giovedì 19 marzo 2015

All. nr. 263) "E QUESTO, CIOE' IL "LUOG. PALADINI" E' ANCORA NELL'ARMA (QUANTA PROTEZIONE !). (N.B.: PER IL PROCESSO AL PALADINI ED ALTRI, IL PROC. CAPO. DI PISTOIA HA CHIESTO LA RICUSAZIONE DEL "CONOSCIUTO" GIUDICE COSTANTINI LUCIANO).

Il Giudice "Costantini" è stato ricusato dal Proc.Capo di Pistoia Dr.Canessa ma il Costantini non vuole mollare ed ora dovrà decidere la corte d'Appello.

Appalti, l’intermediario

era il fratello di Paladini Fusco e il marito coinvolti nelle indagini su una gara della Regione
MATTEO INDICE




GENOVA.




Renato Paladini, (Luogotenente de cc.) fratello del deputato Idv Giovanni, faceva da intermediario fra un costruttore in corsa per un appalto della Regione Liguria e l’ex vicepresidente della giunta ligure Marylin Fusco, prima che fosse emesso il bando di gara. La stessa Fusco, che del  parlamentare Idv Giovanni Paladini è moglie e con lui vive a Genova, secondo la polizia quell’imprenditore sembrava «favorire», e gli avrebbe fornito indicazioni all’apparenza riservate al telefono. La Fusco, va ricordato,
nel frattempo ha lasciato la giunta dopo un’altra bufera giudiziaria, essendo indagata per lo scempio del porto di Ospedaletti.
Il dato sulla mediazione del fratello, che potrebbe creare un certo imbarazzo politico proprio a Giovanni Paladini, plenipotenziario dell’Italia dei Valori dalla Spezia a Ventimiglia, è contenuto
nelle carte di un’inchiesta condotta nei mesi scorsi dalla Procura di Pistoia. Lì si indagava su un giro di mazzette pagate da impresari a dirigenti locali,ealla metà di giugno erano scattati 23 arresti. Fra le persone finite ai domiciliari vi era Giordano Rosi, costruttore di Pistoia. Nei mesi precedenti era stato intercettato e pedinato, e così si erano scoperti i suoi rapporti sospetti con la Fusco e lo stesso Giovanni Paladini . «Di certe cose meglio non parlare al telefono», diceva Marylin a Rosi rimandando un abboccamento.
L’impresario, per parte sua, replicava con un «allora chiamo Giovanni, e vedo quando possiamo affrontare certi discorsi».
La commessa nel mirino di Giordano Rosi era quella per la realizzazione d’un ponte nel comune di Ameglia, provincia della Spezia, distrutto dall’alluvione del 25 ottobre 2011:valore 5 milioni di euro, Rosi se lo aggiudicherà, in tempi successivi alle ripetute mediazioni di Marylin Fusco e di Renato Paladini fratello di Giovanni, invia «provvisoria».
La Regione avrebbe tuttavia sospeso quell’assegnazione.
Le carte in mano al   Secolo XIX ricotruiscono una tempistica, e una serie di rapporti e sponde, interessanti. Il 5 novembre 2011, infatti, a dieci giorni dal disastro, la Presidenza del Consiglio 
dei ministri pubblica il «disciplinare di
gara a procedura aperta» per la fornitura del ponte. L’appalto è gestito e sarà assegnato dalla Regione. Qual è la prima idea del costruttore toscano Rosi, che a quel lavoro è interessato e sarà arrestato sette mesi dopo per un’altra vicenda?
Chiedere aiuto al fratello di Giovanni Paladini. Il quale fa il carabiniere alle dipendenze dirette della Procura di Pistoia, la stessa che sta indagando sul suo amico, intercettandolo e pedinandolo, e che lo farà arrestare all’inizio dell’estate: «Il 14 novembre 2011 (nove giorni dopo la pubblicazione del “disciplinare” di gara, anteprima del bando)-scrive la polizia-l’imprenditore Giordano Rosi chiama Renato Paladini, e si accordano per recarsi l’indomani in Liguria...Paladini lo informa che avviserà qualcuno della loro partenza e arrivo.
Si ritiene possano essere i suoi familiari, ilfratello Giovanni (deputato Idv) e la cognata Marylin Fusco (allora vicepresidente della Regione)».
Una nuova visita di cortesia (la stesura del bando cui Rosi è molto interessato sta entrando nel vivo), va in scena il 5 febbraio 2012. Prima Rosi dà appuntamento a Renato Paladini- «sto arrivando»- poi nel primo pomeriggio chiama la figlia: «Sono al mare...dove ti avevo detto», mantenendo un linguaggio criptico. La cella telefonica agganciata da Giordano Rosi è a Genova, nel quartiere dove vivono Fusco e Paladini. «Si ritiene-insiste la Digos-cheRosi sia in compagnia di Renato Paladini e la loro presenza a Genova potrebbe essere riferita al fatto che la ditta è interessata all’appalto per il ponte nello Spezzino, che assegnerà la Regione». Varie intercettazioni documentano nelle settimane successive il prodigarsi di Marylin Fusco per informare Giordano Rosi sulla preparazione del bando:
ricevendo da lui alcune indicazioni tecniche e mettendolo in contatto con chi quel bando stava predisponendo. Il 29 marzo scade il termine per presentare le offerte. Il 30 è formalizzata l’assegnazione provvisoria (poi revocata) e vince Giordano Rosi, che resta sorpreso.
Chi incontra il giorno successivo Rosi, esaltato poiché avevano superato concorrenti più accreditati?
Renato Paladini, fratello del deputato Idv Giovanni e cognato diMarylin Fusco:
«Già che ci sono - premette il luogotenente Renato Paladini - ti volevo ringraziare dei regali per le bambine...».Non sapeva che li stavano spiando.





