mercoledì 7 agosto 2013

All.nr.165) "MASSO-MAFIA", IN ITALIA SIAMO VERAMENTE "OLTRE....." (Lasciate ogne speranza o voi ch'intrate).


Come è facilmente riscontrabile, in molti link da me pubblicato ho fatto chiaramente riferimento a quello che ho definito "Potere Mafio-Massonico" di vari apparati statali tra i quali primeggia ovviamente la "Magistratura". (Ultimamente ciò è stato confermato dalle dichiarazioni rese e documentate dal Giudice Morcavalo del Trib. dei Minori di Bologna nonchè dal Dr. Rossi Nello Procuratore aggiunto di Roma).
Il mio era sempre e comunque un riferimento a fatti oggettivi e documentali dai quali si evinceva chiaramente quello che ho sempre definito il "Vincolo Associativo" che accomuna tantissimi "Togati" e, nel rispetto di tale vincolo non succede mai che un Togato proceda nei confronti di un "Collega" e le migliaia di denunce a carico dei "Magistrati" vengono puntualmente archiviate (insabbiate).

Adesso, leggendo il documento che segue, per certo non si resta meravigliati ma non si può fare a meno di essere sorpresi dalla "Vastità" del fenomeno che appare effettivamente come una "Piovra" i cui tentacoli giungono in ogni dove costringendo i non affiliati a fare sempre e comunque gli interessi della "Casta" o di uno dei confratelli.La "Massoneria" definisce "Profani" i tribunali della Repubblica e lo statuto di tale "Setta", sostituisce per gli "Affiliati", sia la Costituzione della Repubblica nonchè tutte le leggi ordinarie e speciali emanate dal Parlamento italiano.
Il testo che segue è abbastanza lungo e leggermente articolato e suggerisco di leggerlo con particolare attenzione in particolare riguardo  ai vincoli che scaturiscono dall'esistenza di una "associazione" come la "Massoneria" la quale, anche se non vietata dalla Costituzione italiana, come si vedrà, costituisce l'alveo di qualsiasi azione od omissione, quanto delittuosa non fa titolo in quanto l'unico interesse da perseguire è l'interesse di quella che io continuo a definire "Setta" o di uno degli innumerevoli "Confratelli" i quali sono presenti in tutte le amministrazioni dello Stato. 

Massoneria e magistratura

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Innanzi tutto va detto che affiliarsi alla Massoneria non è reato, in quanto la Massoneria non è tra le ‘associazioni segrete’ proibite dalla Costituzione italiana con l’articolo 18 (‘Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare’); tuttavia ‘il Consiglio Superiore della Magistratura ha affermato con chiarezza l’incompatibilità fra affiliazione massonica e l’esercizio delle funzioni di magistrato’ (http://www.legge-e-giustizia.it/), perchè ‘le caratteristiche delle logge massoniche sono quelle di «un impegno solenne di obbedienza, solidarietà, e soggezioni a principi e a persone diverse dalla legge» e determinano perciò «come conseguenza inevitabile una menomazione grave dell’immagine e del prestigio del magistrato e dell’intero ordine giudiziario»’ (‘I magistrati non possono essere massoni’, Corriere della Sera, 17 gennaio 1995, pag. 1); e secondo la Cassazione, il giudice massone può essere ricusato dall’imputato, in quanto l’appartenenza a logge preclude «di per sè l’imparzialità»’ del magistrato (La Cassazione, 5a sezione penale n° 1563 / 98), in altre parole, perchè – come ha detto il giudice Alfonso Amatucci – ‘essere iscritti alla massoneria significa vincolarsi al bene degli adepti, significa fare ad ogni costo un favore. E l’ unico modo nel quale un magistrato può fare un favore è piegandosi ad interessi individuali nell’emettere sentenze, ordinanze, avvisi di garanzia’.

Esistono allora magistrati che sono massoni? Sì. Per esempio ecco cosa si legge nell’articolo dal titolo ‘E sui magistrati massoni indagherà anche Conso’ a firma di Franco Coppola e apparso su La Repubblica il 15 luglio 1993: ‘Smentiscono, querelano, minacciano fuoco e fiamme. Ma i loro nomi sono lì, negli atti giudiziari raccolti dalle procure di Palmi e di Torino. Sono le toghe incappucciate, i magistrati sparsi per il territorio nazionale che hanno giurato fedeltà alla Costituzione e al credo massonico, qualcuno addirittura aderendo alle logge segrete, quelle espressamente vietate anche a chi non fa parte dell’ ordine giudiziario. Per ora sono usciti fuori 36 nomi, due o tre dei quali appartenenti a personaggi ormai in pensione che hanno appeso nell’armadio dei ricordi le toghe da magistrati ma forse non i grembiulini e i cappucci da massoni. E così ora di loro si occupano non più soltanto il Consiglio superiore della magistratura, che può trasferirli d’ufficio ad altra sede o ad altra funzione, ma anche il ministro della Giustizia Giovanni Conso e il procuratore generale della Cassazione Vittorio Sgroi che, come titolari dell’ azione disciplinare, possono avviare un procedimento disciplinare, le cui conseguenze potranno essere, a seconda dei casi, blande o particolarmente severe’ (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/07/15/sui-magistrati-massoni-indaghera-anche-conso.html)

Ma nella magistratura esistono anche avvocati, cancellieri, docenti di materie giuridiche, ufficiali giudiziari, e così via, che sono affiliati alla massoneria. Ed ovviamente tutti costoro, in virtù del loro giuramento massonico (che recita tra le altre cose: ‘…. prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Massoneria, di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato; prometto e giuro di prestare aiuto ed assistenza a tutti i Fratelli Liberi Muratori sparsi su tutta la superficie della Terra….’), devono anche loro aiutare i loro fratelli massoni, per cui è ovvio che quando un massone si troverà indagato o imputato in un processo, egli al ‘momento giusto’ riceverà una qualche forma di aiuto dai suoi fratelli che sono nella magistratura (o nella politica) che si muoveranno come sanno fare loro in questi casi.
Un esempio di inchiesta giudiziaria contro dei massoni ‘affossata’ è quello dell’inchiesta del procuratore di Palmi Agostino Cordova da lui avviata nel 1992, a cui abbiamo accennato prima, che dopo che Agostino Cordova fu trasferito-promosso alla Procura di Napoli nel 1993 e che le indagini vennero trasferite (per «incompetenza tecnica» della Procura di Palmi a occuparsi della materia) alla Procura di Roma nel giugno del 1994, rimase pressoché ferma per quasi sei anni, e poi nel dicembre 2000, il giudice per le indagini preliminari dispose l’archiviazione dell’inchiesta, nonostante fossero stati raccolti centinaia di faldoni e tantissime fonti di prova sulle attività illecite di logge italiane con decine di indagati, coinvolgenti influenti personaggi del mondo imprenditoriale, finanziario, politico e istituzionale, nonché della stessa magistratura, collusi con la ‘ndrangheta con cui avevano costituito delle vere e proprie società di affari, attraverso le quali si spartivano i proventi derivanti dagli accordi perversi del sodalizio criminale. Per capire la portata dell’inchiesta di questo coraggioso magistrato consiglio di leggere Oltre la cupola: massoneria, mafia, politica, scritto da Francesco Forgione e Paolo Mondani, pubblicato da Rizzoli Editore nel 1994.

Un esempio invece di processo in cui erano imputati dei massoni con evidenti prove di colpevolezza contro di essi, e che si è concluso con la loro assoluzione, è quello del ‘golpe Borghese’.

Il ‘golpe Borghese’ fu un colpo di Stato tentato in Italia durante la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 e organizzato e guidato da Junio Valerio Borghese (ex comandante della X Mas nella repubblica sociale italiana, e leader dell’organizzazione neofascista Fronte nazionale), allo scopo di impedire l’accesso del Partito Comunista al governo. Il nome del colpo di stato aveva come nome in codice ‘Operazione Tora Tora’, in ricordo dell’attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941. Tra i golpisti c’erano oltre che uomini dei servizi segreti e fascisti, anche massoni e mafiosi. In vista del ‘golpe Borghese’ infatti, la Massoneria aveva chiesto l’aiuto di Cosa nostra e della criminalità organizzata calabrese per averne un appoggio armato.

