avuto il petrolio e li avrebbe ridotti alla miseria, si

    sarebbero evitate cosi le milionate di dollari a prestigiose universita' atte a

    controllare la diffusione della storia dell'islam a loro uso e consumo. Un po' come

     arrivavano in Italia i finanziamenti della Russia al Pci per la diffusione del verbo,

     o lo zucchero comprato come oro da Cuba

  • Raffaella Gambogi Grande, grandissimo Mauro! Grazie.. e, se non dispiace,

     condivido!

L’ISLAM, UNA MICIDIALE MACCHINA DI OPPRESSIONE

Di Leonardo , il 14 Comment
islamdi GUGLIELMO PIOMBINI*
Per il mondo occidentale e per il mondo islamico gli anni Settanta del XX secolo hanno rappresentato una profonda cesura storica con il proprio passato, ma di segno opposto. A partire dal Sessantotto l’Occidente è stato investito da una grave crisi culturale, che ha messo in discussione tutte le istituzioni (il capitalismo, il liberalismo, il cristianesimo, la famiglia tradizionale) che in passato avevano reso possibile la sua straordinaria espansione economica, scientifica e demografica. Dopo quasi mille anni di continua ascesa a livello globale, la civiltà d’origine europea, che al suo apogeo vittoriano costituiva oltre un terzo della popolazione mondiale e dominava su quasi tutto l’orbe terracqueo, cominciò una precipitosa ritirata spaziale (dovuta alla decolonizzazione) e demografica (per effetto del crollo delle nascite). La dominante ideologia progressista rappresentò, attraverso il rinnegamento del proprio passato storico e culturale, la razionalizzazione verbale del processo di ripiegamento dell’Occidente. Come scrisse l’analista americano James Burnham, “il progressismo liberal motiva e giustifica questa contrazione, e ci riconcilia con essa. È l’ideologia del suicidio occidentale”.
Per colmo della sorte, nello stesso periodo il mondo islamico si risvegliò dal suo plurisecolare torpore, entrando in una fase di forte radicalizzazione politico-religiosa, di rinnovata volontà conquistatrice e di boom demografico. Gli attentati violenti di matrice islamica divennero sempre più frequenti, con un’escalation a partire dall’11 settembre 2001. Dall’attacco alle Torri Gemelle al 4 luglio 2009 ne sono stati contati in tutto il mondo 13.521, con decine di migliaia di morti e di feriti. Sul piano demografico nel 1970 la popolazione dei paesi industrializzati era il doppio di quella del mondo islamico, ma nel 2000 risultavano pari: in soli trent’anni, mentre la popolazione del mondo industrializzato scendeva a livello globale dal 30 al 20%, le nazioni musulmane passavano dal 15 al 20%, e non è difficile immaginare come sarà la situazione nel 2020.
I rapporti con l’Occidente hanno cominciato così a rovesciarsi, e una numerosa, giovane e assertiva popolazione musulmana ha cominciato a insediarsi, con le buone o con le cattive, in un’Europa sempre più stanca e invecchiata. La presenza dei musulmani in Europa è passata in un paio di decenni da 500mila a più di venti milioni di persone, i quali hanno fondato in molti paesi (Francia, Belgio, Olanda, Gran Bretagna) delle “no-go areas” in cui si applica la sharia e i non musulmani non possono entrare. Gli imam proclamano apertamente le loro intenzioni di conquista dell’Europa e di riduzione dei nativi a ‘dhimmi’, cittadini di seconda classe costretti ad una precaria posizione subalterna.
Il rapido processo di colonizzazione islamica del vecchio continente, tuttavia, è stato favorito in larga misura da un’elite politica e intellettuale miope e ideologizzata, che sta cercando di fare dell’Europa un laboratorio di ingegneria sociale per l’applicazione delle proprie utopie multiculturaliste. La pericolosità dell’islam, infatti, non nasce tanto dalla sua forza intrinseca, quanto dalla debolezza spirituale dell’Europa “post-sessantottina”, che si manifesta, nella denatalità, nel relativismo, nell’odio di sé e nel rifiuto delle proprie radici spirituali. L’islam è solo un’infezione “opportunista” proveniente dall’esterno, ma il vero problema è il virus interno che sta corrodendo le autodifese culturali della società europea.
