martedì 10 dicembre 2013

All.nr.171) "IPOTESI DI GRAZIA E PARAGONI NELLA NOSTRA REPUBBLICA"

A quanto sembra, il Presidente Napolitano pare stia valutando attentamente l'ipotesi di concessione della "Grazia" a Silvio Berlusconi.
Le parole del Presidente sono state in primis quella di prassi ossia: "Una sentenza definitiva deve essere applicata" ma poi ha continuato con: "Il P.D.L. ha tutto il diritto di criticarla".
Ergo, da dove scaturisce il diritto di criticare una sentenza se è "Giusta" ed emessa nel pieno rispetto delle leggi dello Stato ?
Evidentemente il Presidente Napolitano è a conoscenza di molti fatti che lo stanno inducendo in attenta riflessione.
Il riferimento è chiaramente a quanto emerso circa le persone: "Boccassini" e "Esposito" le quali hanno avuto un ruolo determinante riguardo alla sentenza in parola ed a tal proposito, soltanto rifacendosi solo a ciò che è di dominio pubblico, tale sentenza non può assolutamente essere considerata scevra da "Pregiudizio" e da "Malafede" e quindi appaiono oltremodo giustificate le parole del Presidente il quale ha a disposizione molti elementi di valutazione in più rispetto a quelli divulgati da stampa e tv e, nel caso di richiesta, dovrà pronunciarsi in base alla sua coscienza sia tenendo conto di alcune "Stranezze" riscontrate nell'iter processuale nonchè del fatto che, attualmente una crisi di governo potrebbe costituire il colpo di grazia per lo Stato.
Comunque, se vi sarà tale richiesta il Presidente avrà il dovere di valutare tutti gli elementi a disposizione ed in tal caso, l'accoglimento potrebbe apparire addirittura consequenziale.
Anche se il paragone non sussiste, solo per esempio, di seguito viene riportata la "Grazia" concessa ad un "Assassino" nel 1965 dal Presidente Saragat.
Il Soggetto era infatti stato condannato da un Tribunale della Repubblica per "Strage" ma poichè riuscì a scappare in Cecoslovacchia, non fece nemmeno un giorno di galera e vi fece ritorno solo dopo l'ottenimento della grazia concessa dietro pressione del P.C.I. ed una volta rientrato fu candidato ed eletto nelle file del P.C.I.-P.S.I.U.P.



GRAzia a Berlusconi, perché no? Nel ’65 fu concessa a un parlamentare partigiano condannato per strage…




Grazia a Berlusconi, perché no? Nel ’65 fu concessa a un parlamentare partigiano condannato per strage…
POLITICA
Tutti in attesa di Napolitano, della sua “risposta” alla richiesta di una soluzione politica alla spallata giudiziaria contro Berlusconi. La parola più ricorrente, in queste ore di attesa, è “grazia”, ipotesi in campo da alcune settimane e che ancora oggi viene considerata possibile dal centrodestra, al punto che il senatore del Pdl, Lucio Malan, rispolvera un precedente significativo, quello di un partigiano stragista. «Dare per scontato che Berlusconi debba essere dichiarato decaduto per esempio non mi pare il caso, perchè ci sono questioni aperte, a partire dall’indulto. E sulla grazia ci sono precedenti, come quello del deputato Francesco Moranino, che ebbe la grazia. Quello fu un atto politico a tutti gli effetti, e il reato era molto più grave della evasione fiscale», dice il senatore del Pdl.
Giusto per fare un po’ di storia, nell’estate del 1944 ebbe luogo nel Biellese quella che è conosciuta come la strage della missione Strassera, con l’uccisione di cinque partigiani accusati di essere spie. Moranino, detto il comandante «Gemisto», fu il primo parlamentare della storia della Repubblica a subire l’autorizzazione a procedere e all’arresto per quella strage. Alla fine del processo venne condannato all’ergastolo per omicidio plurimo ma non vide mai le patrie galere: scappò, in Cecoslovacchia, dichiarandosi innocente. Si leggeva nella sentenza: «Perfino la scelta degli esecutori dell’eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un’osteria e per l’impresa compiuta ricevettero in premio del denaro.».  Nel 1965, su pressione della sinistra, Moranino fu graziato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, poi fu candidato ed eletto al Senato col Pci-Psiup. Senza particolari scandali nel Paese.

..All. nr. 194) "DA NON PERDERE" L'EX GIUDICE EDOARDO MORI DENUNCIA SENZA REMORA TUTTO IL SISTEMA GIUDUZIARIO ITALIANO.

 

Si è così. dopo il Signor Morcavallo (Giudice trib. min. BO) e dopo il Signor Rossi, Proc. Agg. di Roma, anche il Signor Mori Edoardo, così come il Sig. Piero Tony (proc. Capo di Prato), riassume tutte le aberrazioni e le infamie delle quali si macchia "Quotidianamente" la nostra "Magistratura", il Dott. Mori non evita nessuna delle domande a lui poste dal giornalista anzi, risponde sempre in modo netto, completo ed esaustivo.
Leggendo l'intervista ovviamente vi sono paragoni anche con altri paesi europei i quali, come si legge, troverebbero assurdo, vergognoso ed aberrante anche solo un la "Centesima" parte du ciò che ricomprende il nostro sistema giudiziario.
Siamo lo "Schifo" del mondo, mi raccomando leggete tutta l'intervista, considerata la nostra "Magistratura" (Corrotta, impreparata ed incompetente), un imputato avrebbe più possibilità di essere correttamente giudicato con: "Il lancio della monetina" e questo nonostante al giorno di oggi le indagini possano avvalersi di mezzi che, se usati correttamente, aiuterebbero moltissimo a giungere molto vicino (ed in breve tempo), alla verità storica dei vari eventi.
Il Signor Mori afferma che solo il 20% dei togati si può salvare ed io aggiungo che ha approssimato per eccesso ma, per certo tra quel 20 % non rientrano i "Togati" "Costantini Luciano; Dell'Anno Renzo; Selvarolo Rosa; Buzzegoli; Tredici Roberto e Garufi Daniela, tutti appartenenti al palazzo della "Giustizia" di Pistoia i quali (tutti denunciati), sono l'esempio della "Falsità" più infame che possa esistere.
Si da atto che, ovviamente tutte le denunce sono state "Archiviate" (Insabbiate) da altro "Figuro" loro collega di Genova che risponde al nome di Baldini Ferdinando.
Il sottoscritto ha toccato con mano ed è vittima di tutte le "Omissioni" ed i "Falsi" che il Signor Mori non ha mancato di elencare e spiegare.
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–(integrazione inserita il 23 febbraio 2013)
Intervengo per modificare questo post, per correggere un nostro sbaglio.
Quando pubblicai questo post, non avevo pubblicato la fonte originaria dell’intervista al giudice Edoardo Mori. L’amico Pasquale De Feo aveva condiviso con noi questa interessante intervista e io la pubblicai e negligentemente non ricercai la fonte.
Qui abbiamo l’abitudine a sapere riconoscere i nostri errori quando li facciamo.
L’intervista all’ex magistrato Edoardo Nori fu pubblicata su “Il Giornale” il 18 settembre 2011, a firma del giornalista Stefano Lorenzetto (link.. http://www.ilgiornale.it/news/e-giudice-si-tolse-toga-non-sopportavo-pi-l-idiozia-troppi.html)–
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Questa sconvolgente intervista ce l’ha fatta conoscere il nostro Pasquale De Feo.
E la sua importanza è tale che l’ho tolta dal suo diario per farne un post apposito.
E’ un clamoroso atto di denuncia del sistema giudiziario italiano, fatto da chi -Edoardo Mori, magistrato lo è stato -in modo instancabile e apprezzatissimo- per 42 anni.
Quello che racconta è lo sfacelo totale.
Una delle sue dichiarazioni..
«Il sistema di polizia, il trattamento dell’imputato e il rapporto fra pubblici ministeri e giudice sono ancora fermi al 1930. Le forze dell’ordine considerano delinquenti tutti gli indagati, i cittadini sono trattati alla stregua di pezze da piedi, spesso gli interrogatori degenerano in violenza. Il Pm gioca a fare il commissario e non si preoccupa di garantire i diritti dell’inquisito. E il Gip pensa che sia suo dovere sostenere l’azione del Pm».
Ed eccone un’altra…
«La categoria s’è autoapplicata la regola che viene attribuita all’imputato Stefano Ricucci: “È facile fare il frocio col sedere degli altri”. Le risulta che il Consiglio superiore della magistratura abbia mai condannato i giudici che distrussero Enzo Tortora? E non parliamo delle centinaia di casi, sconosciuti ai più, conclusi per l’inadeguatezza delle toghe con un errore giudiziario mai riparato: un innocente condannato o un colpevole assolto. In compenso il Csm è sempre solerte a bastonare chi si arrischia a denunciare le manchevolezze delle Procure».
E ancora un’altra..
>.
Edoardo Mori -uno di quegli uomini precisi, scrupolosi e dallo stile impeccabile che sembrano appartenere a un secolo precedente- se ne è andato dalla magistratura con un senso di disgusto. Racconta di come troppe volte si è fatto e viene fatto totalmente carta straccia del diritto.
E’ davvero estremamente raro che un Magistrato, specie se ha svolto ruoli importanti, faccia dichiarazioni di questo livello.
Ecco perché crediamo che questa intervista vada letta.
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Magistrati, alzatevi! Stavolta gli imputati siete voi e a processarvi è un vostro collega, il giudice Edoardo Mori. Che un anno fa, come in questi giorni, decise di strapparsi di dosso la toga, disgustato dall’impreparazione e dalla faziosità regnanti nei palazzi di giustizia. «Sarei potuto rimanere fino al 2014, ma non ce la facevo più a reggere l’idiozia delle nuove leve che sui giornali e nei tiggì incarnano il volto della magistratura. Meglio la pensione».
Per 42 anni il giudice Mori ha servito lo Stato tutti i santi i giorni, mai un’assenza, a parte la settimana in cui il figlioletto Daniele gli attaccò il morbillo; prima per otto anni pretore a Chiavenna, in Valtellina, e poi dal 1977 giudice istruttore, giudice per le indagini preliminari, giudice fallimentare (il più rapido d’Italia, attesta il ministero della Giustizia), nonché presidente del Tribunale della libertà, a Bolzano, dov’è stato protagonista dei processi contro i terroristi sudtirolesi, ha giudicato efferati serial killer come Marco Bergamo (cinque prostitute sgozzate a coltellate), s’è occupato d’ogni aspetto giurisprudenziale a esclusione solo del diritto di famiglia e del lavoro.