La sera del 7 dicembre 1970, i congiurati – in gran parte armati, e provenienti da varie regioni d’Italia – si concentrarono nei vari punti prestabiliti della Capitale. Il piano eversivo prevedeva tra le altre cose, l’uccisione del capo della polizia Angelo Vicari, e l’irruzione al Quirinale di una squadra di congiurati armati comandati da Licio Gelli (capo della loggia massonica segreta P2) per sequestrare il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Ma ecco che poco dopo la mezzanotte ai congiurati arriva improvviso il contrordine: l’azione golpista è sospesa e rinviata.

L’inchiesta giudiziaria che ne seguì non riuscirà a chiarire le circostanze dell’improvviso contrordine impartito ai congiurati. Secondo alcuni, la sospensione del golpe è da attribuire alla defezione di un importante personaggio che avrebbe reso impossibile l’attuazione dell’aspetto strategico del golpe. Secondo altri, il golpe non fu attuato, benchè avallato dagli USA, a causa dell’imprevista presenza della flotta russa nel Mediterraneo la notte tra il 7 e l’8 dicembre. Comunque il tentato golpe ci fu.
In merito al procedimento giudiziario e il processo che si tenne contro coloro che furono coinvolti nel ‘Golpe Borghese’, ecco cosa dice il senatore Sergio Flamigni, che ha fatto parte della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2: ‘Nel procedimento giudiziario scaturito dal «golpe Borghese» risulteranno coinvolti piduisti di primo piano: il generale Vito Miceli, promosso capo del Sid per intervento di Licio Gelli presso il ministro della Difesa Mario Tanassi (il cui segretario particolare, Bruno Palmiotti, e il cui fratello, Vittorio Tanassi, sono affiliati alla Loggia segreta); Giuseppe Lo Vecchio, colonnello dell’Aeronautica; Giuseppe Casero, ufficiale dell’Aeronautica; Giovanni Torrisi, ufficiale di Marina; Giovambattista Palumbo, Franco Picchiotti e Antonio Calabrese, ufficiali dei Carabinieri; Giuseppe Santovito, ufficiale dell’Esercito; il banchiere Michele Sindona; l’alto magistrato Carmelo Spagnuolo; il consigliere regionale andreottiano Filippo De Jorio (consigliere di Andreotti a Palazzo Chigi anche dopo il suo coinvolgimento nel tentato golpe). Tutti costoro risulteranno affiliati alla Loggia P2 nel gruppo Centrale, cioè in diretto collegamento con Gelli. Nella «Operazione Tora Tora» risulteranno coinvolti anche altri massoni, tra i quali: Duilio Fanali (capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, che nel tentato golpe aveva il compito di insediarsi nel ministero della Difesa e impartire ordini a tutto l’apparato militare); il costruttore romano Remo Orlandini; Sandro Saccucci (deputato nelle liste del Msi, nel 1972, per avvalersi dell’immunità parlamentare); Salvatore Drago (ufficiale medico della Polizia, fedelissimo del piduista Federico Umberto D’Amato); Gavino Matta e Tommaso Rook Adami (massoni appartenenti alla Comunione di Piazza del Gesù); Giacomo Micalizio. [....] Benchè nella «Operazione Tora Tora» abbia avuto un ruolo centrale, Licio Gelli non viene coinvolto nel processo seguito al «golpe Borghese». Il Venerabile gode infatti di particolari coperture e di ferree protezioni. Nel luglio 1974, nello studio privato del ministro della Difesa Giulio Andreotti, si tiene una riunione alla quale partecipano, oltre al ministro: il nuovo capo del Sid ammiraglio Mario Casardi il comandante dei Carabinieri generale Enrico Mino, il capo dell’ufficio D del Sid generale Gianadelio Maletti (piduista), e gli ufficiali del Sid colonnello Sandro Romagnoli e capitano Antonio Labruna (piduista). Oggetto della riunione è un dossier compilato dai Servizi sul «golpe Borghese», da inviare alla magistratura. Il dossier giunto al ministro Andreotti è già stato sottoposto a numerosi tagli; infatti il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Eugenio Henke, ha disposto la cancellazione di ogni riferimento ad alcuni collaboratori del Sid. Ma a questo punto è Andreotti che suggerisce a Maletti di «sfrondare il malloppo e di eliminare i dati non riscontrabili». Così dal rapporto scompare il nome di Gelli [....]. Il processo per il «golpe Borghese», celebrato presso il Tribunale di Roma, consentirà di accertare una serie di gravissimi fatti. Ma tutti gli imputati piduisti, anche grazie al sotterraneo attivismo di Licio Gelli, verranno assolti. [....]. I gravissimi fatti culminati nel tentato golpe della notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 subiranno in fasi processuale un inopinato ridimensionamento. Benchè si sia trattato di un preciso piano eversivo sostenuto da ampi settori dei vertici militari in collegamento con gruppi armati di civili ramificati in tutto il Paese, a conoscenza dei comandi Nato e con la partecipazione di Cosa nostra e della ‘ndrangheta calabrese, nel corso dei vari gradi di giudizio il processo si risolverà in un progressivo insabbiamento, tra proscioglimenti e archiviazioni, fino alla generale assoluzione degli imputati superstiti da parte della Corte di Cassazione. [....] Le sentenze della Corte di assise di Roma del 14 novembre 1978 e della Corte di assise d’appello del 27 novembre 1984, affermando l’insussistenza del delitto di insurrezione armata, predisporranno la Corte di cassazione a trasformare il tentato golpe in un semplice «complotto di pensionati», e ad assolvere tutti gli imputati. Molti anni dopo, il giudice istruttore del Tribunale di Milano Guido Salvini scriverà infatti che «una vasta e continuativa trama golpista, corroborata sul piano probatorio anche da numerosi elementi documentati, [è stata] così ridotta ai progetti velleitari di qualche anziano Ufficiale nostalgico e di poche Guardie forestali. Certamente non è stato così». Il giudice citerà una serie di documenti e testimonianze, prove di un’ampia articolazione eversiva di forze: alti ufficiali delle Forze armate e Massoneria, P2 e servizi segreti, mafia siciliana e ‘ndrangheta calabrese, strutture clandestine di militari e civili e gruppi della destra eversiva e neofascista, con sullo sfondo i comandi della Nato’ (Sergio Flamigni, Trame Atlantiche, Kaos Edizioni, Seconda Edizione 2005, pag. 45-46, 48, 50, 53,54).