A conclusione dei lavori di un’importante conferenza internazionale che si è svolta a Roma il 13 marzo 2008 sul tema “Crisi di identità: la civiltà europea può sopravvivere?”, il professor Roberto de Mattei ha parlato di “Sindrome di Stoccolma” per spiegare l’atteggiamento psicologico che molti europei hanno nei confronti dell’islam, «avversario da cui si è intimoriti, talvolta terrorizzati, ma allo stesso tempo attratti, talvolta affascinati. Altrimenti non si spiegherebbe, la nascita e la diffusione di miti come quelli elaborati da Louis Massignon (1883-1962), Edward Said (1935-2003) e in Italia Franco Cardini, che vorrebbero rimuovere dalla memoria un millennio di conflitti tra l’Europa e l’Islam, in nome di esperienze assunte a modelli ideali quali l’Oriente felix, la società arabo-andalusa prima della Riconquista, o quella siciliana all’epoca di Federico II».
Lo studio obiettivo della dottrina e della storia dell’islam, cioè della teoria e dei suoi effetti concreti, conducono però a conclusioni ben diverse.
La natura dualistica dell’islam
coranoIn Occidente il dibattito sulla natura dell’islam verte prevalentemente su queste domande: l’islam è una religione pacifica o violenta? Tollerante o intollerante? Il vero islam è quello integralista o quello moderato? Esiste veramente un islam moderato? Questi interrogativi ricordano il vecchio dibattito scientifico sulla natura della luce, quando gli scienziati si dividevano tra la teoria corpuscolare e la teoria ondulatoria. Lo sviluppo della meccanica quantistica ha risolto in maniera dualistica e probabilistica la questione: la luce è sia una particella sia un’onda, a seconda delle circostanze e delle qualità che manifesta. L’islamismo ha una simile natura dualistica.
Il primo dualismo dell’islam ha origine dal Corano, che è composto in realtà da due parti tra loro molto diverse: la prima è stata composta alla Mecca quando Maometto era ancora politicamente debole, e presenta un contenuto generalmente pacifico; la seconda, che si riferisce al successivo periodo di Medina, quando Maometto aveva acquisito una maggior forza militare, ha un contenuto molto più violento. Poiché i capitoli del Corano (le sure) non sono sistemati in ordine cronologico ma per ordine di lunghezza, il risultato è un illeggibile guazzabuglio senza capo né coda, pieno di contraddizioni.
Superficialmente l’islam risolve il problema delle incoerenze presenti nel Corano con la teoria dell’abrogazione, secondo cui i versetti comunicati successivamente abrogano quelli precedenti con cui contrastano. Questo però non significa che i primi versetti non siano più validi, perché tutto il Corano rappresenta la perfetta parola di Allah, e tutti i versi sono veri e sacri. Quindi due versetti che dicono cose opposte sono entrambi giusti. L’islam rifiuta il principio di non contraddizione che sta alla base della logica occidentale, secondo cui se due affermazioni sono contrastanti, almeno una delle due è falsa. La logica islamica è dualistica: due affermazioni possono contraddirsi tra loro ed essere entrambe vere.
Quindi, se vogliamo sapere se per la dottrina islamica la jihad ha il significato di guerra santa violenta, o invece di sforzo interiore (come sostiene l’opinione “politicamente corretta”) dobbiamo intraprendere la lettura delle fonti principali dell’islam, e cioè il Corano, la sira (la vita di Maometto) e la tradizione (gli hadith, cioè i detti di Maometto). In questi ultimi la parola jihad si riferisce nel 97% dei casi al primo significato, e nel 3% dei casi al secondo.