Con un’imparzialità e una competenza che gli vengono riconosciute persino dai suoi nemici. Ovviamente se n’è fatti parecchi, esattamente come suo padre Giovanni, che da podestà di Zeri, in Lunigiana, nel 1939 mandò a farsi friggere Benito Mussolini, divenne antifascista e ospitò per sei mesi in casa propria i soldati inglesi venuti a liberare l’Italia.
Mori confessa d’aver tirato un sospirone di sollievo il giorno in cui s’è dimesso: «Il sistema di polizia, il trattamento dell’imputato e il rapporto fra pubblici ministeri e giudice sono ancora fermi al 1930. Le forze dell’ordine considerano delinquenti tutti gli indagati, i cittadini sono trattati alla stregua di pezze da piedi, spesso gli interrogatori degenerano in violenza. Il Pm gioca a fare il commissario e non si preoccupa di garantire i diritti dell’inquisito. E il Gip pensa che sia suo dovere sostenere l’azione del Pm».
Da sempre studioso di criminologia e scienze forensi, il dottor Mori è probabilmente uno dei rari magistrati che già prima di arrivare all’università si erano sciroppati il Trattato di polizia scientifica di Salvatore Ottoleghi (1910) e il Manuale del giudice istruttore di Hans Gross (1908). Le poche lire di paghetta le investiva in esperimenti su come evidenziare le impronte digitali utilizzando i vapori di iodio. Non c’è attività d’indagine (sopralluoghi, interrogatori, perizie, autopsie, Dna, rilievi dattiloscopici, balistica) che sfugga alle conoscenze scientifiche dell’ex giudice, autore di una miriade di pubblicazioni, fra cui il Dizionario multilingue delle armi, il Codice delle armi e degli esplosivi e il Dizionario dei termini giuridici e dei brocardi latini che vengono consultati da polizia, carabinieri e avvocati come se fossero tre dei 73 libri della Bibbia.
Nato a Milano nel 1940, nel corso della sua lunga carriera Mori ha firmato almeno 80.000 fra sentenze e provvedimenti, avendo la soddisfazione di vederne riformati nei successivi gradi di giudizio non più del 5 per cento, un’inezia rispetto alla media, per cui gli si potrebbe ben adattare la frase latina che Sant’Agostino nei suoi Sermones riferiva alle questioni sottoposte al vaglio della curia romana o dello stesso pontefice: «Roma locuta, causa finita». Il dato statistico può essere riportato solo perché Mori è uno dei pochi, o forse l’unico in Italia, che ha sempre avuto la tigna di controllare periodicamente com’erano andati a finire i casi passati per le sue mani: «Di norma ai giudici non viene neppure comunicato se le loro sentenze sono state confermate o meno. Un giudice può sbagliare per tutta la vita e nessuno gli dice nulla. La corporazione è stata di un’abilità diabolica nel suddividere le eventuali colpe in tre gradi di giudizio. Risultato: deresponsabilizzazione totale. Il giudice di primo grado non si sente sicuro? Fa niente, condanna lo stesso, tanto – ragiona – provvederà semmai il collega in secondo grado a metterci una pezza. In effetti i giudici d’appello un tempo erano eccellenti per prudenza e preparazione, proprio perché dovevano porre rimedio alle bischerate commesse in primo grado dai magistrati inesperti. Ma oggi basta aver compiuto 40 anni per essere assegnati alla Corte d’appello. Non parliamo della Cassazione: leggo sentenze scritte da analfabeti».
Soprattutto, se il giudice sbaglia, non paga mai. «La categoria s’è autoapplicata la regola che viene attribuita all’imputato Stefano Ricucci: “È facile fare il frocio col sedere degli altri”. Le risulta che il Consiglio superiore della magistratura abbia mai condannato i giudici che distrussero Enzo Tortora? E non parliamo delle centinaia di casi, sconosciuti ai più, conclusi per l’inadeguatezza delle toghe con un errore giudiziario mai riparato: un innocente condannato o un colpevole assolto. In compenso il Csm è sempre solerte a bastonare chi si arrischia a denunciare le manchevolezze delle Procure».
Il dottor Mori parla con cognizione di causa: ha dovuto subire ben sei provvedimenti disciplinari e tutti per aver criticato l’operato di colleghi arruffoni e incapaci. «Dopo aver letto una relazione scritta per un pubblico ministero pugliese, con la quale il perito avrebbe fatto condannare un innocente sulla base di rivoltanti castronerie, mi permisi di scrivere al procuratore capo, avvertendolo che quel consulente stava per esporlo a una gran brutta figura. Ebbene, l’emerita testa mi segnalò per un procedimento disciplinare con l’accusa d’aver “cercato di influenzarlo” e un’altra emerita testa mi rinviò a giudizio. Ogni volta che ho segnalato mostruosità tecniche contenute nelle sentenze, mi sono dovuto poi giustificare di fronte al Csm. E ogni volta l’organo di autogoverno della magistratura è stato costretto a prosciogliermi. Forse mi ha inflitto una censura solo nel sesto caso, per aver offuscato l’immagine della giustizia segnalando che un incolpevole cittadino era stato condannato a Napoli. Ma non potrei essere più preciso al riguardo, perché, quando m’è arrivata l’ultima raccomandata dal Palazzo dei Marescialli, l’ho stracciata senza neppure aprirla. Delle decisioni dei supremi colleghi non me ne fregava più nulla».
–Perché ha fatto il magistrato?
«Per laurearmi in fretta, visto che in casa non c’era da scialare. Fin da bambino me la cavavo un po’ in tutto, perciò mi sarei potuto dedicare a qualsiasi altra cosa: chimica, scienze naturali e forestali, matematica, lingue antiche. Già da pretore mi documentavo sui testi forensi tedeschi e statunitensi e applicavo regole che nessuno capiva. Be’, no, a dire il vero uno che le capiva c’era: Giovanni Falcone».
–Il magistrato trucidato con la moglie e la scorta a Capaci.
«Mi portò al Csm a parlare di armi e balistica. Ma poi non fui più richiamato perché osai spiegare che molti dei periti che i tribunali usavano come oracoli non erano altro che ciarlatani. Ciononostante questi asini hanno continuato a istruire i giovani magistrati e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma guai a parlar male dei periti ai Pm: ti spianano. Pensi che uno di loro, utilizzato anche da un’università romana, è riuscito a trovare in un residuo di sparo tracce di promezio, elemento chimico non noto in natura, individuato solo al di fuori del sistema solare e prodotto in laboratorio per decadimento atomico in non più di 10 grammi».
–Per quale motivo i pubblici ministeri scambiano i periti per oracoli?
«Ma è evidente! Perché ».
–Ci sarà ben un organo che vigila sull’operato dei periti.
«Nient’affatto, in Italia manca totalmente un sistema di controllo. Quando entrai in magistratura, nel 1968, era in auge un perito che disponeva di un’unica referenza: aver recuperato un microscopio abbandonato dai nazisti in fuga durante la seconda guerra mondiale. Per ottenere l’inserimento nell’albo dei periti presso il tribunale basta essere iscritti a un ordine professionale. Per chi non ha titoli c’è sempre la possibilità di diventare perito estimatore, manco fossimo al Monte di pietà. Ci sono marescialli della Guardia di finanza che, una volta in pensione, ottengono dalla Camera di commercio il titolo di periti fiscali e con quello vanno a far danni nelle aule di giustizia».
–Sono sconcertato.
«Anche lei può diventare perito: deve solo trovare un amico giudice che la nomini. I tribunali rigurgitano di tuttologi, i quali si vantano di potersi esprimere su qualsiasi materia, dalla grafologia alla dattiloscopia. Spesso non hanno neppure una laurea. Nel mondo anglosassone vi è una tale preoccupazione per la salvaguardia dei diritti dell’imputato che, se in un processo si scopre che un perito ha commesso un errore, scatta il controllo d’ufficio su tutte le sue perizie precedenti, fino a procedere all’eventuale revisione dei processi. In Italia periti che hanno preso cantonate clamorose continuano a essere chiamati da Pm recidivi e imperterriti, come se nulla fosse accaduto».
–Può fare qualche caso concreto?
«Negli accertamenti sull’attentato a Falcone vennero ricostruiti in un poligono di tiro – con costi miliardari, parlo di lire – i 300 metri dell’autostrada di Capaci fatta saltare in aria da Cosa nostra, per scoprire ciò che un esperto già avrebbe potuto dire a vista con buona approssimazione e cioè il quantitativo di esplosivo usato. È chiaro che ai fini processuali poco importava che fossero 500 o 1.000 chili. Molto più interessante sarebbe stato individuare il tipo di esplosivo. Dopo aver costruito il tratto sperimentale di autostrada, ci si accorse che un manufatto recente aveva un comportamento del tutto diverso rispetto a un manufatto costruito oltre vent’anni prima. Conclusione: quattrini gettati al vento. Nel caso dell’aereo Itavia, inabissatosi vicino a Ustica nel 1980, gli esami chimici volti a ricercare tracce di esplosivi su reperti ripescati a una profondità di circa 3.500 metri vennero affidati a chimici dell’Università di Napoli, i quali in udienza dichiararono che tali analisi esulavano dalle loro competenze. Però in precedenza avevano riferito di aver trovato tracce di T4 e di Tnt in un sedile dell’aereo e questa perizia ebbe a influenzare tutte le successive pasticciate indagini, orientate a dimostrare che su quel volo era scoppiata una bomba. Vuole un altro esempio di imbecillità esplosiva?».
–Prego. Sono rassegnato a tutto.
«Per anni fior di magistrati hanno cercato di farci credere che il plastico impiegato nei più sanguinosi attentati attribuiti all’estrema destra, dal treno Italicus nel 1974 al rapido 904 nel 1984, era stato recuperato dal lago di Garda, precisamente da un’isoletta, Trimelone, davanti al litorale fra Malcesine e Torri del Benaco, militarizzata fin dal 1909 e adibita a santabarbara dai nazisti. Al processo per la strage di Bologna l’accusa finì nel ridicolo perché nessuno dei periti s’avvide che uno degli esplosivi, asseritamente contenuti nella valigia che provocò l’esplosione e che pareva fosse stato ripescato nel Benaco dai terroristi, era in realtà contenuto solo nei razzi del bazooka M20 da 88 millimetri di fabbricazione statunitense, entrato in servizio nel 1948. Un po’ dura dimostrare che lo avessero già i tedeschi nel 1945».
–Ormai non ci si può più fidare neppure dell’esame del Dna, basti vedere la magra figura rimediata dagli inquirenti nel processo d’appello di Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher.