A conferma che anche nella magistratura si muove la mano della Massoneria vi propongo una parte di un interessante scritto dal titolo ‘«Fratellanza giuridica». I magistrati e la massoneria’ a cura di Solange Manfredi, pubblicato sul blog di Paolo Franceschetti il 20 luglio 2010, che credo renda bene l’idea di questo intreccio, che spiega il perchè certe indagini che coinvolgono massoni vengono ostacolate o affossate, e dei processi contro esponenti della massoneria finiscono con l’assoluzione degli imputati.
[....]. Quando mio padre (avvocato) morì, 15 anni fa, nella cassaforte di casa trovai, insieme al suo tesserino di affiliazione alla massoneria, centinaia di documenti massonici.
Tra questi rinvenni un piccolo libricino rilegato che riportava in copertina:
“Fratellanza Giuridica” Statuto
Appena ne lessi il contenuto rimasi sconvolta, come sconvolti sono rimasti avvocati e giudici (non massoni ovviamente) a cui l’ho mostrato.
L’esistenza di uno Statuto che, all’interno delle varie logge (e quindi tra massoni già vincolati dal giuramento di silenzio, assistenza ed aiuto reciproci e dal divieto di denunciare un fratello al Tribunale profano [ 1]), univa in una “più fraterna collaborazione” avvocati – cancellieri – docenti di materie giuridiche – dottori commercialisti – magistrati – notai – ragionieri ed ufficiali giudiziari, in altri termini tutti i tasselli “sensibili” di un Tribunale, era sconvolgente.
Un legame così stretto tra i protagonisti delle vicende giudiziarie si prestava veramente a deviazioni infinite.
Il fatto, poi, che gli elenchi di questa “Fratellanza Giuridica” fossero a disposizione dei massoni iscritti alle varie logge italiane poteva rendere ogni Tribunale raggiungibile da qualsiasi fratello in cerca di aiuto massonico.
Nessun rischio a chiedere un “aiutino”: il massone infatti ha giurato sia di aiutare sia di non denunciare mai un fratello al Tribunale profano. Non a caso ogni scandalo che ha riguardato magistrati e massoni è sempre stato originato dalla scoperta di documenti durante una perquisizione o, come in questo caso, da intercettazioni telefoniche; ma mai in nessun caso un’indagine ha avuto origine dalla denuncia di un fratello verso un altro fratello.
Se all’interno della stessa loggia, della stessa cittadina, si ritrovano regolarmente per studiare, lavorare, o altro… avvocati, cancellieri, magistrati e ufficiali giudiziari, si sa, l’occasione fa l’uomo ladro. La frequentazione, l’amicizia, ma, soprattutto, il giuramento di reciproco aiuto ed assistenza, fanno sì che in queste “logge” possa scattare la richiesta di “aiutino”. In fondo, per insabbiare un processo, per depistare, per creare confusione, basta poco: una notifica sbagliata, un fascicolo sparito, una nullità non rilevata, ecc.. piccoli errorini, idonei a deviare il corso di un processo; ma errorini per cui in Italia non si rischia assolutamente nulla.
Certo si parla di possibilità, non è detto che accada però, come già sottolineato, l’occasione fa l’uomo ladro.
Proprio per questo i magistrati ed avvocati più attenti a livello deontologico (non vi preoccupate, è una razza ormai quasi estinta) evitano le frequentazioni con avvocati almeno dello stesso foro in cui esercitano.
Il motivo di tale comportamento è chiaro (o dovrebbe esserlo) il giudizio del magistrato, per non lasciare adito ad alcun dubbio, deve essere il più possibile scevro da condizionamenti di qualunque genere.
Chi frequenta i Tribunali, invece, spesso si trova a dover costatare comportamenti ben diversi, e si può incappare in situazioni in cui avvocati e magistrati dello stesso foro dividono l’affitto di una garconier con cui andare con le rispettive amanti.
Sarà, dunque, forse un caso che più di 7 processi su dieci saltano per notifiche sbagliate? Sarà forse un caso che spesso le indagini o processi che vedono coinvolti massoni hanno un iter burrascoso con avocazioni di indagine (Why not, Toghe Lucane), trasferimenti di sede (Piazza Fontana, Golpe Sogno, Scandalo loggia P2) od altro?
Probabilmente si, non vogliamo in alcun modo pensar male anche se, come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma, raramente, si sbaglia.
Trascrivo qui il contenuto dello Statuto rinvenuto tra i documenti di mio padre.
Ovviamente, e per estrema correttezza, avverto il lettore che non posso assicurare che detto statuto sia vero, ma, dati i rapporti che intratteneva mio padre (avvocato), ciò che mi aveva detto riguardo i magistrati che frequentavano regolarmente la nostra casa e il fatto di averlo rinvenuto all’interno di una cassaforte insieme a centinaia di documenti giuridici firmati da “fratelli”, mi fa propendere per il si.
Se così fosse parrebbero esistere “Fratellanze” costituite esclusivamente da magistrati, avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari, professori universitari, ecc.. le cui “deviazioni” potrebbero condizionare il sistema giudiziario ostacolando il corso di processi importanti.
A.G.D.G.A.D.U.
GRAN LOGGIA NAZIONALE
DEI LIBERI MURATORI D’ITALIA
“GRANDE ORIENTE D’ITALIA”
*
STATUTO
DELLA
“FRATELLANZA GIURIDICA”
(Approvato a Roma, il 21 settembre 1968)
1
La Fratellanza Giuridica è costituita da Fratelli attivi e quotalizzanti nelle rispettive Logge della Comunione italiana, appartenenti alle seguenti categorie professionali, e che ne facciano domanda: avvocati e procuratori legali –cancellieri – docenti di materie giuridiche – dottori commercialisti – magistrati – notai – ragionieri – ufficiali giudiziari.
2
La Fratellanza Giuridica ha come principali finalità: a) Dare, quando richiestane, pareri giuridici al Grande Oriente o ai vari Organi massonici, attraverso la Gran Segreteria; b) Promuovere lo studio dei problemi interessanti i vari aspetti del diritto, internazionale e nazionale, e quelli delle singole categorie iscritte alla Fratellanza; c) Consentire una più fraterna collaborazione, nell’ambito di ciascuna categoria, per l’esercizio dell’attività degli iscritti; d) Indicare nominativi di difensori d’ufficio, se richiestane dai Tribunali massonici; e) Curare la raccolta della giurisprudenza delle decisioni degli organi giudiziari massonici, anche comparata con l’opera giudiziaria delle altre Comunioni regolari; f) Studiare ed approfondire ogni altra questione attinente all’esercizio professionale degli iscritti, nel rispetto delle leggi e delle tradizioni massoniche.
3
La Fratellanza Giuridica ha sede presso il suo Presidente effettivo.
Essa può essere sciolta in qualunque momento, o per decisione del Gran Maestro, previo il parere favorevole del Consiglio dell’Ordine, o per decisione dell’Assemblea degli iscritti.
Le elezioni e le decisioni dei vari Organi della Fratellanza Giuridica sono valide a maggioranza semplice ed impegnano anche gli assenti e, per il caso di scioglimento, con il voto favorevole di almeno due terzi degli iscritti.
Le cariche non sono rinunciabili ed impegnano gli eletti sino a quando non siano accettate eventuali loro dimissioni, da inoltrarsi al Consiglio Direttivo.
4
Sono Organi della Fratellanza Giuridica:
a) L’Assemblea degli iscritti;
b) Il Consiglio Direttivo;
c) L’Ufficio di Presidenza;
d) Ufficio di Segreteria e Tesoreria.
5
L’Assemblea degli iscritti è convocata dall’Ufficio di presidenza almeno una volta l’anno, entro il 31 marzo, o quando appaia opportuno, ovvero quando gliene faccia richiesta la maggioranza semplice del Consiglio Direttivo oppure almeno un quinto degli iscritti.
Alla Assemblea sono demandate tutte le decisioni comunque riguardanti la Fratellanza Giuridica, anche nelle materie di spettanza dei singoli Organi.
6
Il Consiglio Direttivo è composto dai Delegati circoscrizionali, che durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
I Delegati circoscrizionali vengono eletti, anche mediante schede inviate per posta, dagli iscritti alla Fratellanza Giuridica, nell’ambito delle circoscrizioni regionali massoniche.
Il Consiglio Direttivo si riunisce per convocazione dell’Ufficio di Presidenza, almeno due volte l’anno, ovvero quando ne faccia richiesta, allo stesso Ufficio di Presidenza, almeno un terzo dei suoi membri.
7
Le riunioni del Consiglio Direttivo sono valide con la presenza di almeno la metà dei suoi componenti. In caso di parità di voti prevale quello del presidente.
8
Ciascun delegato circoscrizionale deve promuovere riunioni di iscritti, iniziative e attività varie, nell’ambito della propria circoscrizione, in armonia con le leggi massoniche, con le finalità della Fratellanza Giuridica, con le deliberazioni dell’Assemblea e del Consiglio Direttivo.
9
L’Ufficio di Presidenza è composto:
a) Dal Gran Maestro;
b) Dal presidente effettivo, che viene eletto dal Consiglio Direttivo;
c) Da un Vice-Presidente.
Al Presidente effettivo (o, in caso di suo impedimento o assenza, al Vice-Presidente) spettano la rappresentanza, la direzione, le decisioni di ordinaria amministrazione della Fratellanza Giuridica.
10
L’Ufficio di Segreteria è composto:
a) Dal Gran Segretario;
b) Da un Segretario o da un Vice-Segretario, nominati dal Consiglio Direttivo, ai quali spetta la tenuta degli schedari, dei verbali, della corrispondenza della Fratellanza Giuridica. L’Ufficio di Segreteria effettua il controllo annuale della regolare appartenenza alle Logge della Comunione di tutti gli iscritti della Fratellanza.
Il Segretario o il Vice-Segretario possono essere eletti anche al difuori del Consiglio Direttivo, nel qualcaso vi partecipano senza diritto di voto.
11
Il Tesoriere è nominato da Presidente effettivo, anche non fra i Delegati circoscrizionali, nel qual caso partecipa al Consiglio Direttivo senza diritto di voto.
Il Tesoriere cura l’amministrazione, la contabilità, la riscossione delle quote e degli eventuali contributi volontari, e quant’altro attiene alla economia della Fratellanza Giuridica.
Il Tesoriere redige, entro il 31 dicembre di ciascun anno il bilancio consuntivo degli incassi e delle spese, ed un bilancio preventivo per l’anno successivo, da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea.
12
Per far fronte alle spese di organizzazione e funzionamento della Fratellanza Giuridica, tutti gli iscritti devono versare una quota annuale.
13
Entro il 31 maggio di ciascun anno il Consiglio Direttivo:
a) Predispone ed approva bilanci consuntivi e preventivi redatti dal Tesoriere da sottoporre all’Assemblea;
b) Fissa l’ammontare della quota annuale obbligatoria a carico degli iscritti;
c) Redige una relazione morale sull’attività compiuta nell’anno precedente che, se approvata dall’Assemblea, viene inviata alla Gran Maestranza;
d) Delibera la destinazione delle somme pervenute per contributi volontari dai vari iscritti.
14
Ogni notizia relativa agli elenchi degli iscritti potrà essere chiesta e fornita dai rispettivi Delegati circoscrizionali, a ciascuno dei quali tali elenchi verranno consegnati, ovvero, in mancanza, dall’Ufficio di Segreteria.
15
Il presente Statuto potrà essere modificato con delibera di almeno un terzo degli iscritti, i Assemblea.
16
E’ demandata al Consiglio Direttivo la formulazione del regolamento di attuazione del presente Statuto.
Note:
[1] Come rivela una sentenza a sezioni unite del Tribunale massonico del 28/X/1978, per il principio n. 1 Cap. IV degli Antichi Doveri” il massone anche se a conoscenza di un reato non può neanche minacciare di denunciare un fratello a quello che viene definito “Tribunale Profano”, ovvero l’organo giudiziario previsto dalla Costituzione italiana, pena l’immediata espulsione dalla loggia.
Da: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2010/07/fratellanza-giuridica-imagistrati-e-la.html
Peraltro, vorrei anche dire che quando un magistrato (o un politico e così via) afferma: «La massoneria? Io l’ho lasciata da tempo…», e non prova in alcuna maniera questa sua affermazione, quello che intende dire è che in effetti lui non ha lasciato la Massoneria, ma soltanto che si è messo ‘in sonno’, che nel linguaggio massonico significa che un massone ha deciso per sue esigenze personali di autosospendersi dai lavori rituali e dalla vita dell’ordine, ma egli rimane a tutti gli effetti un massone obbligato ad osservare il giuramento massonico, pena gravissime conseguenze per la sua vita; e questa sua condizione di ‘dormiente’ è revocabile in qualsiasi momento e quando uscirà dal suo stato di ‘sonno’ i suoi fratelli massoni faranno festa.