Ci si può anche chiedere se l’islam sia una dottrina religiosa o politica. L’analisi delle tre principali fonti dottrinali ci dà questa risposta statistica: circa il 67% del Corano scritto alla Mecca, il 51% del Corano scritto a Medina, il 75% della sira e il 20% degli hadith riguardano questioni politiche come la guerra santa o il trattamento dei non musulmani. Maometto predicò la sua religione per 13 anni, e convinse solo 150 seguaci. Poi passò alla politica e alla guerra, e in una decina d’anni, impegnandosi in atti di razzia e in battaglie mediamente ogni sette giorni nell’arco di nove anni, divenne il signore assoluto dell’Arabia.
Maometto quindi non ebbe successo come leader religioso, ma come leader politico e militare. Fin dalle sue origini, quindi, la dimensione politica dell’islam ha prevalso nettamente su quella religiosa e spirituale. Anche l’inferno islamico è un immenso carcere per i prigionieri politici. Nel Corano, infatti, ci sono 146 riferimenti all’inferno, e solo nel 6% dei casi la dannazione riguarda una violazione morale come il furto o l’assassinio. Nel rimanente 94% dei casi la punizione eterna viene comminata a coloro che sono in disaccordo con Maometto, cioè per “reati d’opinione”.
Il secondo aspetto dualistico dell’islam riguarda il concetto di umanità. L’idea giusnaturalista, tipicamente occidentale, secondo cui gli uomini nascono con gli stessi diritti alla vita, alla libertà e alla proprietà non esiste nel mondo musulmano, perché l’islam divide l’umanità in due parti: credenti e non credenti (kafir). I secondi, odiati da Allah, non sono esseri umani al pari dei primi. Nel Corano ci sono ben 14 versetti che affermano che un buon musulmano non può mai essere amico di un kafir. L’islam rifiuta quindi qualsiasi sistema etico universale. Negli hadith si legge ad esempio che un musulmano non dovrebbe mentire, imbrogliare, derubare o uccidere un altro musulmano, ma gli è permesso commettere queste azioni nei confronti di un infedele per la causa dell’islam. L’islam quindi non conosce la Regola Aurea presente nella tradizione giudaico-cristiana e in altri sistemi morali e religiosi, secondo cui non dobbiamo fare agli altri ciò che non vogliamo sia fatto a noi. La sua morale dualistica giustifica l’uso della violenza jihadista, perché i non credenti non hanno la stessa dignità umana dei credenti dell’islam.
È chiaro che l’islam, con la sua logica e la sua etica dualistica, è un sistema totalmente alieno alla nostra civiltà, e la difficoltà che hanno gli occidentali di comprenderlo deriva proprio da questa sua irriducibile estraneità. Il problema è che non può esistere un compromesso tra un sistema morale universalistico e uno dualistico. È impossibile entrare in una relazione di fiducia con qualcuno che, secondo il suo sistema di valori, è autorizzato a mentirti e a schiacciarti. Per questa ragione la politica, l’etica e la logica islamica non possono entrare a far parte della nostra civiltà. L’islam non può essere assimilato, perché per sua natura tende solo a dominare. Le sue pretese possono cessare solo con la completa sottomissione della controparte.
La Jihad, questa sconosciuta
mali-islamistUna gigantesca operazione di rimozione storica, che ha censurato dai testi di storia gli avvenimenti connessi a secoli di jihad (la guerra santa islamica) e di dhimmitudine (l’umiliante e insostenibile condizione dei non musulmani nelle terre governate dall’islam), spiega in buona misura l’attuale ignavia degli europei. Negli ultimi venti anni è molto cresciuta la letteratura sul mondo islamico, ma non è cresciuta altrettanto la percezione della minaccia che il fondamentalismo islamico costituisce per la civiltà in cui viviamo poiché numerosi sono stati gli studiosi che, dominati dalla preoccupazione di non essere accusati di coltivare pregiudizi eurocentrici, si sono prodigati per fornire una immagine rassicurante della religione fondata da Maometto. Nelle opere sull’islam di Franco Cardini, Alfonso Di Nola, Paolo Branca, Massimo Campanini, o di autori anglosassoni come John Esposito, Stephen Schwartz e Karen Armstrong, non si trovano che fugaci cenni alla guerra santa. Anche gli studi specialistici di Bernard Lewis, per tanti versi pregevoli, sono piuttosto carenti sui temi della jihad e della dhimmitudine.