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VINCENZO GALIANO

MARCO MENDUNI
 




CHERCHEZ LA FEMME. Si dice che dietro il successo di ogni uomo si celi sempre una donna. E forse non è un caso che la carriera politica di Giovanni Paladini, leader incontrastato da anni dell’Idv ligure insieme al suo “cerchio magico”, inizi proprio da Marylin Fusco e con lo stesso nome rischi di tramontare.
Fortuna che nasce da una rottura: quella con il vecchio amico Rosario Monteleone. Che con Paladini condivide per anni convinzioni e militanza.
Ma poi ne non ne può più di quella segretaria che s’impiccia di tutto, mette bocca nelle discussioni tra i due politici, zittisce e rimbrotta il vecchio amico Giovanni.
Finché, stavolta in un incontro pubblico, la Fusco si prende la libertà di interrompere più volte Monteleone parlando come fosse un’esponente di primo piano del partito. Si dice che Monteleone
chiese a Paladini di richiamare «la segretaria nei ranghi» ottenendo solo di irritare il collega di partito.
Che, da allora, prende un’altra strada. Rottura per (interposta) incompatibilità di coppia e le due strade si dividono.
I vecchi sodali si lasciano in malo modo.
Eppure proprio da lì parte l’inarrestabile ascesa dell’ex ispettore di polizia ed ex sindacalista del Sap,
sindacato di polizia che strizza un po’ l’occhiolino al centro e un po’ a destra. A Paladini persino gli avversari riconoscono «un’intelligenza politica fuori del comune, pur non essendo particolarmente colto».
Così il poliziotto-sindacalista fiuta l’aria. Ex Ppi, poi Margherita, poi Pd, intuisce che l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro può essere il movimento che sbancherà le urne al prossimo giro.
Fortuna di più, le truppe dipietriste in quell’epoca sonoscarne: ragione di più per corroborare i numeri
con una robusta iniezione di adesioni, provenienti la gran parte dal mondo delle divise.
La benzina del successo sono proprio le migliaia di voti dei poliziotti guadagnati come leader del
Sap.
Paladini nel 2008 riesce nella doppia impresa di approdare in Parlamento e conquistare la leadership
dell’Idv in Liguria in un congresso regionale dove la stragrande maggioranza dei tesserati erano - guarda caso - tutori dell’ordine, con il corredo di qualche esponente arrivato dritto dritto dalle
cancellerie dei tribunali.
E chi c’era prima? Via dalle scatole.
Come capita a Carmen Patrizia Muratore, che per il movimento dipietrista si è spesa, ha passato
le notti in bianco, ha raccolto le firme nei gazebo. Ma si trova via via esautorata da tutto e alla fine getta la spugna.
Si dice che ci sia stato un accordo direttoPaladini-DiPietro per questo rondò.
La Muratore cerca di ottenere qualche spiegazione, anche dal capo. Non le risponde più nessuno.
Forse,la spiegazione di tanto interesse per il nuovo astro dell’Idv sta in quel un drappello di 83 fedelissimi, tutti amministratori eletti in Liguria nelle fila della Margherita, che Paladini porta in dote al nuovo amore (politico).
Da quel momento il gruppo che si stringe intorno al capo diventa preponderante all’interno dell’Italia
dei Valori.
 La diarchia Paladini-Fusco si circonda di stretti collaboratori e manovalanza, quasi sempre proveniente dalle fila delle forze dell’ordine. In prima fila il fido Stefano Anzalone, poliziotto
anch’egli, poi diventato assessore allo sport con Marta Vincenzi.
Paladini continua a esercitare, fortissimo, il suo ascendente su quel mondo. Anche chi gli succede
allaguida del Sap è sua diretta emanazione e il suopredominio, anche sindacale, all’interno delle questure (e per attrazione verso tutte le divise in generale, almeno quelle che non guardano esplicitamente alla sinistra tradizionale) è sempre fortissimo, sia lo eserciti direttamente, sia per delega.
I numeri che gli danno la supremazia incontrastata sono quelli delle tessere, ma anche quelli incassati
nell’urna: parte per la potenza evocativa e protestataria del movimento, parte per la fedeltà dei suoi supporter.
Un sistema blindato e inattaccabile. Almeno fino agli ultimi rivolgimenti.
 