Tratto dal libro “La massoneria smascherata” di G. Butindaro

martedì 6 agosto 2013

All. nr 164) ANALISI LOGICA, ATTENZIONE AGLI SGUARDI "SINISTRI" AI TIRI "MANCINI" ED ALLA MASSO-MAFIA CON LA TOGA.

  • Mauro Masoni ha condiviso un link tramite Fernando Salvatore.



    In uno dei vari link pubblicati dopo la sentenza di Berlusconi ho letto su un cartellone: "Solidarietà ai "Magistrati" che procedono anche contro i potenti" e quindi sembra giusto fare due piccole riflessioni:
    Spero che la scritta su quel cartellone faccia riferimento al caso che vede coinvolta (suo malgrado), la Dr.ssa Desiree Digeronimo, la quale era P.M. a Bari ma ha "Osato" iniziare una attività di indagine nei confronti, non di un "Potente" ma di uno degli "Intoccabili" ossia tale "Nichi Vendola".
    A seguito di tale (assurda) iniziativa, il famigerato C.S.M. è prontamente intervenuto costringendo la medesima a scegliersi un'altra sede. (attualmente è a Roma).
    Come risulta anche dal post che pubblico regolarmente (nr. 163), quel P.M. è davvero sbottata pubblicando una lettera aperta ed il suo esposto, anche sulla sua pagina di fb.
    Dopo aver letto il contenuto di tali atti si può ben dire "Onore" e "Solidarietà" a quel tipo di Magistrati.
    Se invece il riferimento è volto ad altre notizie di questi giorni ossia quella che vede coinvolto Silvio Berlusconi, beh, questa telenovela lascia non poco perplesso chi cerca di valutare i fatti in modo disinteressato.
    In pratica Berlusconi Silvio è stato ritenuto colpevole di frode fiscale per una somma di "sette milioni" di euro e, se la vicenda fosse da valutare solo in base a questi elementi nulla-questio anzi, meno male che è stata fatta giustizia (in un paese ove l'evasione fiscale è prassi consolidata).
    Ma, poichè diversi altri elementi sono stati resi noti da stampa e tv, la citata perplessità va via via scemando per lasciar posto ad una certezza e cioè che, con totale pregiudizio da parte di quelle corti, non ci si è fatta scappare l'occasione per estromettere dalla politica una persona che per molti è scomoda. 
    Ribadisco di non aver niente da spartire con il sopracitato e quindi mi rifaccio esclusivamente agli elementi che devono essere considerati per giungere ad una condanna penale.
    Il primo è che Berlusconi Silvio risulta essere il primo Contribuente italiano con i "Nove Miliardi" di euro versati all'erario dal 1994 in poi e nel periodo in esame e quindi contestato, quel gruppo ha versato la somma di 560 milioni di euro nelle casse dello stato con un ammanco degli oramai noti "Sette milioni" e già questo elemento dovrebbe indurre in riflessione in quanto non si capisce perchè il soggetto, consapevole di aver costantemente gli occhi addosso, sia da parte della Finanza nonchè della magistratura, con tale condotta abbia voluto porgere il fianco ad una azione penale che, per certo lo avrebbe visto condannato.
    Naturalmente stò parlando in base alle cifre rese note e chiunque, in buona fede può comprendere che la somma "Presunta evasa" non avrebbe, per certo, costituito un gravame per quel gruppo anzi, a tal proposito, facendo giusto due conti, i sette milioni relativi alla contestazione sono pari a "Quaranta" minuti di pubblicità nelle reti mediaset (euro più euro meno) e fatta anche questa considerazione, pare che quella persona stesse cercando il modo per farsi del male e ciò non può essere veritiero anche considerando che il solo "Asserito" risparmio, di fatto non ci sarebbe stato perchè le parcelle dei legali in tutti questi anni superano sicuramente la cifra presunta evasa ma deve essere anche considerato che quel gruppo (se consapevole di essere in torto circa le cifre da versare), avrebbe potuto chiedere all'epoca, di rientrare in uno dei tanti indulti come hanno fatto diversi evasori ed il processo non avrebbe avuto luogo.
    Dov'è il guadagno o il vantaggio che dir si voglia ?
    Inoltre deve essere considerato che il cittadino Silvio Berlusconi, oramai da tantissimo tempo non è più firmatario delle dichiarazioni del gruppo in parola avendo lasciato le redini al figlio il quale, legalmente è il responsabile degli importi da versare al fisco ma, non si comprende per quale motivo a quest'ultimo non è stata fatta la minima contestazione.
    Mi sembra chiaro che il soggetto Berlusconi Silvio doveva essere politicamente eliminato (e questa era l'ultima chanse).
    In ultimo aggiungo anche che qualcuno ha voluto paragonare Silvio Berlusconi a "Callisto Tanzi" ed anche questo particolare denota una palese malafede poichè non risulta che Silvio Berlusconi abbia ridotto sul lastrico 35.000 famiglie con le gabelle assurde del noto Tanzi, come non risulta che abbia tenuto nascoste opere d'arte del valore di decine di milioni come lo stesso Tanzi ha fatto (Quadri rinvenuti nascosti nella sua abitazione) anzi, il gruppo fondato da Berlusconi risulta essere uno dei più floridi del paese ed oramai da circa venti anni fornisce lavoro ad oltre cinquantamila persone. 
    Ovviamente ognuno può continuare ad avere le proprie convinzioni ma, a proposito della "Magistratura" risultano oltremodo significative le dichiarazioni sia scritte che rese in tv da parte di due persone che possono davvero parlare con cognizione di causa in quanto uno è il Giudice Morcavallo del Tribunale dei minori di Bologna e l'altro è il Procuratore aggiunto di Roma Dr. Rossi Nello i quali, senza mezze misure hanno dichiarato che il "Processo" in Italia è costantemente "Criminogeno" e che l'unico obiettivo dei vari Togati è, in primis il proprio interesse nonchè l'interesse di "Amici" della "Casta", la procedura non viene mai rispettata e corruzione, concussione e costanti falsi ideologici sono la prassi consolidata.
    Comunque la si pensi, questa malagiustizia non è solo da riformare ma bensì da rifondare totalmente.
    2 ore fa · Mi piace · 1
  • Mauro Masoni Per quanto riguarda il M.P.S., una persona "Sembra" che si sia suicidata.
    Nel caso fosse, cosa può spingere un soggetto al gesto estremo ?
    Considerato che il soggetto era una persona con rilevanti responsabilità all'interno della banca e quindi "Sapeva
    " tantissime cose e tanti intrallazzi, atteso che il tutto stia scomparendo nella solita bolla di sapone e preso atto che, un "Magistrato" ordinò la "Distruzione" delle intercettazioni telefoniche tra tale "Consorte", "D'Alema" e "Fassino" D'Alema diceva "Facci sognare" e l'altro "Abbiamo una banca" e che il tutto era relativo alla scalata "Unipol, anche in Italia, dalla sinistra possiamo aspettarci di tutto.
    A proposito si ricorda anche che, la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche (Anche se, durante l'indagine non dovrebbe avvenire) è sempre stata pubblicata da tutti i quotidiani ma, relativamente a quelle intercettazioni, chissà perchè si è proceduto contro il Dr. Sallusti direttore di quel quotidiano e chissà perchè quelle intercettazioni sono andate distrutte per "Ordine" della nostra "Magistratura.
    Ma per cortesia !!!!!