In genere i manuali scolastici e le monografie sull’islam passano sotto silenzio le modalità con cui si svilupparono le conquiste islamiche, limitandosi a riportare frasi asettiche di questo tenore: “L’islam si espanse nell’ottavo e nel nono secolo…”, oppure questo o quel paese “passò sotto il dominio musulmano”. Gli autori usano ogni cautela per evitare di dire come l’islam si espanse, e come quei paesi passarono sotto il dominio islamico. Sembrerebbe che questi avvenimenti siano capitati da soli, quasi miracolosamente, o in maniera pacifica. La realtà è ben diversa.
Bill Warner, direttore Center for the Study of Political Islam, ha calcolato che la conquista e l’assoggettamento delle popolazioni cristiane in Medio Oriente, Anatolia e Nord Africa, che un tempo componevano circa la metà della Cristianità, ha comportato il massacro di almeno 60 milioni di persone; la conquista islamica della Persia ha portato alla cancellazione quasi totale dello zoroastrismo; nella sua avanzata verso est la jihad islamica ha provocato la morte di circa 10 milioni di buddisti, distruggendo ogni traccia di buddismo lungo la via della seta e in Afghanistan; l’invasione dell’India ha determinato l’annichilimento di metà della civiltà indù, e l’uccisione di 80 milioni di persone; le vittime della jihad nell’Africa subsahariana ammontano invece a più di 120 milioni tra cristiani e animisti.
Sommando tutte queste cifre si giunge alla conclusione che dal settimo secolo a oggi approssimativamente 270 milioni di “infedeli” sono morti per la gloria politica dell’islam: un numero di vittime che probabilmente supera quelle del comunismo, e che fa dell’islam la più grande macchina di oppressione e di sterminio della storia.
La jihad rappresenta quindi, per durata e per conseguenze, una delle istituzioni più rilevanti della storia umana, che ha sconvolto la vita di centinaia di milioni di persone per quasi 1400 anni. Eppure, a livello storico, è quasi completamente ignorata. Esistono migliaia di libri sulle crociate, ma almeno fino a qualche tempo fa non esisteva praticamente nessuno studio storico approfondito sulla jihad. Nell’Enciclopedia Britannica, ad esempio, viene dato alle crociate uno spazio ottanta volte superiore a quello della jihad: eppure le crociate furono solo una tardiva e limitata reazione a quattro secoli di ininterrotta guerra santa dei musulmani contro gli europei. Le crociate durarono meno di 200 anni (dal 1096 al 1270), sono cessate da 700 anni e geograficamente si limitarono alla Terra Santa, mentre la jihad islamica ha avuto un carattere universale e permanente.
Gli unici due testi che di recente hanno tentato di colmare questa lacuna sono “Jihad in the West” di Paul Fregosi, uscito nel 1998, e “The Legacy of Jihad” curato da Andrew G. Bostom, un ricchissima raccolta commentata di documenti storici pubblicata nel 2005. Uno dei pochi libri pubblicati in Italia che racconta questa storia cruenta è il libro di Camille Eid, “A morte in nome di Allah. I martiri cristiani dalle origini dell’islam a oggi” (Piemme, 2004). Per quanto riguarda lo status delle minoranze religiose nei paesi islamici, i ‘dhimmi’, quasi tutto quello che sappiamo si deve ai fondamentali studi pionieristici di Bat Ye’or.
La corruzione delle università occidentali
turkey_islamismL’atteggiamento degli europei nei confronti dell’islam ricorda quello che fu, nel XX secolo, l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti del comunismo. Questo paragone è calzante anche sul piano della conoscenza storica, perché l’Occidente ha acquisito consapevolezza della realtà del sistema terroristico e concentrazionario sovietico solo alla fine degli anni Settanta, grazie all’uscita di due libri duramente boicottati dai comunisti occidentali: “Il grande terrore” di Robert Conquest e “Arcipelago Gulag” di Aleksandr Solženicyn.