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LA STORIA DI GIOVANNI PALADINI EDEL SUO “CERCHIO MAGICO”
 




AI VERTICI DEL PARTITO

CON I VOTI DEI POLIZIOTTI
 




Ma è stato l’incontro con la Fusco a cambiare il suo destino
 




Maruska Piredda con Giovanni Paladini  




LA COSTRUZIONE del ponte della Colombiera è stata l’unica vicenda di cui si è occupato
in prima persona Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria e commissario
straordinario dopo l’alluvione in val di Magra del 25 ottobre 2011. Servono 150 metri di ponte per evitare agli abitanti della zona un tragitto di 15 chilometri. Un ponte con una caratteristica precisa:
consentire la navigabilità ai circa4mila natanti ormeggiati lungo il Magra.
A febbraio Burlando indice la gara per la fornitura del ponte. La gara è stabilita a tavolino con la Corte dei Conti, che ha il controllo preventivo degli atti dei commissari straordinari.
La Liguria ha solo 7,4 milioni di euro per il ponte, riportare il metano aVernazza (opera inaugurata venerdì scorso) e ricostruire le fognature di BorghettoVara.
Così nel bando viene inserita la clausola di annullamento “per motivi di opportunità”. Arrivano quattro offerte, tra cui quella di Giordano Rosi. Il 20 marzo vengono aperte le buste, ma l’azienda
che presenta l’offerta migliore, la consociata italiana dell’olandese Janson Bridging, viene esclusa per un errore materiale: il suo è ilmiglior progetto- unponte a doppio senso di marcia- ma nella busta
dell’offerta tecnica inserisce per sbaglio anche il costo, circa3milioni . La commissione aggiudica provvisoriamente a Rosi l’opera che per sei milioni di euro si propone di costruire un ponte a senso
alternato di marcia.
Ad aprile Burlando, commissario straordinario decide di annullare il bando. «Un ponte troppo costoso e un progetto poco convincente» dirà a luglio ad Ameglia inaugurando il ponte sulla Colombiera, “regalato” alla comunità dalla Cociv e da Impregilio, costruttori del Terzo Valico.
Rosi non se ne sta. Fa i suoi passi nei confronti della Corte dei Contie presenta un ricorso al Tar: la data dell’udienza è fissata al 7 febbraio 2013 .
Ma intanto nei prossimi giorni, il ponte provvisorio regalato agli abitanti di Ameglia sarà smontato (sempre dalla Cociv) per lasciare il posto ad un campata definitiva.