«Si dice che questo esame presenti una probabilità d’errore su un miliardo. Falso. Da una ricerca svolta su un database dell’Arizona, contenente 65.000 campioni di Dna, sono saltate fuori ben 143 corrispondenze. Comunque era sufficiente vedere i filmati in cui uno degli investigatori sventolava trionfante il reggiseno della povera vittima per capire che sulla scena del delitto era intervenuta la famigerata squadra distruzione prove. A dimostrazione delle cautele usate, il poliziotto indossava i guanti di lattice. Restai sbigottito vedendo la scena al telegiornale. I guanti servono per non contaminare l’ambiente col Dna dell’operatore, ma non per manipolare una possibile prova, perché dopo due secondi che si usano sono già inquinati. Bisogna invece raccogliere ciascun reperto con una pinzetta sterile e monouso. I guanti non fanno altro che trasportare Dna presenti nell’ambiente dal primo reperto manipolato ai reperti successivi. E infatti adesso salta fuori che sul gancetto del reggipetto c’era il Dna anche della dottoressa Carla Vecchiotti, una delle perite che avrebbero dovuto isolare con certezza le eventuali impronte genetiche di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Non è andata meglio a Cogne».
–Cioè?
«In altri tempi l’indagine sulla tragica fine del piccolo Samuele Lorenzi sarebbe stata chiusa in mezza giornata. Gli infiniti sopralluoghi hanno solo dimostrato che quelli precedenti non erano stati esaustivi. Il sopralluogo è un passaggio delicatissimo, che non consente errori. Gli accessi alla scena del delitto devono essere ripetuti il meno possibile perché ogni volta che una persona entra in un ambiente introduce qualche cosa e porta via altre cose. Ma il colmo dell’ignominia è stato toccato nel caso Marta Russo».
–Si riferisce alle prove balistiche sul proiettile che uccise la studentessa nel cortile dell’Università La Sapienza di Roma?
«E non solo. S’è preteso di ricostruire la traiettoria della pallottola avendo a disposizione soltanto il foro d’ingresso del proiettile su un cranio che era in movimento e che quindi poteva rivolgersi in infinite direzioni. In tempi meno bui, sui libri di geometria del ginnasio non si studiava che per un punto passano infinite rette? Dopodiché sono andati a grattare il davanzale da cui sarebbe partito il colpo e hanno annunciato trionfanti: residui di polvere da sparo, ecco la prova! Peccato che si trattasse invece di una particella di ferodo per freni, di cui l’aria della capitale pullula a causa del traffico. La segretaria Gabriella Alletto è stata interrogata 13 volte con metodi polizieschi per farle confessare d’aver visto in quell’aula gli assistenti Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro. Uno che si comporta così, se non è un pubblico ministero, viene indagato per violenza privata. Un Pm non può usare tecniche da commissario di pubblica sicurezza, anche se era il metodo usato da Antonio Di Pietro, che infatti è un ex poliziotto».
–Un sistema che ha fatto scuola.
«La galera come mezzo di pressione sui sospettati per estorcere confessioni. Le manette sono diventate un moderno strumento di tortura per acquisire prove che mancano e per costringere a parlare chi, per legge, avrebbe invece diritto a tacere».
–Che cosa pensa delle intercettazioni telefoniche che finiscono sui giornali?
«Non serve una nuova legge per vietare la barbarie della loro indebita pubblicazione. Quella esistente è perfetta, perché ordina ai Pm di scremare le intercettazioni utili all’indagine e di distruggere le altre. Tutto ciò che non riguarda l’indagato va coperto da omissis in fase di trascrizione. Nessuno lo fa: troppa fatica. Ci vorrebbe una sanzione penale per i Pm. Ma cane non mangia cane, almeno in Italia. In Germania, invece, esiste uno specifico reato. Rechtsverdrehung, si chiama. È lo stravolgimento del diritto da parte del giudice».
–Come mai la giustizia s’è ridotta così?
«Perché, anziché cercare la prova logica, preferisce le tesi fantasiose, precostituite. Le statistiche dimostrano invece che nella quasi totalità dei casi un delitto è banale e che è assurdo andare in cerca di soluzioni da romanzo giallo. Lei ricorderà senz’altro il rasoio di Occam, dal nome del filosofo medievale Guglielmo di Occam».
–In un ragionamento tagliare tutto ciò che è inutile.
«Appunto. Le regole logiche da allora non sono cambiate. Non vi è alcun motivo per complicare ciò che è semplice. Il “cui prodest?” è risolutivo nel 50 per cento dei delitti. Chi aveva interesse a uccidere? O è stato il marito, o è stata la moglie, o è stato l’amante, o è stato il maggiordomo, vedi assassinio dell’Olgiata, confessato dopo 20 anni dal cameriere filippino Manuel Winston. Poi servono i riscontri, ovvio. In molti casi la risposta più banale è che proprio non si può sapere chi sia l’autore di un crimine. Quindi è insensato volerlo trovare per forza schiaffando in prigione i sospettati».
–Ma perché si commettono tanti errori nelle indagini?
«I giudici si affidano ai laboratori istituzionali e ne accettano in modo acritico i responsi. Nei rari casi in cui l’indagato può pagarsi un avvocato e un buon perito, l’esperienza dimostra che l’accertamento iniziale era sbagliato. I medici i loro errori li nascondono sottoterra, i giudici in galera. Paradigmatico resta il caso di Ettore Grandi, diplomatico in Thailandia, accusato nel 1938 d’aver ucciso la moglie che invece si era suicidata. Venne assolto nel 1951 dopo anni di galera e ben 18 perizie medico-legali inconcludenti».
–E si ritorna alla conclamata inettitudine dei periti.
«L’indagato innocente avrebbe più vantaggi dall’essere giudicato in base al lancio di una monetina che in base a delle perizie. E le risparmio l’aneddotica sulla voracità dei periti».
–No, no, non mi risparmi nulla.
«Vengono pagati per ogni singolo elemento esaminato. Ho visto un colonnello, incaricato di dire se 5.000 cartucce nuove fossero ancora utilizzabili dopo essere rimaste in un ambiente umido, considerare ognuna delle munizioni un reperto e chiedere 7.000 euro di compenso, che il Pm gli ha liquidato: non poteva spararne un caricatore? Ho visto un perito incaricato di accertare se mezzo container di kalashnikov nuovi, ancora imballati nella scatola di fabbrica, fossero proprio kalashnikov. I 700-800 fucili mitragliatori sono stati computati come altrettanti reperti. Parcella da centinaia di migliaia di euro. Per fortuna è stata bloccata prima del pagamento».
–In che modo se ne esce?
«Nel Regno Unito vi è il Forensic sciences service, soggetto a controllo parlamentare, che raccoglie i maggiori esperti in ogni settore e fornisce inoltre assistenza scientifica a oltre 60 Stati esteri. Rivolgiamoci a quello. Dispone di sette laboratori e impiega 2.500 persone, 1.600 delle quali sono scienziati di riconosciuta autorità a livello mondiale».
–E per le altre magagne?
«In Italia non esiste un testo che insegni come si conduce un interrogatorio. La regola fondamentale è che chi interroga non ponga mai domande che anticipino le risposte o che lascino intendere ciò che è noto al pubblico ministero o che forniscano all’arrestato dettagli sulle indagini. Guai se il magistrato fa una domanda lunga a cui l’inquisito deve rispondere con un sì o con un no. Una palese violazione di questa regola elementare s’è vista nel caso del delitto di Avetrana. Il primo interrogatorio di Michele Misseri non ha consentito di accertare un fico secco perché il Pm parlava molto più dello zio di Sarah Scazzi: bastava ascoltare gli scampoli di conversazione incredibilmente messi in onda dai telegiornali. Ci sarebbe molto da dire anche sulle autopsie».
–Ci provi.
«È ormai routine leggere che dopo un’autopsia ne viene disposta una seconda, e poi una terza, quando non si riesumano addirittura le salme sepolte da anni. Ciò dimostra solamente che il primo medico legale non era all’altezza. Io andavo di persona ad assistere agli esami autoptici, spesso ho dovuto tenere ferma la testa del morto mentre l’anatomopatologo eseguiva la craniotomia. Oggi ci sono Pm che non hanno mai visto un cadavere in vita loro».
–Ma in mezzo a questo mare di fanghiglia, lei com’è riuscito a fare il giudice per 42 anni, scusi?
«Mi consideri un pentito. E un corresponsabile. Anch’io ho abusato della carcerazione preventiva, ma l’ho fatto, se mai può essere un’attenuante, solo con i pregiudicati, mai con un cittadino perbene che rischiava di essere rovinato per sempre. Mi autoassolvo perché ho sempre lavorato per quattro. Almeno questo, tutti hanno dovuto riconoscerlo».
–Non è stato roso dal dubbio d’aver condannato un innocente?
«Una volta sì. Mi ero convinto che un impiegato delle Poste avesse fatto da basista in una rapina. Mi fidai troppo degli investigatori e lo tenni dentro per quattro-cinque mesi. Fu prosciolto dal tribunale».
–Gli chiese scusa?
«Non lo rividi più, sennò l’avrei fatto. Lo faccio adesso. Ma forse è già morto».
Intervistato sul Corriere della Sera da Indro Montanelli nel 1959, il giorno dopo essere andato in pensione, il presidente della Corte d’appello di Milano, Manlio Borrelli, padre dell’ex procuratore di Mani pulite, osservò che «in uno Stato bene ordinato, un giudice dovrebbe, in tutta la sua carriera e impegnandovi l’intera esistenza, studiare una causa sola e, dopo trenta o quarant’anni, concluderla con una dichiarazione d’incompetenza».
«In Germania o in Francia non si parla mai di giustizia. Sa perché? Perché funziona bene. I magistrati sono oscuri funzionari dello Stato. Non fanno né gli eroi né gli agitatori di popolo. Nessuno conosce i loro nomi, nessuno li ha mai visti in faccia».
Si dice che il giudice non dev’essere solo imparziale: deve anche apparirlo. Si farebbe processare da un suo collega che arriva in tribunale con Il Fatto Quotidiano sotto braccio? Cito questa testata perché di trovarne uno che legga Il Giornale non m’è mai capitato.
«Ho smesso d’andare ai convegni di magistrati da quando, su 100 partecipanti, 80 si presentavano con La Repubblica e parlavano solo di politica. Tutti espertissimi di trame, nomine e carriere, tranne che di diritto».
–Quanti sono i giudici italiani dai quali si lascerebbe processare serenamente?
«Non più del 20 per cento. Il che collima con le leggi sociologiche secondo cui gli incapaci rappresentano almeno l’80 per cento dell’umanità, come documenta Gianfranco Livraghi nel suo saggio Il potere della stupidità».
–Perché ha aspettato il collocamento a riposo per denunciare tutto questo?
«A dire il vero l’ho sempre denunciato, fin dal 1970. Solo che potevo pubblicare i miei articoli unicamente sul mensile Diana Armi. Ha chiuso otto mesi fa».
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venerdì 29 novembre 2013