All. nr.163) "GLI INTOCCABILI RESTANO TALI" (Parliamo del noto "Vendola").

Dunque, alla luce degli ultimi eventi che (nel caso ce ne fosse ancora bisogno), hanno ulteriormente posto in evidenza lo stato "Dittatoriale" posto in essere da tantissimi (troppi) "Magistrati" accade anche che, un Magistrato il quale ha la giusta e corretta intenzione di procedere a 360° nei confronti di chiunque violi la legge penale, svolgendo per altro il suo dovere, venga immediatamente preso di mira dall'oramai noto "C.S.M." il quale organo, considerata una incompatibilità ambientale venutasi a creare alla procura di Bari, ingiunge alla Signora Digeronimo, Dr.ssa Desiree, Sost. Proc. in quella sede, di lasciare immediatamente il capoluogo pugliese e scegliere un'altra sede.

Come si vedrà, la citata Dr.ssa non aveva altra alternativa e quindi prenderà servizio alla Procura di Roma, sede da lei scelta.

Ma cosa era successo ?

Di  che cosa si è resa responsabile la Dr.ssa Digeronimo per giustificare l'immediato intervento del C.S.M. il quale plenum ha deciso per il suo allontanamento dalla sede barese ?

Risposta: "QUEL P.M. STAVA ESCLUSIVAMENTE ADEMPIENDO AI SUOI DOVERI" !

Ossia stava conducendo un'attività di indagine e fin quì, per un P.M. è prassi normale.Ne consegue che evidentemente ha sbagliato l'obiettivo avverso il quale stava indagando.Chi sarà mai il soggetto ?"Nichi Vendola", il presidente della regione Puglia il quale nel recente passato è stato assolto dal "Giudice" Susanna De Felice, (amica della sorella del citato presidente Vendola).Di seguito, la Dr.ssa Digeronimo presentò, ai suoi superiori, un esposto nel quale rappresentava tutta una serie di falsità, inesattezze ed incongruenze da lei riscontrate nel corso della citata indagine fornendo prova documentale di quanto da lei asserito nel citato esposto.Di seguito l'intervento del citato C.S.M. ed il trasferimento della citata P.M.
Conclusione: La Dr.ssa Digeronimo Sost., si è permessa di indagare un soggetto evidentemente "Intoccabile" e la "Casta", sempre molto attenta ad "Insabbiare" le centinaia di denunce sporte da cittadini a carico di "Togati", ha dato ulteriore prova di essere molto attenta a bloccare e colpire immediatamente i Magistrati (ovviamente non appartenenti al "Vincolo Associativo" che ne accomuna la maggioranza) i quali, contravvenendo alle direttive superiori,  si sono permessi di "Molestare" un "Intoccabile".
No, non occorreva e non occorreranno ulteriori prove, la "Casta" della "Magistratura", capace di partorire solo "Processi Criminogeni" (parole del Dr. Rossi Nello Procuratore aggiunto di Roma), ha dimostrato costantemente di essere in grado di "Inventarsi impianti accusatori totalmente falsi così come ha dimostrato di poter "Insabbiare" tutti gli elementi di prova emersi e raccolti in una indagine.
Il risultato non può essere che quello che vede (suo malgrado), protagonista la sopracitata Dr.ssa Digironimo ossia: "il Magistrato che, pur rimanendo nell'esercizio delle sue funzioni adempie ai propri doveri indagando "Chiunque", non è gradito alla "Casta" dei Togati la quale casta, come si vede, procede immediatamente nei suoi confronti con il palese intento di isolare quanto più possibile il soggetto in questione.
In Italia, se vi è sommo studio da parte di chi ha il potere, si procede nei confronti di chiunque anche "Inventando" il falso più palese e di conseguenza vengono "Insabbiate" con la massima disinvoltura le indagini nei confronti di coloro i quali, per il bene della società, dovrebbero risiedere nelle patrie galere.

Quì di seguito è riportato tutto quanto scritto e pubblicato dalla Dr.ssa Digironimo 


  

basta casta

rassegna stampa indipendente


CHI TOCCA VENDOLA MUORE- TRASFERITA LA PM CHE LO ACCUSAVA, RIMANE AL SUO POSTO LA GIUDICE “COMPAGNA DI MERENDE” CHE LO HA ASSOLTO

Posted on luglio 26, 2013
 

AL CSM TIRA UN BUON VENDOLA – LA DIGERONIMO, TITOLARE DELL’INCHIESTA SU NICHI, SPOSTATA DA BARI A ROMA – SU FACEBOOK SBOTTA: “VENDOLA E SUA SORELLA HANNO MENTITO” -

Il Plenum del Csm ha trasferito il magistrato per incompatibilità ambientale, alla luce della conflittualità con colleghi e avvocati – La Digeronimo fece l’esposto in cui si parlava dell’amicizia della sorella di Vendola con il giudice Susanna De Felice, che nel 2012 ha assolto Nichi.

Sil.Bar. per “il Messaggero
Lascia la Procura di Bari per andare in quella di Roma Desirée Digeronimo, fino a qualche mese fa titolare delle indagini sul presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e sull’ex assessore pugliese alla Salute ed ex senatore del Pd Alberto Tedesco. Lo ha deciso il Plenum del Csm che ha trasferito il magistrato sul quale pendeva un procedimento per incompatibilità ambientale.