MOSSA A SORPRESA
BURLANDO GIUDICÒ L’OPERA TROPPO CARA STOP INATTESO  




Il presidente della giunta ligure annullò il bando



IL CASO







LA SVOLTA
 




Dalla Margherita a Di Pietro con un balzo, anche grazie all’intuito di Marylin
 




IL SOSPETTO
 




Quei colloqui prima che fosse emesso il bando per il ponte nel comune di Ameglia
 




I SUGGERIMENTI
 




Rosi riceveva dall’ex vice presidente della giunta ligure indicazioni tecniche
sulla gara
L’inaugurazione del ponte della Colombiera ad Ameglia il 7 luglio scorso

politica







5 ILSECOLO XIX 





DONENICA

28 OTTOBRE 2012


politica ILSECOLO XIX





DOMENICA

28 OTTOBRE 2012
 




APPALTO SFUMATO, ORDINE AL LEGALE IN DIRETTA DA GENOVA


L’impresario chiamò
da casa di Marylin:

«Minacci la Regione»

Linea dura decisa davanti all’assessore
GENOVA.






C’è un momento su tutti, che la Digos di Pistoia evidenzia nei suoi dossier,perfocalizzareilrapporto
privilegiato dell’ex vicepresidente della Regione Liguria Marylin Fusco con l’imprenditore toscanoGiordanoRosi, ai tempi in corsa per un appalto della ricostruzione post-alluvionale nello
Spezzino. È il blitz di Rosi a Genova quando subodora che l’«assegnazione provvisoria» della commessa milionaria potrebbe essere revocata, come in effetti accadrà. Rosi, nel tentativo di
evitarlo, si presenta di corsa a casa del suo sponsor, Marylin Fusco, in quel periodo pure assessore all’Urbanistica.
E si trattiene nell’appartamento che lei divide con il marito Giovanni Paladini (deputato Idv e plenipotenziario del partito in Liguria) per circa due ore. Durante il consulto riservato Rosi telefona a un collaboratore, dicendo che la strada da percorrere è quella d’una lettera alla funzionaria regionale responsabile del procedimento, in cui si minacciano azioni legali contro l’ente pubblico, e conseguenze penali, se la ditta non manterrà l’assegnazione.






LA VICEPRESIDENTE


ESEGUE LA RICHIESTA
Il giorno clou è il4 aprile scorso. Rosi, di prima mattina, è stato al telefono con i suoi legali e parla con ansia della possibilità che il lavoro sfumi.
Ne chiede conto a chi ritiene la sponda politica più importante. E chiama la Fusco su
un’utenza intestata all’Idv Liguria.






Rosi:


«Senti, io avrei piacere di vederti,
potrei fare un salto in su?
Fusco:




«Quando?».





Rosi:


Eh, oggi...io partirei subito».




Fusco:


«Ma io stavo per andare a 
Milano...come possiamo fare?».
 




Rosi:


«Senti, se tu potessi rimandare 
un attimo Milano, io partirei. Io

un’ora e mezzo, due al massimo sono
da te. Sarebbe bene guarda, credimi».


Fusco:



«Ok, ci vediamo a casa, ti do 

l’indirizzo».


Ecco quindi la polizia:


«Alle 9,50

Giordano Rosi è in viaggio verso Genova dove nel proprio appartamento lo attende Marylin Fusco
con cui, si ritiene evidente, ha urgenza di parlare dei problemi relativi alla gara per la costruzione del ponte sul fiume Magra (gestita dalla Regione Liguria e in precedenza assegnata proprio a Rosi,


ndr). L’orientamento - proseguono gli inquirenti - sarebbe di non aggiudicarla più alla ditta toscana,

per mancanza di fondi da parte del committente». Rosi chiama la sorella Maria Cristina: «Non vengo a pranzo, si deve anda’aGenova di corsa...». 
Lei: «Ma come va?». 
Rosi: «Eh, non bene, ma poi ti dico». 
Cristina: «Dio mio...».


DUE ORE NELL’ALLOGGIO



“FUSCO-PALADINI”
La giornata è densa.E la Digos la sintetizza:


«A seguito della telefonata in cui Giordano Rosi diceva a Marylin Fusco che sarebbe partito subito per andare acasa sua, personale diquest’ufficio partiva da Pistoia alla volta del capoluogo ligure...
attorno alle11gli agenti giungevano a Genova innanzi l’abitazione della Fusco, dove si appostavano.
Attorno alle 11,25 arrivava la Jaguar guidata da Giordano Rosi, in compagnia del figlio Leopoldo. I due, scesi dall’auto, percorrevano il porticato sottostante il palazzo in questione e dopo una breve attesa davanti al citofono del civico (...) entravano. Poco dopo era possibile appurare che sulla pulsantiera, in corrispondenza dell’interno (...) erano riportati i nominativi di Fusco e Paladini».
Il colloquio a domicilio è lungo, due ore abbondanti: «Attorno alle 13,30 Giordano Rosi, Leopoldo Rosi, Marylin Fusco e una quarta donna non identificata uscivano). Dopo che Giordano Rosi aveva preso, o depositato, qualcosa dal sedile posteriore della sua auto posteggiata nei pressi, il gruppo raggiungeva via Rimassa ed entrava nel ristorante “San Giorgio”. Giordano Rosi salutava amichevolmente il proprietario dandogli la mano, così facendo capire che non era la prima volta che pranzava in quel posto. Attorno alle 15,55 circa, i quattro soggetti descritti uscivano dal ristorante e tornavano sotto il porticato dell’edificio dove si trova l’abitazione alla Fusco. Dopo i saluti, la donna non identificata, da sola, si allontanava ed entrava nel portone, mentre Giordano Rosi rimaneva a parlare per qualche altro istante con Marylin Fusco...».






LA SCELTA DEL DIKTAT


POI TUTTI AL RISTORANTE





Attenzione, ora. Il costruttore Rosi, che smania perché rischia di perdere il maxi-appalto della Regione, suo figlio e l’allora vicepresidente della giunta ligure, trascorrono insieme quasi cinque
ore. In particolare, dalle 11,30 alle 13,30 sono nell’appartamento dell’assessore.
Alle 12,41, quindi a metà del summit, i poliziotti intercettano un dialogo che li colpisce, e parecchio:
«Giordano Rosi si trova all’interno dell’abitazione di Marylin Fusco, con cui ha parlato del problema...In questo contesto telefona all’ingegner Marco Palandri (suo collaboratore) per dirgli
di chiamare il funzionario della Regione Liguria Carla Roncallo (responsabile del procedimento per l’assegnazione dell’appalto), per minacciare azioni legali: “Deve dirgli che s’incorre anche in un
aspetto penale, se ci tolgono la commessa” ». Lo stesso consiglio darà al suo avvocato,
chiedendogli di scrivere una mail formale ed’insistere sugli aspetti penali.
Ricapitolando. Rosi teme di perdere un appalto della Regione Liguria e chiede un appuntamento urgente alla Fusco. Lei lo riceve in casa per due ore.
A metà del colloquio lui chiama i suoi consulenti e detta la strategia: minacciare la Regione d’una super-causa se revocherà la commessa. Si trattiene ancora un’ora, poi insieme a Marylin e altri va a mangiare in un ristorante.
Quanto e come c’entrava, con la scelta della linea ricattatoria nei confronti della Regione, il summit con l’ex vicepresidente?






I LEGALI ALL’ATTACCO


«NESSUNPROFILOPENALE»





Ieri gli avvocati della Fusco, Stefano Savi e Stefania Colonnello, hanno puntualizzato una serie diaspetti:
«L’indagine cui si fa riferimento, a quanto risulta, è chiusa e a breve sarà celebrato il processo. Nessuna imputazione è stata contestata in relazione ai fatti citati, pertanto i contatti documentati negli atti d’indagine pubblicati non possono essere ritenuti illeciti e tanto meno possono giustificare illazioni sulla correttezza dell’operato della dottoressa Marylin Fusco». È tuttavia confermato che anche la Procura di Genova stia conducendo accertamenti preliminari sugli episodi avvenuti in Liguria.





M. IND.


GENOVA.Marylin Fusco e l’imprenditore Rosi appena usciti dal colloquio in casa


Marylin Fusco PESCIA(PT). Il costruttore a colloquio con Renato Paladini, fratello di Giovanni

MARTEDÌ SI RIUNISCE L’UFFICIO DI PRESIDENZA DELL’ITALIA DEI VALORI






DI PIETRO CONVOCA TUTTI
ARIA DI COMMISSARIAMENTO






L’area legalitaria in pressing per fare pulizia, l’ex magistrato prende tempo





ALESSANDRA COSTANTE





SI RIUNISCE martedì mattina l’ufficio di presidenza di Italia dei Valori.
All’ordine del giorno c’è sicuramente il caso Liguria e il (probabile) commissariamento del partito a Genova.
Caso Liguria e non soltanto caso-Marylin Fusco. La bufera non riguarda più soltanto la first lady di Idv. Nel giro di dieci giorni è stata costretta alle dimissioni dall’incarico di vice presidente della Regione e da assessore all’urbanistica perché accusata di abuso d’ufficio e truffa ai danni di ente pubblico dalla magistratura di Sanremo che indaga sulla costruzione del porticciolo turistico di Ospedaletti, mentre ora un nuovo polverone giudiziario la sta investendo «per aver favorito un imprenditore» per la ricostruzione post-alluvionale nello spezzino dicono le carte di un’inchiesta partita da Pistoia.