All. nr.193) ALTRO GIUDICE ARRESTATO ! UNA ULTERIORE CONFERMA A QUANTO DICHIARATO DAL DR. NELLO ROSSI (PROC. AGG. ROMA): "IN ITALIA IL PROCESSO E' SEMPRE CRIMINOGENO".

Sia il citato dr. Rossi (post nr.160) che l'ex Giudice Morcavallo (post nr.147 e190) lo hanno dichiarato chiaramente qualche mese fa, in Italia il "Processo" è sempre "Criminogeno" e quello che conta sono sempre e solo i soldi.
E' interessante conoscere la vicenda del citato Dr. Morcavallo il quale, dopo il rilascio della sua intervista televisiva, fu "Sospeso" dal C.S.M. ma, come si può constatare la Cassazione gli riconobbe piena ragione riammettendolo immediatamente.
Purtroppo il Dott. Morcavallo, schifato dall'ambiente, diede le dimissioni e di conseguenza il paese ha perso uno dei pochi Magisttrati "Onesti".
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Bloccato mentre intascava una busta con 6mila euro per aiutare il figlio di un legale.
ROMA - Un giudice della Commissione Tributaria provinciale di Roma è stato arrestato in flagranza dalla polizia, nella Capitale, mentre intascava una mazzetta da 6 mila euro. Dopo ripetuti contatti telefonici con un avvocato, il giudice avrebbe chiesto soldi in cambio dell’aiuto al figlio del legale in relazione ad una cartella esattoriale da 50 mila euro.
PRIMA DELL’UDIENZA - A catturare l’uomo sono stati gli agenti della Questura di Roma. L’arresto è avvenuto mentre il giudice stava riscuotendo la tangente che sarebbe servita per «aggiustare» una pratica: durante i contatti telefonici tra la vittima, il suo avvocato e il giudice, quest’ultimo aveva insistentemente chiesto un incontro con le parti per chiarimenti sulla «pratica», prima della data dell’udienza.
BANCONOTE SEGNATE - L’insolita situazione ha insospettito l’avvocato che, munito di registratore, si è presentato all’incontro con il magistrato. Quest’ultimo non aveva alcuna intenzione di parlare della questione, ma ha invece esposto immediatamente la sua richiesta: 6 mila euro in cambio di un esito positivo. A questo punto l’avvocato si è rivolto alla polizia. Sono stati gli investigatori del commissariato Salario Parioli, dopo aver contrassegnato il denaro contante, ad agevolare l’incontro con il giudice corrotto e ad intervenire subito dopo la consegna del denaro.