Oggi, nei confronti della storia e della dottrina islamica, il pubblico occidentale versa nello stesso tipo di ignoranza. Per esempio, quanti cristiani sanno come la Turchia o l’Egitto sono diventate islamiche? Quanti sanno cosa è successo alle Sette Chiese dell’Asia Minore menzionate nelle lettere di San Paolo?
Questa situazione si deve in larga misura al tragico fallimento delle facoltà di islamistica delle università europee e americane, i cui insegnamenti sono spesso corrotti da distorsioni ideologiche o dal denaro proveniente dai paesi islamici. Negli ultimi decenni, infatti, alcuni Stati musulmani hanno cominciato a finanziare nelle più prestigiose università occidentali, a scopo propagandistico, delle cattedre di islamistica che hanno il compito di presentare la religione maomettana nella luce migliore. Questo sistema pare difficilmente conciliabile con i principi di obiettività scientifica e di ricerca della verità che, fin dai loro albori medioevali, dovrebbero caratterizzare le università occidentali.
La cattedra di islamistica presso l’università olandese di Leida dell’intellettuale islamista Tariq Ramadan, ad esempio, era finanziata dal Sultanato dell’Oman; nel 2005 le università americane di Harvard e di Georgetown (dove insegna l’apologeta dell’islam John Esposito, diventato improvvisamente una delle massime “autorità” mondiali in materia) hanno accettato 20 milioni di dollari dal principe saudita Alwaleed bin Talal per programmi di studi islamistici; in precedenza le università dell’Arkansas, della California-Berkeley e di Harvard avevano accettato da fonti saudite rispettivamente 20, 5 e 2 milioni di dollari. In queste università l’esame critico delle fonti coraniche viene fortemente scoraggiato, e alcuni studiosi, come Daniel Easterman, hanno perso il posto per non aver insegnato l’islam nella maniera desiderata dai sauditi. Il risultato è che i laureati in studi islamici che escono dalle facoltà occidentali sanno tutto sulle presunte glorie della civiltà islamica (l’arte, l’architettura, la poesia o il sufismo), ma ignorano totalmente le immani sofferenze prodotte dall’islamizzazione delle culture “infedeli” preesistenti.
È difficile capire per quale motivo si permette ai sauditi, noti sostenitori del fondamentalismo islamico in tutto il mondo, di stabilire ciò che deve essere insegnato sull’islam alle future classi dirigenti dei paesi occidentali. Tuttavia, sebbene la corruzione dei petrodollari sauditi rappresenti un serio ostacolo allo studio critico dell’islam, i problemi maggiori sono di natura ideologica. Molti accademici europei e americani sono così immersi nell’ideologia anti-occidentale che, anche gratuitamente, sono ben felici di denigrare la propria civiltà e di esaltare quella islamica.
Il dibattito sull’islam all’interno nelle istituzioni culturali occidentali è stato infatti corrotto ideologicamente fin dall’uscita, nel 1979, del libro “Orientalismo” di Edward Said. Lo studioso apostata Ibn Warraq, che ha demolito le tesi di Said in un approfondito studio uscito nel 2007, “Defending the West. A Critique of Edward Said’s «Orientalism»“, ha osservato che il libro di Said, indicando nell’Occidente la causa di tutti i mali del Medio Oriente, ha contribuito a inculcare negli arabi l’arte dell’autocommiserazione, a favorire il risorgere del fondamentalismo islamico negli anni Ottanta e a ridurre al silenzio ogni critica intellettuale dell’islam: «Ho chiamato terrorismo intellettuale l’aggressivo tono di “Orientalismo”, perché non cerca di convincere mediante argomenti o analisi storiche, ma accusando di razzismo, imperialismo o eurocentrismo chi la pensa diversamente. Una delle sue mosse preferite è quella di dipingere l’Oriente come una vittima perpetua dell’imperialismo, del dominio e dell’aggressione occidentale».