La bufera, questa volta, sembra travolgere anche Giovanni Paladini, parlamentare, coordinatore regionale di Idv e marito di Marylin Fusco. Coppia in politica e nella vita.
Martedì mattina l’ufficio di presidenza di Idv, oltre al risultato elettorale per le regionali della Sicilia , affronterà anche il caso Liguria. Nel “tribunale” di Idv siedono Antonio Di Pietro, il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, il capogruppo al Senato Felice Belisario e il responsabile dell’organizzazione, Ivan Rota.
L’ala legalitaria è fortissima. Quando si trattò di giudicare Vincenzo Maruccio, il capogruppo di Idv in Regione Lazio accusato di aver fatto sparire dalle casse del partito circa 780mila euro, il cartellino “rosso”fu alzato dopo una discussione di meno di un quarto d’ora. Ma sul caso Liguria, probabilmente, non ci sarà la stessa rapidità. Si dice che Donadi sia per spazzare via i vertici locali di Idv, sospenderli e commissariare il partito ligure. Ma di fronte alla decisione del capogruppo alla Camera, che già dopo l’avviso di garanzia per il porto di Ospedaletti aveva mandato chiari segnali di insofferenza, c’è un Antonio Di Pietro quanto mai indeciso.
Delle nuove vicende giudiziarie che riguardano Fusco e famiglia, il presidente di Idv ha saputo ieri mattina di buon’ora, alla fine del tour per la campagna elettorale delle regionali in Sicilia.
Sempre in viaggio, da Roma a Milano e poi da Milano a Bergamo, Di Pietro ha cercato di farsi un quadro della situazione. «Prima di decidere vuole sentire anche Paladini e la Fusco» dicono al
partito. È combattuto, pare, tra la spinta ad azzerare i vertici di Idv e idea di rallentare il processo per dare modo ai due vecchi amici (era tra gli inviati anche al loro matrimonio) di provare a spiegarsi,
a difendersi. Anche perché pure un cartellino giallo per Giovanni Paladini, approdato a Roma nel 2008 sulla scia di Di Pietro (che gli aveva ceduto il seggio in Liguria) non potrebbe che significare
la non ricandidatura alle elezioni politiche del 2013.
Certo che a Roma la voglia di commissariare la Liguria è forte. Troppe cose sono accadute negli ultimi giorni.
E dopo l’avviso di garanzia per truffa e abuso d’ufficio che ha costretto Marylin Fuscoal passo indietro, i vertici nazionali non hanno gradito quel suo ricomparire come capogruppo tra i banchi del consiglio regionale e neppure la sua smania di non abbandonare l’urbanistica, strappando alla collega Maruska Piredda la poltrona in commissione regionale Territorio e Ambiente (la stessa in cui compariva come assessore).
Comportamenti che hanno suscitato malcontento nel partito ligure e subito riflesso a Roma.
Ma oltre alle vicende di partito, ci sono anche quelle della coalizione di centrosinistra che con Claudio Burlando governa la Regione. E la maggioranza è sotto choc. Il presidente della Regione sceglie per il momento la via del silenzio. E lo stesso fa lo squadrone del Pd: «quello che possiamo dire oggi o è troppo o è troppo poco» fa sapere. La sensazione di imbarazzo si taglia davvero con il coltello. Ma dalla minoranza Raffaella Della Bianca (Riformisti italiani) indica la luna: «C’è un problema politico e va affrontato: Marylin Fusco resta comunque capogruppo del secondo partito della maggioranza di Burlando. Non mi è piaciuto neppure il mini rimpasto di giunta con cui all’assessorato all’urbanistica si è immediatamente sostituito un esponente di Idv con un altro».






costante@ilsecoloxix.it





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Antonio Di Pietro, Felice Belisario e Massimo Donadi


LE CARTE





LE RICADUTE





Maggioranza ligure
sotto choc. Della

Bianca: «C’è un
problema politico
e va affrontato»

LA NOTIZIA dei rapporti sospetti
della Fusco sul Secolo XIX di ieri

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