mercoledì 20 novembre 2013

All.nr.192) "GIUSTIZIA" A PISTOIA: "LA SITUAZIONE DEVE ESSERE SEMPRE BEN CHIARA"

All.nr.192) "GIUSTIZIA" A PISTOIA: "LA SITUAZIONE DEVE ESSERE SEMPRE BEN CHIARA"

20 novembre 2013 alle ore 15.22
A seguito dei vari contatti con tutti voi, tutti relativi al "Problema" giustizia (questa sconosciuta", in Italia, appare produttivo il postare nuovamente una delle mie tantissime note ed in particolare quella che fu l'ultima "Memoria" da me prodotta a tale "Renzo Dell'Anno", all'epoca ancora Proc. Capo di Pistoia.
Signori a voi il giudizio, un cittadino cosa deve fare, scrivere, dire e dimostrare di più di tutto quello che è contenuto nella nota che segue ?
Eppure tale "Dell'Anno Renzo" ha tenuto tale illegittimo ed aberrante comportamento. (correva l'anno 2010)..
Di seguito il C.S.M. (per i motivi esposti nelle motivazioni), per ben due volte ha negato al "Dell'Anno" il rinnovo della carica di Proc. Capo e questo nonostante i vari ricorsi proposti dal Dell'Anno medesimo.
Tra le varie motivazioni, il C.S.M.  tenne a sottolineare la "Grave carenza professionale" del soggetto il quale era aduso a fare il "Dittatore" in questa provincia.
Il sottoscritto, nelle contestazioni (senza sconti) a lui dirette espone chiaramente alcuni fatti determinati che dimostrano quantto il C.S.M. (stranamente) avesse ed abbia ragione.
Stà di fatto che il i danni causati dal Dell'Anno e dagli altri "Togati" hanno provocato danni inenarrabili e "Tutte le Denunce" proposte a carico di quei soggetti sono state ovviamente e "Puntualmente" "Archiviate" (Insabbiate).
Di seguito alla chiara nota che quì di seguito viene nuovamente pubblicata, si ricorda che nell'anno 2011 furono proposte anche le denunce a carico di tale "Costantini Luciano" e "Garufi Daniela", entrambi "Togati" presso questo palazzo della "Giustizia ed anche tali atti furono ben "Insabbiati" dal G.I.P.Baldini di Genova.
Non credo si possa essere più chiari e determinati nella contestazione degli addebiti dei quali i soggetti sono e saranno sempre responsabili.


All.nr.-8-) ULTIMA MEMORIA AL PROC. CAPO DI PISTOIA.-

OGGETTO: Procedimenti Penali nei confronti di:
LO GUASTO Giovanni
MASSA Massimo Manfredi

AL SIGNOR PROCURATORE CAPO DI PISTOIA


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Preso atto che , di seguito alla memoria/richiesta, presentata dallo scrivente in data 17.03.2010 non è giunta nessuna risposta da parte della S.V., appare palese il “Tacito assenso” a tutto quanto da me contestato a codesta “Sede Penale”.
 Inoltre risulta assolutamente fuori dubbio che codesta A.G., come anticipato, è assolutamente priva di elementi idonei a “Giustificare” minimamente la condotta tenuta da vari togati di codesto palazzo anzi, considerato il Suo ruolo di A.G. “Inquirente” Lei appare responsabile in primis dell’accaduto e che, in maniera sintetica ma esaustiva, di seguito si ripropone:

1) il Giudice SELVAROLO Rosa ha riportato per iscritto che “L’unico documento tecnico corretto” è quello del “Massa Massimo Manfredi !
Tale affermazione è “Falsa” poiché come a Lei ben noto, lo scritto del MASSA è un “Infame falso redatto dopo aver occultato il verbale dei rilievi”, solo chi è in malafede può asserire il contrario e tutte le altre violazioni della legge penale, relative alla citata Selvarolo, sono comunque ricomprese nell’atto di denuncia che presto sarà presentato nella sede competente.

2) Il Giudice TREDICI Roberto ha riportato per iscritto che il MASSA “Non ha mai dichiarato
di essere ing.”
Anche questa dichiarazione è “Falsa” anche se non assume un importante elemento di
merito nella vicenda ma, dei delitti commessi dal MASSA, quel Giudice non volle
assolutamente sentirne parlare non acquisendo documenti legali e non ammettendo
domande e risposte che avrebbero fatto acquisire, a quella “Corte”, una verità già oltremodo
acclarata ma, di fatto, l’art.423 del c.p.p. fu abrogato da quel Giudice.

3) Lei, dott. DELL’ANNO, nella sua richiesta di archiviazione che già di per se la qualifica, ha
riportato che “Si deve escludere ogni sospetto di falsità a carico dell’indagato”.

Lei è perfettamente a conoscenza che tale dichiarazione “Non è assolutamente conforme al Vero” quindi mendace o falsa, scelga Lei il termine che più la aggrada poiché Lei è stato messo al corrente anche del pur minimo dettaglio relativo alla vicenda quindi “Lei è a conoscenza del fatto che tale “MASSA” ha “Occultato” il verbale dei rilievi così come codesta “Procura” lo ha nuovamente “Insabbiato” od “Occultato”, scelga Lei il termine in quanto nel merito nulla cambia poiché, (Vedasi dichiarazioni scritte) tale atto NON è stato consegnato a nr. due Professionisti di cui uno C.T.U. ed è stato addirittura “Fatto Sparire” da DUE fascicoli processuali (VedasiAttestati della locale Cancelleria Penale) e non solo, nonostante questo, Lei ha voluto classificare come:
“Mie deduzioni prive di fondamento e conseguenti al trauma subito”, 
A tal proposito le ricordo tutti gli atti che sono esistenti, tranquillamente reperibili e che "NON"facevano parte del fascicolo processuale all’udienza tenuta dalla citata SELVAROLO Rosa e, solo per questo Lei avrebbe “Dovuto” procedere a richiesta di "Revoca" della “Sentenza” della citata“Selvarolo”.

Le sue dichiarazioni sono “Vergognose” in quanto tra quegli atti vi è ricompreso anche il Verbale dei rilievi già “Occultato” dal MASSA e, “Come Lei ben sa, quel verbale è stato “OCCULTATO”anche da codesta “Procura”, Lei sa anche quante volte.

Per esempio si ricorda la nomina del nuovo c.t.u. al quale codesta “Procura” si guardò bene e quindi “Omise” di consegnare quel Verbale in quanto, evidentemente, oltremodo scomodo poiché avrebbe fatto emergere in modo ancora più palese, tutte le responsabilità “Di chi causò l’evento” e conseguentemente “L’infame falso” contenuto nel documento compilato dal “Massa”, al quale può credere solo chi è in malafede, sarebbe apparso, qualora fosse possibile, in modo ancora più palese anche se è già incontrovertibile che trattasi di “Falso Ideologico in atto pubblico”.

A proposito del “Massa”, le ricordo che, durante l’unico incontro nel suo ufficio per parlare di questa “Vergognosa” vicenda, a seguito del “Falso” scritto dalla citata Selvarolo, Lei veniva messo al corrente che quella sentenza oltre che falsa era anche palesemente viziatadall’assenza di atti determinanti ossia tutto ciò che riguardava i rilievi del sinistro (Verbale e Prestampato) e che di conseguenza sarebbe stata non solo opportuna ma obbligatoria la richiesta di revoca da parte della S.V.-

Durante l’incontro venne fatto appunto il nome del “Massa” ma lei, con un tempismo da record intervenne imponendosi e dicendo “Massa è un’altra cosa, Massa è un’altra cosa”.

Dunque, che il MASSA sia un’altra cosa non so riguardo a chi, cosa certa è che (come già riportato in una delle memorie di tanti mesi fa) è un “Delinquente”, Lei lo sa e quindi il MASSA è protetto, se ne disconosce il fine ma si ricorda che in una delle memorie il sottoscritto ha fatto riferimento agli interessi di “Palazzo” in quanto quel “Figuro” è assolutamente privo di qualsivoglia titolo per assolvere ad incarichi peritali di sorta nonché, in modo consequenziale, al fatto che, a seguito del “Falso” del MASSA, ad una assicurazione è stato garantito un più che congruo profitto e presso quella assicurazione, a quanto risulta, il padre del MASSA eraconsulente fiduciario, anche questo accertamento fu richiesto a chi eseguì le indagini sul MASSA ma, "Quell’appartenente all’Arma" evidentemente era troppo impegnato ad ignorare o comunque “Omettere” di considerare il verbale dei rilievi eseguiti dal “Suo Collega” M.lloNOCERA Pasquale.