In verità, osserva Ibn Warraq, se contiamo gli anni di protettorato britannico e francese in Medio Oriente, l’Egitto è rimasto sotto il controllo Occidentale per 67 anni, la Siria per 31 anni, l’Iraq per soli 15 anni, l’Arabia Saudita mai. Questi periodi coloniali non reggono il confronto con la Spagna meridionale, rimasta sotto il giogo musulmano per 781 anni; con la Grecia, che ha subito per 381 anni il dominio ottomano; o con Bisanzio, ancora oggi in mani musulmane.
Due tipi di «dhimmi»
italiacomunistaMolti di questi intellettuali occidentali filo-islamici seguaci di Edward Said sono stati comunisti, terzomondisti, filocinesi o filocubani. Avevano trascorso la loro vita in attesa del grande evento rivoluzionario che avrebbe messo fine, una volta per tutte, allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ma la caduta del muro, il crollo dell’Urss e la conversione della Cina al capitalismo li ha improvvisamente privati del loro sogno. Il risultato di questa perdita è una sorta di rancore permanente per il loro paese. La fiduciosa attesa del futuro si è trasformata in odio del passato. Dopo aver sognato di costruire un “mondo migliore”, oggi questi rivoluzionari invecchiati e inaciditi passano gran parte del loro tempo a distruggere la civiltà che li ha allevati e nutriti.
Oltre ai «dhimmi» oppressi e perseguitati che vivono nelle terre a maggioranza islamica, che meritano il nostro aiuto e la nostra compassione, esistono dunque dei «dhimmi» di un genere molto diverso, che vivono in Occidente. Questi «dhimmi» si sono sottomessi volontariamente all’islam, per opportunismo o per ideologia, diventandone apologeti. È fondamentale che questo secondo tipo di «dhimmi» venga sconfitto sul piano intellettuale. Per raggiungere questo obiettivo occorre confutare la loro versione falsificata della storia islamica, rendendo noto il destino tragico cui sono andati incontro tutti i popoli che nel corso della storia non sono stati in grado di opporsi alla «jihad». Queste civiltà sono state completamente annientate, e in molti casi della loro cultura, lingua, arte, tradizione, legge, storia, si è quasi perso il ricordo. Quel che è peggio, l’islam non solo ha sradicato dalla faccia della terra le ricche e fiorenti culture che ha conquistato, ma sta cercando, con l’aiuto dei «dhimmi» apologeti, di cancellare anche la storia di questa distruzione.
Le brutalità della «dhimmitudine» e i 270 milioni di vittime della «jihad» sono troppe perché si possano dimenticare. Raccontandole pagheremo il nostro debito morale nei confronti di queste vittime semi-sconosciute, perché non siano morte invano. Occorre far capire che la cultura islamica non ha niente in comune con la nostra, e non ci potrà essere un compromesso, perché in ogni campo l’islam si contrappone radicalmente alle nostre più profonde concezioni religiose, filosofiche, morali, politiche, artistiche. L’islamizzazione significherebbe dunque la totale distruzione della nostra grandetradimentoislamciviltà, esattamente come è accaduto ai cristiani del Medio Oriente e del Nord Africa, ai copti egiziani, ai cristiani nestoriani, ai zoroastriani o ai buddisti dell’Asia centrale.
Queste vicende storiche ci illuminano su quanto sta avvenendo oggi nei paesi presi di mira dalla «jihad» islamica. L’ignoranza è stata finora un comodo alibi per l’inerzia, ma la conoscenza costringerà gli europei a reagire. Quello dell’Europa è un sonno profondo, un letargo, forse un’anestesia provocata, ma il sonno non è la morte. Il sonno ha un termine, il sonno precede il risveglio. Per questo alla domanda se la civiltà europea sopravviverà, rispondo con convinzione di sì.
*Postfazione al libro “IL GRANDE TRADIMENTO” di Marco Casetta, Leonardo Facco Editore