E’ stata la stessa Digeronimo a indicare Roma quale nuova sede, ottenendo in cambio l’archiviazione della pratica disciplinare. «A breve, in una lettera aperta che invierò alla stampa, per la prima volta in tutti questi anni sarò io a parlare», ha scritto il magistrato su Facebook annunciando ai suoi amici il trasferimento.
Le accuse del Csm a Digeronimo erano basate sulle presunte conflittualità del pm con i suoi colleghi e con alcuni avvocati, e sul rischio di non imparzialità per via dei rapporti personali del magistrato con l’ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, e con la sua amica Paola D’Aprile (intercettata durante le inchieste baresi sulla Sanità).
La pratica sul magistrato barese era stata aperta su richiesta dei consiglieri di Area dopo che 26 pm della Procura di Bari avevano sollecitato un intervento ritenendo irrituale l’esposto che Digeronimo, assieme al collega Francesco Bretone, aveva inviato al Procuratore Generale, al Procuratore e a uno degli aggiunti di Bari contro il giudice barese Susanna De Felice, che nell’ottobre 2012 aveva assolto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dall’accusa di abuso di ufficio. Nell’esposto i due pm parlavano della presunta amicizia tra il giudice De Felice e la sorella di Vendola, Patrizia.
IL GIUDICE SUSANNA DE FELICE
2 – DAL PROFILO FACEBOOK DI DESIRÈE DIGERONIMO
Lettera aperta ai cittadini baresi

Ho chiesto il trasferimento alla Procura di Roma ritenendo non più “tollerabile” la mia permanenza in servizio presso la Procura di Bari a seguito delle accuse totalmente infondate di alcuni colleghi sostituti auditi al CSM nel corso della pratica che mi ha riguardata.
Preciso che tale procedura per incompatibilità non attiene in alcun modo a profili disciplinari né tantomeno a pretese irritualità riferibili all’invio di una nota, riservata personale, diretta ai miei superiori gerarchici e avente ad oggetto accadimenti inerenti il processo a carico del Presidente di Regione, Niki Vendola.
DESIREE DIGERONIMO
La richiesta di trasferimento è stata motivata dal profondo rispetto dovuto all’istituzione della Procura della Repubblica di Bari e dalla mia personale indisponibilità a proseguire una collaborazione con alcuni colleghi in servizio in tale ufficio; infatti, dopo la pubblicazione sulla stampa del contenuto delle contestazioni formulate dal CSM, ancor prima che, in un legittimo contraddittorio, potessi dimostrarne la pretestuosità e falsità, come in ogni caso ho fatto depositando una memoria ampiamente supportata da riscontri documentali, ho ritenuto doveroso tutelare, da tali false accuse, la mia onorabilità e dignità professionale depositando un esposto alla competente Procura di Lecce.
Nel corso di questi anni e soprattutto di questi ultimi mesi, attraverso un’ ossessiva sovraesposizione mediatica, ovviamente mai da me voluta o ispirata, sono state riportate notizie non corrispondenti alla verità dei fatti, che oggi ritengo opportuno precisare e smentire.
La riservata da me sottoscritta unitamente al collega Bretone sulla vicenda De Felice – Vendola costituiva, nell’esercizio delle mie funzioni di Pubblico Ministero titolare di quel processo, una doverosa comunicazione di ufficio con riferimento a fatti e circostanze che necessitavano di superiore valutazione da parte dei soggetti istituzionali a ciò preposti.
Tale atto, e non esposto, lungi dall’essere stato compiuto in violazione di legge e/o regole processuali era corrispondente a precisi doveri del mio ufficio.
DESIREE DIGERONIMO
Illegittima e in violazione del dovere di riservatezza risulta la pubblicazione di tale nota riservata, circostanza in merito alla quale ho provveduto a formalizzare denuncia presso le sedi competenti. Tralasciando aspetti suscettibili di altre e ben più gravi valutazioni, una irrituale interferenza nell’esercizio delle funzioni a me assegnate dallo Stato potrebbero considerarsi i successivi documenti diramati alla stampa da parte dei rappresentanti di associazioni di categoria e/o di singoli uffici, con i quali, senza cognizione di causa e frettolosamente, veniva stigmatizzata a mio carico l’ inesistente violazione di regole processuali.
In merito ad una serie di false affermazioni riferite da alcuni protagonisti di tale vicenda e riportate dalla stampa , ho sporto denuncia presso la Procura di Lecce, in particolare:
al contrario di quanto riferito dal Presidente Vendola nel corso di numerose trasmissioni televisive non sono mai stata amica, nel senso pieno del termine, della collega De Felice né mai ho presentato quest’ultima alla sorella del Presidente, Patrizia; del resto nella ormai nota fotografia del settimanale “Panorama” non sono certo io ad essere ritratta tra tali intimi protagonisti del pranzo di compleanno della cugina del Presidente;
al contrario di quanto riferito da Patrizia Vendola non ho mai chiesto favori a lei o al fratello né mai ho avuto motivi di astio o inimicizia nei confronti di costoro;
al contrario di quanto riferito dalla dott.ssa Pirrelli, moglie del ex senatore PD e magistrato Gianrico Carofiglio, non ho mai avuto rapporti conflittuali con giudici o avvocati del distretto, né con la maggior parte dei colleghi sostituti di Bari, mai ho intrattenuto rapporti di amicizia o colloqui telefonici con la dott.ssa Lea Cosentino, come risulta peraltro inconfutabilmente dimostrato dalla trascrizione di una intercettazione telefonica tra me e la dott.ssa Paola D’Aprile avvenuta ad opera del collega Scelsi nell’agosto del 2009, collega oggi imputato a Lecce per tali condotte in un processo che mi vede persona offesa.
La verità di ciò che è accaduto in questi lunghi anni è tutta da un’altra parte.
Prima di indagare sugli illeciti nella gestione della sanità regionale pugliese anche per chi oggi mi accusa ero magistrato competente e attento e del resto i risultati prodotti in 15 anni di lavoro appassionato e serio presso la Procura di Bari sono sotto gli occhi di tutti.
La mia incompatibilità ambientale nasce dall’ “incolpevole” circostanza di essermi imbattuta in un’indagine che avevo il dovere, in ossequio al servizio che svolgevo per i cittadini di Bari, di approfondire e concludere; doveri che mi imponevano di non voltare la testa, di non tenere le carte nei cassetti.
DESIRE DIGERONIMO
“Incolpevolemente” ho pensato che indossare la toga significasse osservare fino in fondo il principio che “la legge è uguale per tutti” e pur provocata e aggredita , “incolpevolemente” ho pensato che per un giudice il primo dovere fosse proseguire il suo lavoro nel silenzio e nella riservatezza, facendo parlare esclusivamente i propri provvedimenti.
Ed in effetti i provvedimenti della Corte di Cassazione che hanno confermato la bontà dell’impianto accusatorio dell’indagine sulla sanità che sino al novembre 2009 ho personalmente seguito e poi condiviso con altri colleghi non possono che parlare per me.
Oggi sono fiera di essere riuscita a indossare con onore una toga, pervenendo a tali importanti risultati , mentre un “potente” , come Lui stesso si è definito in recenti interviste, Presidente di Regione, nell’agosto 2009 in una lettera aperta pubblicata su tutte le testate nazionali, pur dichiarando di agire “per amore della verità” chiedeva a gran voce la mia astensione dall’indagine, mi tacciava di incompetenza, accusandomi genericamente di intrattenere rapporti di parentela e amicizia incompatibili con il ruolo.
Sono fiera di aver saputo onorare con il silenzio l’istituzione che rappresento a fronte di tale comportamento del Presidente della Regione Puglia, che omettendo di rappresentare le sue doglianze presso le sedi competenti, così privandomi di ogni legittima difesa e contraddittorio, compiva una grave interferenza nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali di un magistrato della Repubblica Italiana.
Sono fiera di aver resistito nell’adempimento del dovere nonostante la solitudine e la mancanza di solidarietà di chi avrebbe dovuto proteggere non me ma la mia funzione. E così la sezione locale dell’ANM che liquidava la questione della lettera di Vendola come un “fatto personale” tra me e il Presidente o il CSM dell’epoca che, contrariamente a quanto fatto per identici casi che riguardavano altri colleghi e altri personaggi pubblici, mi negava tutela posso dire oggi, con assoluta convinzione, che mancavano di salvaguardare non un singolo magistrato ma il prestigio e la credibilità delle funzioni giudiziarie.
Vado via dalla mia città lasciando processi delicati e indagini in corso, forse a qualcuno ciò piacerà, ma a loro dispetto Bari sarà sempre il centro dei miei affetti e dei miei pensieri, e, se si creeranno le condizioni, sarò felice di continuare a servire in altro ruolo i miei concittadini, con lo stesso impegno e determinazione, ma soprattutto con lo stesso Amore, quello che in questi anni ha fatto la differenza.
Tanto esprimo ai cittadini di Bari che non mi hanno fatto mancare l’affetto e la solidarietà ma anche a chi oggi gioisce per una vittoria di “Pirro”. Un grazie speciale e con il cuore alle donne e agli uomini con cui ho condiviso quotidianamente le fatiche e le gioie del mio lavoro, ho apprezzato in voi onestà e coraggio, abnegazione assoluta a uno Stato spesso avaro con i suoi uomini..
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FONTE:
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/al-csm-tira-un-buon-vendola-la-digeronimo-titolare-dellinchiesta-su-nichi-spostata-da-60233.htm
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3 PENSIERI SU “CHI TOCCA VENDOLA MUORE- TRASFERITA LA PM CHE LO ACCUSAVA, RIMANE AL SUO POSTO LA GIUDICE “COMPAGNA DI MERENDE” CHE LO HA ASSOLTO”