Ma tornando al punto in cui lei esclude responsabilità a carico del “Massa”, poiché lo stesso,“Occultando un atto vero” ha riportato l’esatto contrario di quanto riportato da nr.-5- Dott. In Ingegneria i quali, nonostante l’assenza del “Noto Verbale” sono giunti a conclusioni opposte a quelle del “Massa”, in considerazione che, tali documenti tecnici tutto sono tranne che opinioni personali, se lei esclude qualsiasi dubbio di falsità a carico del noto “Massa” ciò stà a significare che il “Falso” è stato scritto dagli altri professionisti.

Considerato che due di essi rivestivano la qualifica di Pubblico Ufficiale poiché uno Perito componente il “Giurì d’Onore”nominato dal Sig. presidente del Tribunale di Lucca e l’altro c.t.u.nominato da codesta Procura, atteso che l’azione penale è obbligatoria si dovrebbe procedere nei confronti di tali professionisti ed a tal proposito non sarebbe male se Lei rileggesse un documento tecnico “Serio” e cioè la consulenza di parte che lo scrivente ebbe a richiedere al dott. Ing. BARONCINI Claudio dopo averlo informato dell’esistenza del “Noto Verbale” e quindi averglielo consegnato.
In tale consulenza risultano palesi e confermate dal verbale le responsabilità del LO GUASTO Giovanni già individuate comunque nella c.t.u. del citato Professionista e di conseguenza appare lampante il “Falso” scritto dal noto “Massa” ma nonostante tutto, codesta A.G. vuole continuare, per ora, a rimanere "Sorda" a qualsiasi elemento riguardi la "Verità storica" dell’evento.

In conclusione il responsabile di un “Omicidio colposo”(ove lo scrivente ha comunque cooperato), deve ancora essere perseguito a norma di legge ed un “Delinquente” (il Massa), responsabile di occultamento di atto vero, falso ideologico, frode processuale e favoreggiamento personale e come Lei ben sa, anche dell’usurpazione di titolo lo si “Vuole” far uscire assolutamente indenne avendo occultato e continuando ad occultare ogni sua responsabilità.

Di seguito potrei richiedere, anche agli altri quattro Professionisti, le rispettive consulenze di parte dopo aver fornito Loro il noto Verbale e tutte, per certo, sarebbero univoche nell’individuazione delle responsabilità ma, considerata la condotta di codesta A.G., il tutto finirebbe per essere occultatocome già lo è stato il “Verbale dei Rilievi” non consegnato al c.t.p. Dott. Ing. BARSOTTINI Luca enemmeno al c.t.u. nominato da codesta “Procura” Dott. Ing. BARONCINI Claudio.

Quanto sopra è stato artatamente portato avanti da codesta sede e “Vigliaccamente” non vi è stata la minima remora ad approfittare della Morte del M.llo NOCERA Pasquale, la cui deposizione non avrebbe dato adito a dubbi e codesta “Sede Penale” non avrebbe potuto tenere la condotta che conosciamo e Lei che è a conoscenza di tutto quanto sopra, è sicuro di poter“Vivere Serenamente” con la sua coscienza se ne ha una ?

Se Lei ha un minimo di correttezza provi a rifletterci, anche solo per un attimo !

In conclusione Lei non ha assolutamente niente che confermi il “Falso” redatto dal “Massa” e considerato che di falso si tratta si dovrebbe trovare una persona disposta a scrivere altro falsocontrapponendosi nettamente a nr. cinque Dottori in Ingegneria che si sono espressi in modo diametralmente opposto a quello del “Massa”, nonostante l’assenza del Verbale “Occultato” sia dal “Massa” e di seguito anche da codesta “Procura”.

4) Infatti, il G.I.P. dott. BUZZEGOLI ha dichiarato nonché dimostrato con i fatti di “Non essere interessato all’accertamento della verità”.

Anche tale affermazione è “Vergognosa” ma, appare conseguente a quanto sopra esposto in quanto “l’accertamento della verità avrebbe dimostrato che tale “Massa” ha scritto il “Falso”, che il medesimo è protetto e che ben tre “Togati” di codesta sede hanno riportato il “Falso”.

Le garantisco che non potrà far tacere tutte le testate giornalistiche che prenderanno atto di tutto quanto sopra, naturalmente escludendo quelli locali che sono comunque “Sedicenti giornalisti” e quindi presunti tali oppure qualche altro “Direttore” che risulta “Omertoso” di indole, perché provvederò io personalmente a dare la massima diffusione alla vicenda, con “Internet” non è difficile dare diffusione “Mondiale” ad un evento e di seguito non è escluso che sia io ad essere contattato per confermare i fatti e cioè che “Lei in primis NON VUOLE” procedere nei confronti dei responsabili di svariati delitti” e quindi poiché la vicenda è diventata un punto preso tra me e lei, farò di tutto al fine di mettere in serio dubbio la “Sua convinzione” di essere “Intoccabile” in primis dando la massima diffusione alla vicenda affinchè tutta la popolazione (e quindi anche tutta la stampa), sappia di tale condotta ed ancor prima di presentare le varie denunce “In un modo o nell’altro” la vicenda avrà la sua eco mediatica, per quanto già accaduto e “Per quanto potrà accadere”.

Caro “Signor” Procuratore, a Lei è stata fornita la Consulenza di parte in sede civile, redatta dal Dott. Ing. BARONCINI Claudio dopo che allo stesso fu fornito dal sottoscritto, il “Verbale” dei rilievi“OCCULTATO DA CODESTA PROCURA” a seguito della nomina a c.t.u. del medesimo professionista quindi ha potuto constatare l’incidenza del contenuto di tale atto ove sono riportati dati già esposti dal sottoscritto nell’atto di Querela del 29.02.00. Quindi lei è a conoscenza di chi causò il sinistro ed è a conoscenza del fatto che un “DELINQUENTE CHE RISPONDE AL NOME DI MASSA MASSIMO MANFREDI OCCULTO’ TOTALMENTE IL VERBALE E RIPORTO', VERGOGNOSAMENTE IL CONTRARIO”, APPARE PALESE CHE IL CITATO “MASSA” E' BEN PROTETTO MA E’ ALTRETTANTO CHIARO ANCHE QUANTO SOPRA.

CODESTA PROCURA E CODESTO TRIBUALE RISULTANO ESSERE OMISSIVI NONCHE’RESPONSABILI DELL’OCCULTAMENTO DI ATTI VERI NON CONSEGNATI A DUE DIFFERENTI PROFESSIONISTI E TOLTI DA DUE FASCICOLI PROCESSUALI COME RISULTA DAI RELATIVIATTESTATI DI CANCELLERIA.

A TAL PROPOSITO SI RINNOVA LA RICHIESTA DEL SEQUESTRO DEI CITATI FASCICOLI PROCESSUALI IN QUANTO “COSTITUENTI CORPO DEL REATO” MA, ALLO STATO SI DEVE PRENDERE ATTO DELL’OMISSIONE DI ATTI DEL PROPRIO UFFICIO DA PARTE DI CHI HA IL DOVERE DI PROCEDERE A QUANTO SOPRA.

IN CODESTO TRIBUNALE E’ PRESENTE UN G.I.P. CHE TRANQUILLAMENTE PUO’ DICHIARARE DI ESSERE DISINTERESSATO ALL’ACCERTAMENTO DELLA VERITA’. TALE COMPORTAMENTO APPARE VERGOGNOSO E SI SPERA CHE IL GIUDICE IN SEDE CIVILE FACCIA IL SUO DOVERE IN QUANTO HA LA TOTALITA’ DEGLI ATTI ED HA PRESO ATTO “DELL’INFAME FALSO” REDATTO DAL NOTO MASSA, NE CONSEGUE CHE QUEL GIUDICE SA PERFETTAMENTE DI NON POTER TENERE CONTO DI QUEL “FALSO”, REDATTO TRA L’ALTRO DAL “MASSA” IL QUALE E’ ASSOLUTAMENTE PRIVO DI TITOLI PER ASSOLVERE AD INCARICHI PERITALI DI SORTA.

P.S.: Si conferma nella totalità tutto quanto riportato nella presente in quanto, come “Lei” ben sa è tutto conforme al vero mentre invece quanto riportato sia da Lei medesimo, dalla “Dr.ssa” Selvarolo e dal “Dott.” Tredici non lo è assolutamente e per adoperare un’altra locuzione si può scegliere tra le altre due ricomprese nel C.P. ossia: “Falso” o “Mendace”, a Lei la scelta poiché nel merito nulla cambia, appare inutile sottolineare nuovamente la condotta “Aberrante” del dr. Buzzegoli al quale evidentemente è stato “Ordinato” di non procedere alla conferma di una verità già accertata. (mancata nomina di un perito).