martedì 4 agosto 2015

All.nr.283) "GENEROSITA' DI BERLUSCONI, COSI', PER NOTIZIA"


  • Mauro Masoni Lorenzo ok, praticamente è cosa certa che tra i signori di cui sopra non si salva nessuno !
    Anzi, per correttezza e per amor di precisione e verità mi sembra di scorgere una persona la quale, nonostante i suoi difetti, si differenzia (e non poco) da tutti gli altri.
    Silvio Berlusconi, (antipatie a parte) è sempre stato noto per la sua generosità sia nei confronti di singoli che verso fondazioni, o centri o adozioni a distanza etc.-
    Quì di seguito riporto un elenco dettagliato di tutte le sue (certificate) donazioni che un istituto ha raccolto.
    Inoltre si deve considerare che i "Gruppi" fondati da Berlusconi (e dei quali, dalla sua entrata in politica non è più responsabile), rappresentano il più alto introito per l'erario e di conseguenza possiamo dire che da oltre trenta anni, con una infinitesima parte delle tasse versate da quei gruppi, vendono corrisposti gli stipendi a tutti i "Mangiapane a tradimenti di Montecitorio".
    Inoltre, sempre da oltre trenta anni, gli stessi Gruppi forniscono lavoro continuativo ad oltre "Cinquantamila" persone.
    Prima dell'elenco che segue, dobbiamo ricordare che, sempre da tre decenni circa, una intera procura della repubblica ha lavorato (per modo di dire), esclusivamente per cercare qualcosa da imputare a Berlusconi ed i risultati, (Zero), dimostrano che sarebbe stato sicuramente più produttivo se quella procura avesse impiegato sia il tempo che le centinaia di milioni di euro, per combattere il crimine.
    Ciò lo si può affermare in quanto Berlusconi è sempre stato assolto da tutte le varie imputazioni ed a proposito dell'unica sentenza di condana, quella del noto giudice "Esposito", beh, trattasi di un palese falso ideologico in quanto, come sopra già riportato, Berlusconi non può essere responsabile di una frode in quanto dal 1992 "Privo" del potere di firma per quei bilanci.
    Ed inoltre si precisa anche che, il firmatario, Fedele Confalonieri, era già stato giudicato ed "Assolto" dalla seconda sezione della Cassazione perchè "IL fatto non sussiste" ma oramai era già stato deciso che Berlusconi doveva essere "Eliminato dalla scena Politica" e quindi.......
    Comunque, parlando di Berlusconi è bene sapere anche che:

    LA GENEROSITA’ DI BERLUSCONI , CIRCA 9 MILIONI DI EURO IN BENEFICENZA…ECCO COME !
    14/09/2012
    25 Votes

    Silvio Berlusconi negli ultimi anni ha sfiorato , DEVOLVENDOLI IN BENEFICENZA , i 9 milioni di euro, cifra devoluta ad enti, istituzioni, persone fisiche. Ecco alcune documenti mostrati dalle telecamere nel servizio: -Sia – Società italiana per l’amiloidosi, una malattia rara, 50.000 euro; Dipartimento di scienze e tecnologie agroambientali di Bologna, tre tranche per un totale di quasi 39.000 euro; Università di Bologna -. Alma mater – due tranche per un totale di 36.000 euro; Comunità incontro di don Gelmini, 5 milioni di euro; Pio albergo Trivulzio – 500.000. E poi ancora scuole, orfani, ospedali, sacerdoti, vedove di caduti in missione, sono le persone e le associazioni beneficiarie delle elargizioni del premier. Tra queste la Scuola San Giuliano di Puglia, l’associazione «I ragazzi di Scampia», l’Ospedale San Raffaele di Milano, l’AIL – Associazione Italiana Leucemie. I bonifici ai quali si riferisce il documento – composto di tre pagine – riguardano le donazioni effettuate negli ultimi anni dal Cavaliere.Ma non è finita qui :
    Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a titolo personale ha deciso di ‘adottare a distanza’ 660 orfani, vittime del maremoto nello Sri Lanka. Lo ha reso noto don Arturo Lorini responsabile per le adozioni a distanza del Salesiani.
    Nel corso della sua visita all’istituto Salesiano di Milano, Berlusconi ha infatti deciso di donare 500 mila euro alla Fondazione del Salesiani che si occupa di oltre 15 mila bambini nel mondo ed in particolare in Brasile, Etiopia, Equador e Sri Lanka.
    Dopo il terremoto a L’Aquila , il presidente Berlusconi dona 200 mila euro a “L’Aquila Rugby 1936″.
    Potremo andare avanti citando casi singoli e personali in cui il Cavaliere ha aiutato economicamente i cittadini di tutta Italia , pertanto vi invito a commentare e raccontare voi stessi situazioni di cui siete a conoscenza .

    Di Marinella Tomasi