  1. adelaide simone il luglio 27, 2013 alle 1:01 pm scrive:
    GRANDE DONNA E CORRETTO PM.
    mi dispiace che abbia dovuto subire tutto ciò ma sicuramente, essendo dell’ambiente, adesso saprà come agire per portare alla luce la verità e riprendersi ciò che le è stato tolto. mi riferisco alla dignità, in primis.
  2. Antonino il luglio 28, 2013 alle 8:55 pm scrive:
    Brava continua così fatti valere ……..
  3. VERGOGNOSO QUESTA è LA GIUSTIZIA ITALIANA TUTTA DI SINISTRA, NON CI SONO DUBBI.

sabato 3 agosto 2013

All. nr. 162) MAGISTRATURA ITALIANA: "PURE LE PULCI HANNO LA TOSSE"

Da quando sono diventati così schizzinosi? Montepaschi, Unipol, sistema Sesto, sanità pugliese, sanità toscana... Che problema sarà, per loro?

Un gesto volontario, causato dall'emotività. Un normale suicidio. Questa è la conclusione dei pm Nicola Marini e Aldo Natalini, della Procura della... Continua a LeggereSilvia Cirocchi ha condiviso lo stato di Questa è la sinistra italiana.

Per quanto poi riguarda tutte le "Intercettazioni" telefoniche alle quali parteciparono sia "D'Alema"; "Fassino" e tale "Consorte", solo quest'ultimo fu arrestato mentre gli altri che avevano detto: "Facci sognare" e "Abbiamo una banca" sono "Ovviamente" caduti nel "Dimenticatoio" ma ciò che è più grave e che conferma lo stato di Polizia già vigente è che, tali intercettazioni, per ordine del "Magistrato" "X" furono distrutte (chissà perchè) ed anzi, fu anche condannato il direttore del quotidiano che (come sempre tutti i quotidiani fanno), le pubblicò.

Berlusconi è stato condannato ed il sottoscritto non ha assolutamente niente da spartire con il sopracitato ma comunque alcune riflessioni vengono spontanee:
1) La prima è che Berlusconi adesso è classificato come "Evasore" fiscale ma si deve tener conto che il suo gruppo è, senza ombra di dubbio, il più grande "Contribuente" italiano avendo versato, dal 1994 ad oggi, ben "NOVE MILIARDI DI EURO" nelle casse dell'erario.
Nel biennio contestato ( e che ha portato alla condanna), tale gruppo ha versato oltre "Cinquecento milioni di euro" con un versamento quotidiano di circa 1300.000 euro di tasse.
L'ammanco contestato sembra che ammonti a sette milioni di euro e per il quale, sempre considerando che il firmatario delle denunce dei redditi non è Silvio Berlusconi ma bensì suo figlio, nel caso fosse conforme al vero, non si capisce proprio per quale motivo tale gruppo non abbia fatto (nei tempi dovuti), in modo di far rientrare il tutto nei vari indulti che si sono susseguiti così come hanno fatto diversi altri effettivi evasori, in tal caso il procedimento in oggetto non  avrebbe avuto nemmeno inizio.
Ne consegue che tale società era (ed è) certa di non aver mancato assolutamente nessun versamento d'imposta che, si badi bene, considerate le entrate di tale gruppo, sarebbe l'equivalente di circa "Quaranta" minuti di pubblicità sule reti mediaset (circa 200000 euro al minuto) e quindi, anche dovendoli corrispondere non avrebbero gravato sulla solidità di tale gruppo, un evasore fiscale effettivo, sulla somma di 57 milioni di euro ne versa sette e ne froda cinquanta e non viceversa dovendo poi far fronte ad un periodo di costanti rapporti con l'A.G. ai quali ovviamente seguono gli onorari ai vari legali le cui competenze corrispondono più o meno alla presunta cifra evasa.
Quanto sopra effettivamente appare privo di ogni senso logico.
In ultimo si ricorda che Berlusconi Silvio è il datore di lavoro di oltre 50.000 persone e le sue società risultano essere le più floride del paese, considerato anche questo "Dettaglio", le contestazioni di cui sopra non solo risultano prive di senso ma appaiono addirittura ridicole.
Comunque adesso tutti contenti nel ripetere che le "Sentenze" "Devono" essere rispettate ma, a parte il Signor presidente delle Camere Penali italiane che nel recente passato si è pronunciato sul problema "Giustizia" (in Italia esiste solo il problema in quanto la "Giustizia" è latitante), circa l'istituto "Processuale" italiano si sono pronunciati anche due signori i quali è cosa certa che possono parlare con totale cognizione di causa essendo il primo, il Giudice Morcavallo del tribunale dei minori di Bologna e l'altro il Procuratore Aggiunto di Roma Dr. rossi.
Entrambi, in tempi e luoghi diversi non hanno avuto alcuna remora a  definire il "Processo" italiano come costantemente "Criminogeno" dal quale il "Cittadino" non ha la minima possibilità di difendersi in quanto, come sappiamo, l'infinità di denunce a carico di "Togati" responsabili di gravissimi delitti, vendono regolarmente archiviate (insabbiate) e questa è la disposizione del C.S.M. che, non è l'organo di autogoverno della magistratura ma bensì l'organo di "Autotutela" degli appartenenti alla magistratura medesima i quali ( la quasi totalità), tengono costantemente fede al "Vincolo Associativo" che li accomuna e che vieta tassativamente ad un togato, di procedere nei confronti di altro collega, affiliato o confratello che dir si voglia.
Di quanto sopra il popolo italiano deve essere contento ?
Sarebbe il caso di riflettere su questo punto.

giovedì 1 agosto 2013

All.nr.161) "L'ARRESTO DI TOGATI DELINQUENTI E' ORAMAI UNA COSTANTE, GUAI FERMARSI, QUELLI ANCORA DA CARCERARE SONO CENTINAIA"