Naturalmente il tutto può essere tranquillamente dimostrato e quali che siano le Sue determinazioni, non aspetto altro che poter esporre i fatti sino al benché minimo dettaglio, naturalmente occorre anche la “Buona Fede” in chi ascolta, componente che sinceramente, per quanto riguarda la vicenda in parola, in codesta sede ha “Latitato” ed a tal proposito si ricorda che in data 27.04.10, il Sig. Presidente della Repubblica ha invitato tutti i “Magistrati” a fare una seria autocritica al fine di riconquistare la fiducia dei cittadini.

Per quanto riguarda la vicenda, nessuna autocritica sarebbe sufficiente poichè non esiste giustificazione alcuna per non aver ancora condannato il responsabile di un omicidio colposo,per non aver condannato un delinquente che ha scritto il falso da essere “Infame” quale è e per aver protetto tale “Figuro” continuando, “Codesta Procura, ad occultare il verbale dei rilievi.

Lei dr. DELL’ANNO, è il responsabile in primis di tale condotta, di tutte le omissioni conseguite nonché di tutti i falsi che sono stati scritti.

Provo “Pena” per quei “Magistrati”che provano piacere a cercare di distruggere la vita altrui e solo per appagare la loro sete di onnipotenza e dimostrare di appartenere alla “Casta” diintoccabili e poco importa se per conseguire tali scopi si stia proteggendo un delinquente.

Sarebbe meglio, per lei, ascoltare il Sig. Presidente della Repubblica, iniziare a fare autocritica ediniziare a fare il suo dovere in quanto, proprio per questo le viene corrisposto lo stipendio.


                                                                                                                           
                                                                                                                                       MASONI Mauro

giovedì 14 novembre 2013

All.nr.191) "TRIBUNALI ITALIANI" ? .....SORRIDI, SEI SU SCHERZI A PARTE !!!!!

14 novembre 2013 alle ore 10.32


QUANTO SEGUE E' OVVIAMENTE CLAMOROSO IN QUANTO QUEL "GIUDICE", FORSE PERCHE' PRESO DAI SUOI PENSIERI, NON E' STATO ATTENTO A TENERE NASCOSTA LA SENTENZA CHE AVEVA GIA' SCRITTO PER UN PROCESSO APPENA INIZIATO.

OK MA, TENIAMO BEN PRESENTE CHE L'ISTITUTO DEL "PROCESSO" IN ITALIA E' PALESEMENTE E COSTANTEMENTE "CRIMINOGENO" COME CONFERMATO SENZA MEZZI TERMINI ANCHE DAL DR. ROSSI NELLO PROC. AGG. DI ROMA. (vedi nota nr.160 del bloghttp://moonposter.blogspot.com).
NELLE AULE DOVE E' APPESA LA SCRITTA "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI" (frase ad ok per sfottere senza ritegno alcuno tutta la cittadinanza), IL "PREGIUDIZIO" REGNA SOVRANO COSI' COME L'INTERESSE PERSONALE COSI' COME LA CORRUZIONE COSI' COME LA CONCUSSIONE COSI' COME LE VARIE OMISSIONI E COSI' COME I VARI E CONSEGUENTI FALSI IDEOLOGICI.
IN NOTA 190 E' RIPORTATO L'EPISODIO CHE HA VISTO COINVOLTO IL SIG. MORCAVALLO, EX GIUDICE PRESSO IL TRIB. DEI MINORI DI BOLOGNA IL QUALE, CON DATI OGGETTIVI DENUNCIO' IL "MARCIO" SISTEMA" CHE PURTROPPO E' "INCANCRENITO" IN TUTTI I PALAZZI DI "GIUSTIZIA" (per modo di dire).

OLTRE IL 90% DELLE SENTENZE SONO GIA' DECISE E SCRITTE IN MODO APRIORISTICO PRIMA DELLE VARIE UDIENZE, TESTIMONIANZE E DIBATTIMENTI VARI (TEMPO E SOLDI SPRECATI).
QUANDO POI TRATTASI DI SENTENZE RELATIVE AD INTERESSI (MONETA) SI ARRRIVA CHIARAMENTE AL 99% DEI CHIARI FALSI COME DIMOSTRA ANCHE L'ARRESTO DEL "GIUDICE" "Chiara Schettini" della sezione fallimentare di roma.  

A Padova una gup legge la sentenza prima della fine del processo

Di Rosengarten, il 13 novembre 2013 - # - 1 commento
Il gup picchia due volte col martelletto per richiamare l’attenzione generale di avvocati, imputato ed astanti, si alza in piedi e si appresta a leggere le poche cartelle che ha in mano. Siamo in un’aula del tribunale di Padova dove si sta celebrando un procedimento penale contro un tale, Davide Zago, allenatore di calcio di squadre giovanili con diploma ISEF, accusato di molestie sessuali ed abusi su giovanissimi under 14 a lui affidati. La gup Chiara Bitozzi si avvia a leggere la sentenza ed esordisce con il rituale : “In nome del popolo italiano, visti gli articoli 533, …(omissis) …del Codice di procedura penale condanno…”. E’ solo a questo punto che gli allibiti avvocati di parte civile si riprendono dallo stupore e trovano il coraggio di interrompere la giudice, circostanza che di per sé potrebbe comportare l’accusa di oltraggio alla corte, per farle doverosamente osservare come il processo sia tutt’altro che concluso considerato che mancano ancora le richieste della parte civile, la deposizione dell’imputato e l’arringa del suo difensore.
La gup si ferma, guarda stupita ed esterrefatta i suoi interlocutori: “Come non è finito?” si interroga dentro di sè, poi si rende improvvisamente conto dell’accaduto, si porta una mano alla fronte e ricade pesantemente sulla poltrona dalla quale si era appena alzata. Ammette subito l’errore, e vorremmo vedere che non l’avesse fatto con così tanti e qualificati testimoni, fa verbalizzare l’accaduto dal cancelliere ammettendo che a quel punto null’altro le resta da fare se non autodichiararsi “incompatibile” con il procedimento, dichiarare chiusa l’udienza, rimettere atti, carte processuali e l’intero fascicolo al giudice Lara Fortuna coordinatrice dell’ufficio gip di Padova perché proceda ad assegnare il fascicolo ad altro gup. Ergo, un dibattimento avviato nel 2010 per un fatto accaduto nel 2009, sospeso l’anno scorso e riaperto lo scorso mese di aprile, adesso dovrà essere iniziato da capo, forse nel 2014. Pensiamo un po’ a cosa sarebbe successo sui media nazionali se un chirurgo avesse disposto la ricucitura del paziente prima di aver completato l’operazione. Ma qua si tratta di un giudice, non di un chirurgo o di un fornaio che ha spento il forno prima che la cottura del pane fosse terminata, per cui non è successo niente.
Di questa storia a noi non interessa tanto mettere in risalto la turpe vicenda di abusi sessuali su minori di 14 anni. Possiamo ritenere che alla fine se l’imputato sarà trovato colpevole finirà prima o poi col subire una giusta condanna e con lo scontare la relativa pena inflittagli, rendendo piena giustizia alle sue vittime. E neanche, in questa particolare circostanza, ci interessa troppo calcare la mano sull’irresponsabilità di fatto del giudice, che neanche in casi come questi sarà chiamato a pagare di persona i danni erariali – quanto costano al contribuente quattro anni di un procedimento giudiziario andato in fumo? Poi moltiplichiamo per le migliaia di casi e traiamo le dovute conclusioni – nonostante un referendum con esito plebiscitario sulla responsabilità civile e personale dei giudici disinnescato dalla sinistra italiana per tirare dalla propria parte una consistente parte della magistratura, quella “democratica”. Quello che invece di questa vicenda attrae maggiormente la nostra attenzione è un altro aspetto, diciamo così più sottile e generale, cioè quello della presunta pretestuosità di accuse spesso rivolte ai magistrati di scrivere le sentenze “prima”. Per quanto ci riguarda, possiamo andare persino oltre potendo riferire di sentenza scritte “prima”, neanche dal giudice, ma addirittura da altre persone in nome e per conto suo.
Ad esempio, in un articolo del 31 luglio del 2012 Qelsi aveva denunciato questa pratica da parte di Giudici di Pace di farsi scrivere le sentenze da altri, spesso coincidenti con le parti interessate alla decisione. Riportiamo qui di seguito l’incipit di quell’articolo :
La Procura di Lecce, competente a condurre indagini sui magistrati in servizio nel distretto di Bari, ha chiesto il rinvio a giudizio per 27 addetti alla giustizia. La vicenda è stata scoperta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e copre un periodo che va dal 2006 al 2008: multe annullate, patenti restituite a boss malavitosi, ma anche trattamenti “morbidi” per pregiudicati arrestati per droga ed armi che se ne sono potuti tornare tranquillamente a casa dopo udienze farsa. Sentenze scritte da avvocati per altri avvocati, che quando indossavano la toga da giudice di pace restituivano poi il favore ai colleghi.

venerdì 8 novembre 2013

All. nr.190) "EPILOGO CONSEGUENTE AL CONTENUTO DEL POST NR.147 "UN MAGISTRATO ONESTO DENUNCIA IL "SISTEMA", VIENE "RIMOSSO" DAL "C.S.M.", LA CASSAZIONE LO RIAMMETTE MA LUI (SCHIFATO), PRESENTA LE DIMISSIONI. ( IL C.S.M. CONSIDERA UN DELITTO RIPORTARE LA VERITA').