1 agosto 2013 alle ore 14.00
  • ULTIMI EVENTI:
    1) "GIUDICE" PULIGA, ARR. 22.11.11 PER CORRUZIONE FALSO E PECULATO, CONDANNATO A 15 ANNI;
    2) "GIUDICE" VELLA DI TARANTO, ARR. 15.03.12, CONDANNATO A TRE ANNI;
    3) " GENNAIO 2013 ARR. P.M. DI ROMA ROBERTO STAFFA;
    4) ANNO 2013 ARR. "GIUDICE" CHIARA SCHETTINI DI ROMA;
    5) 23.07.13 ARR. GIUDICE TAR LAZIO FRANCO ANGELO MARIA DE BERNARDI.
    LA STRADA IMBOCCATA E' QUELLA GIUSTA E QUANDO HO TITOLATO CHE SONO CENTINAIA I "MAGISTRATI" DA "CARCERARE" NON HO ESAGERATO E NEMMENO HO VOLUTO PRODURRE UN COLPO AD EFFETTO.
    QUESTA E' SOLTANTO UNA LOGICA (E CONSEQUENZIALE) DEDUZIONE DERIVANTE DALLE DICHIARAZIONI DI DUE SIGNORI I QUALI POTENDO PARLARE CON PIENA COGNIZIONE DI CAUSA HANNO RIASSUNTO LA DISGRAZIATA CONDIZIONE NELLA QUALE VERSA ATTUALMENTE LA "GIUSTIZIA" ITALIANA.
    IL TUTTO E' PUBBLICATO NEI POST CHE PRECEDONO NEI QUALI SONO CONTENUTE LE DICHIARAZIONI DEL SIG. GIUDICE MORABITO DEL TRIBUNALE DEI MINORI DI BOLOGNA E LE DICHIARAZIONI DEL SIG. PROCURATORE AGGIUNTO DI ROMA NELLO ROSSI.
    DA QUANTO SI EVINCE CHIARAMENTE DALLE DICHIARAZIONI DI QUESTI DUE "SIGNORI", IN ITALIA IL PROCESSO (SALVE LE RARE ECCEZIONI), E' UN ISTITUTO TRUFFALDINO GESTITO DA TOGATI CORROTTI I QUALI, COME UNICO SCOPO HANNO IL LORO ILLECITO PROFITTO DERIVANTE DALLA LORO DELINQUENZIALE CONDOTTA OVE ORAMAI E' UN CLASSICO RISCONTRARE UN'INFINITA' DI FALSI IDEOLOGICI ED UNA INFINITA' DI OCCULTAMENTI DI ATTI VERI, PROVE PIENE ED ALTRI ATTI DI P.G.-
    UNA VOLTA LETTI ANCHE QUESTI DOCUMENTI ED ASCOLTATE QUESTE DICHIARAZIONI TELEVISIVE SI DEVE DAVVERO CESSARE DI DARE ASCOLTO AI SOLITI STUPIDI PERBENISTI I QUALI CON LA LORO BIASIMEVOLE PROSOPOPEA, CONTINUANO (solo perchè mai toccati personalmente) A RIPETERE CHE:"LE SENTENZE DEVONO ESSERE RISPETTATE"! 
    MA CAZZO, E' DELINQUENZIALE E STUPIDO RIPETERE TALI FRASI FATTE IN QUANTO, COME NESSUNO CHIEDE DI RISPETTARE UN OMICIDA, UN RAPINATORE O UNO STUPRATORE, PER LE STESSE IDENTICHE MOTIVAZIONI "NON SI DEVE" CHIEDERE DI RISPETTARE L'INFFINITA' DI "TOGATI" CHE, SENZA SCRUPOLO ALCUNO E CON LA COSCIENZA E LA VOLONTA' DI VOLERLO FARE, SI RENDONO RESPONSABILI DI ALTRI GRAVISSIMI DELITTI PREVISTI E CONTEMPLATI DALLO STESSO CODICE PENALE.
    LA CORRUZIONE LA CONCUSSIONE ED IL FALSO TRA LE TOGHE RISULTANO ESSERE LA NORMA DELLA QUASI TOTALITA' DEI PROCEDIMENTI ED A SEGUITO DI TALI CONDOTTE UNA INFINITA' DI CITTADINI SI RITROVA OLTRECHE' VESSATA DA INFAMIE INENARRABILI, ANCHE ISOLATA PER IL VUOTO CHE VIENE ARTATAMENTE CREATO INTORNO A LORO DAGLI STESSI TOGATI I QUALI, RIMANENDO FEDELI AL "VINCOLO ASSOCIATIVO" CHE LI ACCOMUNA SANNO  DI POTER INCUTERE TIMORE IN CHIUNQUE SI PERMETTA DI NON SEGUIRE TOTALMENTE LA LORO LINEA DI PENSIERO.
    IN PRATICA LO STATO ITALIANO E' TOTALMENTE IN MANO AD UN ORDINE (LA MAGISTRATURA) CHE HA IL POTERE MASSONICO-MAFIOSO DI MINACCIARE CHIUNQUE E DISTRUGGERE SENZA REMORA TUTTI I CITTADINI VITTIME DEL SISTEMA MOLTI DEI QUALI GIUNGONO ANCHE A TOGLIERSI LA VITA.
    DETTO CIO', CHI E COSA  SI DEVE RISPETTARE SEMPRE E COMUNQUE?
    DEI "FIGURI" I QUALI INTASCANO IL LORO SPORCO ED ILLEGALE PROFITTO DERIVANTE DALLA LORO ATTIVITA' PALESEMENTE "DELITTUOSA"?
    E' VERGOGNOSO, BIASIMEVOLE E SCHIFILTOSO SOLTANTO CHIEDERLO PERCHE' IL SOTTOSCRITTO, COME TUTTI I CITTADINI ONESTI NON E' NECESSARIAMENTE ED OBBLIGATORIAMENTE RISPETTOSO DI UN SOGGETTO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PER LA CARICA DA LUI RICOPERTA MA BENSI' DI UNA PERSONA LA QUALE, RICOPRENDO TALE CARICA DIMOSTRA DI ESSERE ONESTA, CORRETTA E TRASPARENTE.
    UN DELINQUENTE E' TALE A PRESCINDERE DAL RUOLO RICOPERTO.


    Luigi Iovino
    AVANTI UN'ALTRO...!!! - LA CORRUZIONE IN MAGISTRATURA REGNA SOVRANA, GRAZIE AL SILENZIO DI COMPLICI APPARENTEMENTE INVISIBILI, MA CHE HANNO NOME E COGNOME, SOPRATTUTTO NEI RESPONSABILI PRO' TEMPORE DEI MINISTERI DELLA GIUSTIZIA E DELL'INTERNO E NEI VERTICI DI CONTROLLO DELLA MAISTRATURA...http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/tar_arresti_roma_antonini/notizie/306995.shtml
    Corruzione, 7 arresti: in carcere giudice del Tar Lazio e l'ex presidente di banca Antonini...www.ilmessaggero.it
    ROMA - I carabinieri del Noe hanno effettuato questa mattina sette arresti, su richiesta della Procura di Roma, per l'accusa di corruzione in atti giudiziari.
    Mi piace ·  · Segui post · Condividi · 11 ore fa nei pressi di Napoli
    Pino Zarrilli
     AVANTI TUTTAAAAAAAAAA!!! sono convinto che questi Arresti, stanno avvenendo ANCHE per il DOVUTO "casino"-Sputtanmento che noi Tutti stiamo facendo con questa "scatoletta"...
  • Corruzione Giudiziaria: arrestato giudice Pietro Vella, Taranto.www.youtube.com
    TARANTO, 16 MAR - Il gip del tribunale di Taranto, Martino Rosati, dopo la convalida dell'arresto fatta ieri, oggi ha emesso l'ordinanza di custodia cautelar...


    • Corruzione, 7 arresti: in carcere giudice
      Tar Lazio. Indagati due ufficiali Marina

      In manette Franco Angelo Maria De Bernardi, e l'ex presidente della Banca Popolare di Spoleto, Giovannino Antonini

      I carabinieri del Noe hanno effettuato questa mattina sette arresti, su richiesta della Procura di Roma, per l'accusa di corruzione in atti giudiziari. In manette, fra gli altri, il giudice del Tar del Lazio, Franco Angelo Maria De Bernardi, e l'ex presidente della Banca Popolare di Spoleto, Giovannino Antonini.

      Il gip, su richiesta del pm Stefano Pesci ha firmato 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 ai domiciliari. In base a quanto si apprende i carabinieri hanno arrestato anche l'avvocato, Matilde De Paola, e l'uomo d'affari Giorgio Cerruti. Nell'inchiesta risultano indagati anche due alti ufficiali della Marina Militare.

      Franco Angelo Maria De Bernardi era già stato coinvolto nel maggio scorso in una vicenda giudiziaria della Procura di Palermo legata all'attività di riciclaggio e abusiva attività finanziaria. Il pm della procura capitolina gli contesta il reato di corruzione in atti giudiziari. In particolare, come scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare,De Bernardi avrebbe siglato un accordo con l'avvocato Matilde De Paola «in base al quale quest 'ultima si impegnava a corrispondere al giudice del Tar somme di denaro quale compenso per il compimento di una serie di atti contrari ai doveri d'ufficio consistenti di volta in volta, nell'accordarsi con parti processuali in ordine alla nomina della stessa De Paola quale difensore in procedimenti davanti al Tar del Lazio».