Mauro Masoni Bene, la notizia è giunta.
Naturalmente negativa ma è giunta.
Il Giudice anzi il "Signor" Giudice Morcavallo, del tribunale dei Minori di Bologna, qualche tempo fa aveva denunciato l'infame ed aberrante "Modus-Operandi" di tantissimi suoi colleghi i qu
ali, al fine di trarne un personale profitto, di fatto "Sottraevano" "Ingiustificatamente" i minori dalle proprie famiglie.
Questo al solo fine di continuare ad incrementare vigliaccamente un enorme "Businnes" conseguente alla nomina di migliaia di psicologi (i cui profitti erano divisi con i magistrati) e naturalmente conseguente alla chiamata in causa delle note "Case-famiglia" le quali, come sappiamo sono sovvenzionate dallo stato e tali introiti sono calcolati ovviamente in percentuale ai minori ivi destinati.
E' inutile dire, come il Signor Morcavallo ha tenuto a precisare, che anche parte delle sovvenzioni per le citate "Case-famiglia" era automaticamente "Dirottata" nelle tasche di tali "Magistrati" i quali, abusando del loro potere, destinavano migliaia di minori in tali luoghi.
Il Signor Morcavallo, in una intervista televisiva, parlò di circa "Trentamila" affidi i quali erano palesemente privi di motivazione tale da giustificare l'allontanamento dalle mura domestiche ed il conseguente affido nelle case-famiglia ma l'interesse privato in atti di uffficio, considerati gli introiti "Rubati" da questi soggetti, per molto tempo ha avuto la meglio.
Sembra che il Signor Morcavallo, quando rivestiva le funzioni di Giudice, dopo tale intervista fosse stato rimosso dal noto C.S.M. e si badi bene, la suprema Corte, a sezioni riunite dette ragione al Giudice Morcavallo puntualizzando che il "C.S.M.", prima di pronunciarsi, "Avrebbe dovuto....."; "Avrebbe dovuto....."; ed "Avrebbe dovuto....." ma stà di fatto che lo stesso "C.S.M." nonostante sia risultato totalmente "Omissivo" volle procedere nei confronti del Giudice Morcavallo.
La Cassazione, come sopra riportato lo ha reintegrato ma il Signor Morcavallo, evidentemente "Schifato" da un ambiente "Corrotto" e "Putrido", si è dimesso.
Ed è così che un altro Signore (uno dei pochi), lascia la "Magistratura" la quale sarà sempre più libera di tenere determinate "Illegali" condotte, certa di essere sempre senza controllo alcuno e consapevole che le "Denunce" pubbliche da parte di Signori come Morcavallo, sono destinate ad essere presto dimenticate e nel frattempo, tutto quanto di più "Illegale" e "Criminogeno" si possa immaginare, continuerà ad essere l'unico obiettivo di questi "Delinquenti" con la "Toga" che si ricorda, è un abito "Nobilissimo" ma nell'ordinamento italiano il numero già esiguo di chi la veste (o l'ha vestita) con onore è in costante calo.
All'orizzonte non si scorge nessun sistema per porre termine a questo "Inferno" nel quale questi "Togati" hanno trascinato il paese.















domenica 3 novembre 2013

All.nr 189) "SOLO ED ESCLUSIVAMENTE LA VERITA' " DOTT. "DELL'ANNO", CONOSCE QUESTO TERMINE ? NON LA CREDE NEMMENO IL C.S.M.- (MA IL T.A.R. SI, CHISSA' PERCHE').

3 novembre 2013 alle ore 12.19


COME SI PUO' NOTARE, NEI POST CHE SEGUONO IL  NOME DI "RENZO DELL'ANNO" RICORRE MOLTO SPESSO.
NATURALMENTE QUESTO E' CONSEQUENZIALE ALLA "VERGOGNOSA" CONDOTTA CHE IL "SOGGETTO" HA TENUTO NEGLI ANNI IN CUI HA RICOPERTO LA  ARICA DI "PROC. CAPO" A PISTOIA.
E' UN CLASSICO PER DETERMINATI SOGGETTI I QUALI "VIGLIACCAMENTE" SI RENDONO RESPONSABILI SIA DI "FALSO IDEOLOGICO" NONCHE' DI PALESI "OMISSIONI" DI ATTI DEL LORO UFFICIO.
COME SAPPIAMO, IL C.S.M. (Che è sempre ben lungi dal porsi contro ai vari "Togati"), NON HA RINNOVATO IL NUOVO MANDATO QUADRIENNALE, CON LA CITATA CARICA, AL "SOGGETTO" ANZI, MOLTO CHIARAMENTE HA PROPOSTO DELLE MOTIVAZIONI OLTREMODO CHIARE DALLE QUALI EMERGE LA "SCARSA PROFESSIONALITA' " DEL "SOGGETTO" IL QUALE ERA SOLITO IMPARTIRE "ORDINI" AI VARI SOST. AI QUALI AVEVA TOLTO ANCHE LA BENCHE' MINIMA AUTONOMIA DECISIONALE.
IL C.S.M., A QUANTO RISULTA, NON HA MINIMAMENTE CONSIDERATO LE PRONUNCE SIA DEL T.A.R. DEL LAZIO CHE DEL CONSIGLIO DI STATO ED IMMEDIATAMENTE HA NEGATO NUOVAMENTE AL "DELL'ANNO", DI TORNARE AD ESSERE PROC. CAPO NELLA SEDE DI PISTOIA.
CHISSA' DI QUANTI ALTRI ELEMENTI E' A CONOSCENZA IL C.S.M. PER MANTENERE UNA POSIZIONE COSI' FERREA NEI SUOI CONFRONTI.
IL "SOGGETTO" COMUNQUE RISULTA BEN DESCRITTO NEI POST CHE SEGUONO E CHE RIGUARDANO LO SCRIVENTE CHE TIENE A RIBADIRE CHE TALI SOGGETTI, TUTTO POSSONO FARE TRANNE CHE AMMINISTRARE LA "GIUSTIZIA" (A PISTOIA NON E' IL SOLO MA E' STATO A CAPO DELL'A,G, INQUIRENTE).
OK, E' INUTILE CONTINUARE MA CONCLUDO LA PRESENTE RICORDANDO, PER ESEMPIO AL "SOGGETTO", CHE, PER NON ANNOIARSI DURANTE L'ATTESA NEL PENSARE A COME OPPORSI ALLA DECISIONE DEL C.S.M. (LA SECONDA), PUO' SEMPRE PROCEDERE AL SEQUESTRO DI "DUE" FASCICOLI PROCESSUALI CHE COSTITUISCONO (COME BEN SA), "CORPO DI REATO" E, NONOSTANTE L'ASSENZA DI ATTI  "DETERMINANTI" NE SONO CONSEGUITE DELLE PRONUNCE PALESEMENTE "VIZIATE" (FALSE) E PER LE QUALI AVREBBE DOVUTO PROVVEDERE A CHIEDERE LA REVOCA.
COME E' ORAMAI NOTO, A SEGUITO DELL'OCCULTAMENTO DI ATTO VERO, DELLA CONSEGUENTE FRODE PROCESSUALE, DEL CONSEGUENTE USO DI ATTO FALSO E DEI VARI FALSI IDEOLOGICI E FAVOREGGIAMENTI PERSONALI, TALE CONDOTTA DETTE LUOGO ANCHE AD UN FAVOREGGIAMENTO REALE IN QUANTO, AD UNA COMPAGNIA DI ASS., FU GARANTITO UN PROFITTO DAVVERO NON INDIFFERENTE.
MA IN "ITALIA" LE COSE VANNO COSI' E "L'ALLIANZ" (ex lloyd adriatico), ringrazia).